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Brian Townsend - Frustrazione

02/03/2010 da nasopanic

Traduciamo ora l'ultimo post del blog di Brian Townsend su Cardrunners. Come si può intuire dal titolo, l'argomento è la varianza.

Gli ultimi due mesi sono stati terribilmente frustranti. Guardate i miei risultati al PLO.

Come si vede in 36k mani sono sotto di 2,75 milioni, ed in termini di EV negli all in dovrei essere sopra di 440k. Me ne sono accorto ieri e mi ha preso piuttosto male. In teoria mi piacerebbe disinteressarmene completamente, ma purtroppo ci faccio molto caso invece, e mi condiziona negativamente anche la vita fuori dal poker.

Dopo essermi crogiolato nell'autocommiserazione per qualche ora, sono finalmente riuscito a riprendere il controllo delle mie emozioni, ed a comprendere che, dato che non dipende in nessun modo da me, non ha senso che ci pensi e che mi ci lasci rovinare. Mi sentivo meglio, era servito, ma subito dopo ho perso un altro mezzo milione in 250 mani. E di nuovo nel gioco in cui sono più bravo, il PLO. Ed è questa la cosa più frustrante. Nella mia specialità sto perdendo tantissimo, ed in giochi che ho appena imparato, come lo stud, sto andando invece benissimo. Si potrebbe pensare che dopo tutto questo tempo dovrei aver sviluppato un'insensibilità a questo tipo di situazioni. Bella teoria, ma purtroppo queste fluttuazioni, a questi limiti, hanno i loro pesanti effetti.

Credo però che quello che mi sta succedendo sia ciò che rende il poker, ed il PLO in particolare, così un bel gioco. I giochi con la varianza insita in loro sono molto migliori di quelli che non ce l'hanno. Negli scacchi c'è sempre una decisione ottimale. In modo analogo, questa decisione c'è anche nel poker, ma è molto più difficile trovarla, o anche solo pensarci, ed inoltre ci sono talmente tante fluttuazioni che è complicato anche dire se effettivamente quella decisione era la migliore. Imparare per tentativi ed errori prende tantissimo tempo, e ci vogliono anni per padroneggiare un gioco.

Ho due giochi sul mio cellulare, uno di scacchi ed uno di backgammon, e mi sono accorto che gioco quasi solo al backgammon. Con gli scacchi, infatti, sono arrivato al punto in cui perdo sempre. Il programma diventa più difficile ad ogni partita, e nonostante sia molto più bravo a scacchi che a backgammon - da piccolo ho anche vinto una borsa di studio grazie ad essi -, in quest'ultimo conta anche la fortuna, e se perdo posso sempre illudermi che sia colpa del dado, o del programma che bara, mentre negli scacchi è sempre e solo colpa mia. Mi considero una persona razionale e so che probabilmente non è così, ma è davvero molto facile convincersene.

Suppongo che il punto a cui sto mirando - lo so, questo blog a volte fa un po' troppe prediche - è che non dovrei sentirmi frustrato in questi casi, ma gioire. È grazie alla varianza che ho trovato tanta gente con cui giocare nel corso degli anni, e che ho guadagnato milioni. Come ha detto Phil Hellmuth, "se non fosse per la fortuna vincerei contro chiunque". Potrebbe anche essere, ma in realtà sono la varianza e la fortuna a rendere il poker un gran gioco, e che fanno sì che i giocatori scarsi continuino a sfidare quelli bravi. Senza la fortuna sarei ancora chiuso in un ufficio scuro a studiare per il mio PhD, molto più infelice di quanto non sia ora.

Spero che per il resto della giornata riuscirò ad apprezzare il mio downswing, e tutto quello che i downswing mi hanno portato.

 

fonte: http://blogs.cardrunners.com/brian/frustration-1265058797

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