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L'Ego, il nemico del poker player

12/07/2007 da Beatme

Devo aver letto da qualche parte, non ricordo bene dove, che ci sono 3 cose in cui tutti gli uomini del mondo sono bravi: le donne, le macchine, le carte. Avete mai sentito qualcuno dire “Eh beh, io a letto con le donne non sono un granchè”, oppure “Sì non sono tanto bravo a guidare” ? Allo stesso modo difficilmente qualcuno seduto al vostro tavolo vi confiderà di sentirsi a disagio in quanto non si ritiene abbastanza bravo a poker.

Il poker è un gioco ego-booster, ovvero una di quelle situazioni in cui bisogna dimostrare di avere le palle, prima di saper giocare. Senza dubbio essere coraggiosi, e a volte testardi, è un bene perché nel poker bisogna fare molte scelte difficili e se dovessimo sempre pensare al peggio saremmo fritti; il problema però è che spesso l’ego diventa un’arma a doppio taglio in quanto ad esempio limita fortemente la capacità di apprendere dai propri errori. Non conto più le volte in cui durante il break di un torneo arriva qualcuno a raccontarmi di come ha perso mezzo stack, dell’incredibile bad beat che ha subito, della fantastica lettura rovinata da un maledetto river. Il più delle volte non so come rispondere, per timore di essere offensivo; cioè sento dire delle porcate, che vengono spacciate come bad beats del millennio, da accapponare la pelle… Eppure spesso se all’amatore di turno dici chiaro e tondo che ha giocato la mano male, la prima risposta che ti arriva nel 99% dei casi è “Non è vero!”, con una stizza che manco gli avessi detto che ce l’ha piccolo, e a seguire una serie di frasi sconclusionate per giustificare il call di un all-in preflop con A6off.
Quasi mai ti senti rispondere “Perché ho giocato male? Mi spiegheresti gentilmente, così imparo e miglioro?”… Questo accade perché il giocatore medio di poker si sente toccato nell’orgoglio, quando gli si fa notare che non sa giocare, allo stesso modo di come si sentirebbe se gli dicessero che non è bravo a letto. Questo è un errore madornale nell’ambito della propria crescita pokeristica; bisogna sempre ascoltare gli altri, cosa hanno da dire, anche se riteniamo il nostro interlocutore meno forte. Avremo avuto comunque un punto di vista differente, che può tornare utile in futuro anche per meglio figurare la percezione che hanno di noi gli altri; e capire i ragionamenti dei giocatori meno bravi è utilissimo per migliorare le proprie letture. Insomma bisogna avere una mente aperta, confrontarsi e discutere con gli altri, altrimenti non si cresce mai.
La prossima volta che sentite il bisogno di raccontare a qualcuno una bad beat, provate a iniziare la frase con “Vorrei un parere da te su come avresti giocato questa mano”, invece che con “OMMIODDIO SENTI CON COSA MI HA CHIAMATO QUELLA SCIMMIA”….

Un altro problema causato dall’ego è l’auto-convincimento di essere competitivi a livelli più alti, a discipline diverse, senza avere invece un dato storico di una qualche rilevanza; il che porta a giocare fuori bankroll, o in tavoli dove non abbiamo le skills per sopravvivere.
Questo capita molto spesso ai torneisti che imbroccano una bella vincita, e pensano di poter essere vincenti anche nei tornei ad altissimo buy-in, e soprattutto nei cash games. Non comprendono tutto il duro lavoro che c’è da fare per essere competitivi al cash, poiché non riescono a cogliere le differenze dalla disciplina che gli ha dato soddisfazioni. Ad esempio il tilt-management: sappiamo benissimo (purtroppo per esperienza diretta…) che in una sessione di tilt al cash si può bruciare anche mezzo bankroll, mentre invece in un torneo al massimo perdo il buy-in che ho già pagato. Spesso a causa dell’ego e del gico fuori bankroll, non riusciamo a controllare le nostre emozioni quando subiamo una (o più) bad beats; non riusciamo ad accettare il fatto che in una situazione di vantaggio all’80% (ad esempio all-in preflop AA vs 88) statisticamente una volta su 5 dobbiamo perdere, altrimenti la pokerroom è truccata…. E se giochiamo in multitabling selvaggio, può capitare di perdere da favorito 4:1 anche più volte in pochi minuti.
Se ci lasciamo andare al nostro ego in queste situazioni, ci stiamo dando da soli il colpo di grazia; anche se non è facile, dobbiamo sempre pensare al lungo periodo e valutare se abbiamo fatto la scelta corretta in base alle informazioni in nostro possesso; il risultato della mano è un dettaglio irrilevante che non deve influenzare il nostro stato d’animo, nel bene o nel male.
E quando sento qualcuno lamentarsi costantemente dell’ultima bad beat subita o della sfiga che lo perseguita, capisco che non è un buon giocatore perché non ragiona in termini di EV nel lungo periodo, ma invece è troppo attaccato al proprio orgoglio e ai propri soldi..

Non potrò mai dimenticare la sessione di NL cash dello scorso Maggio su Pokerstars in cui ho floppato 10 volte il set (su circa 2.000 mani) e ho perso i resti tutte e 10 le volte…. Tutto nella stessa sessione!!!
A un certo punto mi sono dato un pizzicotto per accertarmi che non fosse un incubo… poi il cashier mi ha confermato che purtroppo era tutto vero. I downswing, i periodi in cui le cose vanno costantemente per il verso sbagliato e viene voglia di lanciare il pc dalla finestra, li hanno tutti; la differenza tra i giocatori forti e gli scarsi è che questi ultimi pensano di non meritarlo e li ritengono una punizione divina nei loro confronti, non un naturale aspetto del gioco.
Probabilmente i concetti espressi in questo articolo non suonano nuovi, ma non si fa mai male a ripassarli perché sono alla base della propria crescita come giocatori; l’orgoglio lasciatelo sempre fuori dal tavolo.

Ciao e good luck at the tables!

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