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Scritto da Gavin Smith
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martedì 21 agosto 2007 |
Uno dei grandi punti di forza dei grandi giocatori è quello della gestione della dimensione del piatto che si sta giocando. La loro peculiarità è quella saper amministrare grossi piatti con ottime mani, ma anche quella di saper tenere il piatto basso con mani marginali. Saper ponderare le proprie puntate durante la mano significa controllare la grandezza del piatto, tenendo conto della valenza del punto che si ha. Consideriamo ad esempio una mano ‘classica’: la coppia alta. Avere questo tipo di punto dovrebbe automaticamente portarvi a giocarvi un piatto di dimensioni non certo elevatissime. E’ chiaro che, nel caso abbiate una coppia d’assi, sareste più che contenti di giocarvi un allin preflop. Se però escludiamo quest’ultima ipotesi, cercate di evitare di gestire piatti enormi con una qualsiasi coppia. Un esempio chiarirà meglio il concetto: spillate una coppia d’assi e decidete di rilanciare preflop con il Big Blind ha chiamato la vostra puntata. Il flop regala un J-6-3 rainbow ( tutte le carte di seme diverso ). Il Big Blind decide di fare check. Si decide di puntare una somma pari a tre quarti del piatto e il vostro avversario chiama. A questo punto cercate di mettere il vostro avversario su un range di possibili mani. Le mani a voi favorevoli sono una coppia medio-alta oppure la possibilità che abbia floppato la top pair. La mano che può mettervi in seria difficoltà, invece, è l’eventuale tris legato. Sapete però di essere in posizione, di conseguenza pensare di fare check al turn ( se il Big Blind ha optato per un altro check ) non è certamente un’idea malsana, anche perché potreste evitare di subire il classico check-raise da set. C’è un’altra motivazione importante nello scegliere il check al turn: se lo mettere nel range di una coppia o di una top pair legata col flop, sapete di avere anche un grosso vantaggio matematico (avrebbe da 2 a 5 outs) e non state regalando una grossa cifra dandogli la possibilità di vedersi gratis il river. Il check al turn serve anche per avere la possibilità di chiamare su un’eventuale puntata ragionevole al river senza aver precedentemente compromesso lo stack. Se, anche dopo il river, il vostro avversario decide di fare check, allora si può fare una piccola puntata, camuffando ulteriormente la forza della vostra mano. Con questo tipo di puntata il vostro avversario potrebbe chiamarvi anche con asso carta alta e stare certi che con una mano marginale legata col board vi chiamerà di sicuro.
Grazie alla gestione del piatto, che in questo caso si è mantenuto piccolo, si è avuto un buon ritorno. Ritorno che vi serve quando siete avati con le fiches e che vi serve ad evitare clamorosi disastri quando dovete recuperare. Focalizziamo la nostra attenzione sul caso opposto, cioè quello di un flop palesemente a vostro favore ma, decisamente, mal giocato dal punto di vista della gestione del piatto: siete di grande buio in un tavolo cash, ci sono quattro limpers ( ossia giocatori che hanno coperto la puntata del grande buio), tra cui il piccolo buio. Spillate A-10 e decidete di fare check. Al flop escono A-A-10. Avete decisamente il miglior punto possibile. In questo caso la prima cosa a cui si pensa è lo slowplay. Molti giocatori, dopo il flop nuts, decidono di fare check sperando che qualcuno abbia legato o sperando di regalare una carta che permetta di legare in modo da intrappolare l’avversario. Sono gli stessi giocatori che pensano che, dopo il flop, puntare vorrebbe dire scoprirsi e uccidere l’eventuale azione della mano. Il che non è totalmente falso. Puntando, è possibile che tutti passino. Il concetto fondamentale che giustifica una puntata con il miglior punto è sempre lo stesso: la gestione del piatto. Avete un punto difficilmente battibile e quindi dovete darvi la possibilità di vincere un buon piatto iniziando a ‘costruirlo’. Se volete che qualcuno investa una grossa somma al turn e al river dovete ‘invogliarlo’ a pensare di poter portarsi a casa un grosso piatto mentre voi intuite che è praticamente drawing dead. Quindi dopo il flop puntate tre quarti del piatto sperando di far abboccare qualcuno. Se trovate un benefattore continuate a costruirgli il piatto. Decidere di giocarsi la mano in slowplay potrebbe farvi guadagnare pochissime chips, ma con questa mano è giusto e conveniente cercare di portare via una bella fetta di stack ai vostri avversari.
Concludendo diciamo quindi che durante lo svolgimento della mano quindi bisogna sempre chiedersi che cosa si deve fare per mantenere un piatto che sia di dimensioni appropriate in relazione alla forza della nostra mano. La cosa giusta al momento giusto può fare la differenza e può aiutarvi a tirar fuori il meglio dalla propria mano.
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