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Identikit del fish PDF Stampa E-mail
Scritto da zio_slim   
giovedì 30 agosto 2007

Ecco a voi un elenco di caratteristiche che identificano, con basso margine di errore, il perfetto “fish”, per dirlo all’italiana il “pollo” che tutti vorremmo sempre al tavolo; al cash game vi conviene sedervi con lui e fargli le braghe, nei tornei invece cercate di portargli via le chips prima che lo faccia qualcun altro o che vi cambino di tavolo, tanto lui è lì per regalarvele.
Se dopo aver letto l’articolo, vi riconoscerete in questo identikit, beh… non preoccupatevi, ci sono passati tutti. Anche i campioni del mondo quando hanno iniziato erano fish. C’è addirittura chi lo è rimasto anche dopo aver vinto le WSOP ( che non vi venga in mente Jamie Gold però!! )… Quindi non preoccupatevi, olio di gomito, coraggio, e migliorerete. Eccovi le caratteristiche inequivocabili:

1.  Il fish gioca il flush draw esattamente come voi pensate che un fish lo giocherebbe.

Con questa affermazione voglio dire che il fish, quando floppa un flush draw, tende tranquillamente a fare instacall su una vostra puntata, anche più del piatto ( a volte chiamano anche l’all-in ); il tutto a una velocità che potrebbe spaventarvi, e farvi pensare che la vostra top pair top kicker non sia buona.
L’immagine che ho davanti agli occhi è la seguente: il fish siede tranquillo davanti al suo computer; gli arrivano sul BB due carte suited, lui si aggiusta sulla sedia e pensa:”wow, ho 9T di cuori, bellissime”. Sul flop trova due carte di cuori, salta sulla sedia e istintivamente punta. Non sa neanche bene perché lo fa, ma in quel momento è eccitato e gli va di farlo. Anche se ha di fronte il preflop raiser, lui punta col suo bel flush draw. Ora, non voglio dire che questa sia una giocata sbagliata in assoluto, ma va fatta con criterio; non che quando vediamo un flush draw ci sentiamo in diritto di giocarci tutte le chips all’istante.
A questo punto si prende un bel reraise in faccia, e di nuovo INSTACALL. Me lo immagino, lì con gli occhi sgranati davanti al monitor, non sta più nella pelle, vuole vedere il turn, potrebbe essere la volta buona che fa colore… E noi sappiamo benissimo che il poker è un gioco di forza relativa delle mani, non un gioco in cui il colore batte tutti… ma il fish non si spaventa davanti a niente, si crea delle scuse nella sua mente, in modo conscio o inconscio, per cercarsi il colore. E’ terrorizzato dall’idea di foldare una mano in cui magari avrebbe trovato il punto, si sentirebbe il più idiota del mondo.
Attenzione però, non è detto che questi giocatori non abbiano la più pallida idea del concetto di pot odds, ma semplicemente:
A. hanno troppa paura di foldare il nuts ( è per questo che il fish s’incazza quando folda 62 UTG e il flop è 662… );
B. sono troppo allettati dall’idea di avere un punto che non può essere battuto.
Questo è anche il motivo per il quale di solito fanno slowplay con i punti grossi: sono troppo eccitati, e hanno paura di non trovare l’azione che cercano.

2.  Il fish scrive in chat le frasettine tipiche senza abbreviarle.

Molti giocatori, specialmente ( ma non esclusivamente ) ai livelli bassi, giocano solo per divertirsi, non gli interessa molto vincere o perdere: quando vedo qualcuno in chat scrivere "nice hand" o "good hand" o "tough luck, good game :-)" subito penso che si tratti di un principiante che cerca di fare amicizia.
E quando capisco di essere al tavolo con persone che giocano tanto per passare il tempo, cerco di entrare in molti piatti con loro, specialmente quando sono in posizione; voglio fargli continuare a credere che il poker sia un gioco di fortuna, e che magari sono stato fortunato a centrare il flop. Infatti mi capiterà a volte di scrivere “wow, very nice hand!”, come a dire “che bello siamo tutti qui a divertirci in questo tavolo, mi piace questa atmosfera rilassata”; quando invece il mio unico obiettivo è portargli via i soldi.

3.  Il fish è convinto che le carte abbiano messo in atto una personale vendetta contro di lui.

L’altra comune tipologia di fish è quella del “tutto truccato”. Questo giocatore è fermamente dell’idea che il poker online sia tarato in modo da essere impossibile vincere nel lungo periodo, che le pokerrooms ti diano un po’ di “zuccherini” ogni tanto, ma che alla fine ti portino via i soldi sempre e comunque. Come se il piatto lo perdesse contro Pokerstars, non contro un giocatore più bravo.
Vedrete che comincerà a scrivere in chat, pieno di bile, “Riverstars” oppure “lo sapevo che perdevo sul river”. Attenzione, anche a me piace scherzare in chat e scrivere “è tutto truccato” dopo che prendo una bad beat, magari da qualcuno che conosco; il fatto è però che il fish ci crede veramente.
Poi di solito continua raccontando a tutti il perché non riesce a essere vincente, e la teoria più comune è “non si può giocare sempre contro voi idioti… se al tavolo ci fosse gente competente allora sì che vincerei”. Alchè mi viene da pensare: l’ideale per questa persona quindi sarebbe giocare in un tavolo con Negreanu, Johnny Chan, Farha e Doyle Brunson. Con giocatori di quel calibro, di sicuro non vedrebbe chiamate assurde e mani perse al river, gli basterebbe giocare le mani forti e passare quelle deboli per vincere al 100%.
Certo.
E poi arrivano le marmotte che incartano la cioccolata…..
A prescindere dal fatto che non puoi farci niente se quello al tavolo con te non capisce una mazza di hold’em ( se è scarso è scarso, se è bravo è bravo, punto ), queste persone non comprendono che la fortuna, mi duole dirlo, è un fattore determinante in questo gioco ( e non solo in questo gioco, mi piace pensare, ma anche nella vita in generale ); possiamo combatterla, indirizzarla, gestirla, sopportarla, maledirla, ma la fortuna è cieca, bisogna farsene una ragione. Il fish invece pensa che mettere le chips in un piatto in cui ha ( in partenza ) la mano migliore equivalga a essere degli ottimi giocatori; dimentica il fatto che la mano però deve reggere, questo è un gioco di 7 carte, non di 2 o di 5. Non riesce ad assimilare il concetto di probabilità di una mano di battere un’altra mano, e molto frequentemente tira in ballo la panzana secondo la quale il software del poker online tende a far uscire flops “particolari” per far scannare le persone, e cose di questo genere.

4.  Il fish è un amorfo del poker.

Il fish tende a cambiare il proprio stile di gioco molto frequentemente, ma non in base agli avversari al tavolo o alla fase del torneo che è in atto, ma soltanto in base allo stato d’animo del momento; tende a far prevalere le emozioni sulla ragione. Questo lo porta a compiere decisioni stupide ( leggasi “tilt” ) e a fare delle supposizioni errate sul gioco in generale.

5.  Il fish abusa le parole “sempre” e “mai”.

Il fish usa di continuo le due parole che in assoluto bisognerebbe usare il meno possibile: “sempre” e “mai”.
In realtà non esiste qualcosa che succede SEMPRE, e nemmeno qualcosa che non succede MAI. C’è un altalena per tutti noi, che sale e che scende, punto.
Se i tuoi assi non reggono MAI, e perdi SEMPRE al river, allora preoccupati: quel ragazzo al tavolo di fronte a te con la barba e i capelli lunghi rossicci che somiglia a Chris Ferguson, potrebbe essere in realtà uno con dei parenti influenti molto in alto.

6.  Il fish non fa autocritica: dà la colpa delle sue sconfitte a qualcosa o a qualcuno.

Non riesce ad accettare che in realtà potrebbe non essere il fantastico giocatore che crede di essere. Dato che ha letto uno o due libri, ha guardato qualche video su internet e ha vinto un paio di tornei da 10 dollari, automaticamente si sente un campione, e pensa che la differenza tra lui e Phil Hellmuth sia soltanto il conto in banca più corposo, questione di tempo insomma.
Se guardando una partita del Milan mi accorgo che sarebbe meglio togliere Seedorf che gira a vuoto e mettere Ambrosini per difendere il risultato, e dopo 5  minuti Ancelotti fa questo cambio, io non mi sento di dire che potrei tranquillamente allenare in serie A.
Oppure vi immaginate Adrian Mutu che dichiara nel dopopartita “Se il pubblico del Franchi avesse tifato un po’ di più, di sicuro noi non avremmo perso contro l’Inter. Ma qui ho l’impressione che sia tutto truccato…”
Oddio forse l’esempio non calza a pennello perché la serie A è ( o era? ) truccata per davvero, ma credo che ne abbiate colto il senso.
Spesso le persone cercano delle scuse per giustificare i propri insuccessi. A calcio è colpa dell’allenatore, a scuola è colpa del professore, al lavoro è colpa del capo….
Umiltà e autocritica sono due doti indispensabili se si vuole migliorare nel poker ( e anche nella vita, non mi stancherò mai di ripeterlo ). Quando ci si rende conto che tutti, e dico tutti – da Phil Ivey a H@LLINGGOL a Cicciobello83 -, abbiamo sempre qualcosa da imparare per migliorare il nostro gioco, e che non conosciamo già tutto di questo fenomeno in continua evoluzione, allora si riesce a migliorare costantemente.

Tutti i bravi giocatori hanno un proprio stile di gioco, delle proprie convinzioni che portano avanti anche quando i tempi sono duri. Quello che differenzia i bravi giocatori dai campioni affermati è qualcosa che non si può definire precisamente, ma credo che si dovrebbe poter immaginare.
E ora, concludendo, permettetemi di fare un po’ il fish e violare il punto 5: i giocatori scarsi esisteranno *sempre*, ad ogni livello e ad ogni tavolo. Il motivo è che queste persone si rifiutano di cambiare, e di migliorare. Quelli che danno la colpa dei propri errori a qualcun altro probabilmente non miglioreranno *mai* in questo gioco.  
Io invece ho capito che se voglio migliorare, dovrò *sempre* camminare a testa alta, ma non dovrò *mai* smettere di imparare da quelli più bravi di me!

In bocca al lupo a tutti.