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Connettere - 2

05/05/2010 da nasopanic

 

La vita è ingiusta. Alcune persone nascono nella povertà. Alcune vengono colpite da asteroidi, alcune muoiono prima di aver vissuto una sola settimana. Ed a volte, voi perderete con AA contro 72o preflop. Si tratta semplicemente di una certe zza matematica in un gioco governato in gran parte dal caso. E tuttavia, quanti di noi possono dire di non sentire davvero niente quando ci succede una cosa del genere? Quanti di noi non sono mai stati in tilt? Quanti potrebbero davvero giocare quattro ore di fila, perdere tre buy in, e non darci importanza? Io direi nessuno, logicamente, perché anche se magari stiamo giocando al meglio, non stiamo PENSANDO al meglio.

Credo che qualsiasi consiglio di strategia perda tutto il suo valore se non si riesce a far funzionare correttamente la propria testa. C'è un numero incalcolabile di post, su questo forum, in cui si chiede come giocare in questa o quest'altra situazione. Ma a cosa servono tutti i consigli se poi il giorno dopo si perde tutto per il tilt? Sono sicuro che leggete il thread del tilt almeno quanto lo leggo io. Ogni giorno c'è qualcuno che si lamenta "OH, DIO, MA QUANDO FINISCE? PERCHÉ HO COSÌ TANTA SFIGA??". Questi giocatori, come il 95% di quelli dei microlimiti, sono "disconnessi. Sono ancora al livello in cui perdere è male, e vincere è bene.

Qua arrivo al titolo dell'articolo. La maggior parte di noi giocano a poker da "disconnessi". Siamo ancora guidati dalle nostre leggi naturali - frustrazione, rabbia, disperazione, attenzione ai risultati. Lo chiamerei "tilt", ma non è proprio la stessa cosa. Se sentite anche la minima delusione nel perdere un colpo in cui partite sopra, siete "disconnessi". Poco sopra ho descritto il poker come un gioco che contrappone la logica alle emozioni. Per molti di noi, le emozioni vincono. Sempre. Si tratta della natura umana - siamo esseri emozionali, e senza emozioni non saremmo assolutamente in grado di funzionare nella vita.

Quello che voi ed io dobbiamo imparare è a "connettere". Arrivare in qualche modo al punto dove solo la logica conta, e le emozioni sono irrilevanti. In un certo senso, dovremmo tentare di essere umani solo a metà, quando giochiamo. Devono ancora mostrarmi un esempio di situazione in cui le emozioni possono avere un buon impatto sul gioco. Potreste dire "beh, se sono rilassato ed a mio agio posso essere anche più propenso a puntare di più, in situazioni nelle quali, magari, altrimenti mi sarei ritirato." Ma anche qua sbagliereste: una puntata non dovrebbe essere basata su quanto ci sentiamo in grado si sostenerla, ma piuttosto su quanto la reputiamo corretta dal punto di vista matematico." Questo è naturalmente uno di più comuni errori ai microlimiti: spesso i giocatori hanno paura a fare grosse value bet o call coraggiosi, semplicemente perché hanno paura del valore monetario della puntata, perché non possono fare a meno di dare a quei soldi un valore "reale" e collegato alla vita fuori dal poker.

Di nuovo, questa "connessione" influenza i risultati.  Dopo la terribile serata di cui vi ho detto, ho pensato "Non voglio giocare mai più, non posso lasciare che il poker influenzi così tanto la mia vita" - ma è un pensiero talmente sbagliato! Sono un vincente al NL50, e davvero mi piace giocare. Il problema non è nel poker, ma in ME. Il fatto che mi lasci travolgere così tanto da una batosta è un altro esempio di "pensiero disconnesso". Dovrei imparare a sentirmi completamente indifferente quando perdo un colpo in cui parto sopra, perché ho davvero fatto una buona mossa. Come può essere mentalmente corretto fare tutto nel modo giusto e sentirsi male lo stesso? Follia.

 

 

 

Continua. Fonte: http://archives1.twoplustwo.com/showflat.php?Cat=0&Number=9852712&page=0&fpart=1&vc=1&nt=5

 

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