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La teoria dell'apprendimento

02/16/2010 da nasopanic

C'è un problema diffuso nel modo in cui si discute di poker, e riguarda tutti - me, voi. Quando cerco di insegnare qualcosa a qualcuno, in una situazione di uno ad uno, o quando cerco di imparare, ci sono alcune cose che mi sforzo di imparare come verità assolute.

La conoscenza è utile solo rispetto a quanto la si può applicare, e nel poker ci sono parecchie cose da sapere. Non si possono memorizzare tutte le combinazioni e tutte le situazioni in cui ci può trovare. Cercare di imparare in questo modo sarebbe sciocco. La forza nel poker viene dal capirlo, non dal memorizzarlo.

Sapendo questo si capisce perché spiegare a qualcuno cosa avrebbe dovuto fare in una determinata mano è piuttosto sciocco. "Avresti dovuto lasciare là, io qua avrei rilanciato". Rispetto all'apprendimento, quello che si sarebbe dovuto fare è assolutamente irrilevante - quello che conta è il perché. Un giocatore intelligente potrebbe riuscire a collegare la vostra risposta ad alcune nozioni che già possiede, e dedurne in tal modo le motivazioni. Ma se non dovesse capirle, o se comunque non avesse fatto la mossa giusta perché su questi argomenti ragiona in maniera sbagliata, allora non avrebbe imparato niente, e sarebbe cresciuto poco.

Più un consiglio è generale, più diventa meno potente e meno accurato. Dichiarazioni semplicistiche come "non lasciate in piatti grossi" e "proteggete sempre la vostra mano se potrebbe venire battuta" sono rovinosi. Può anche darsi che in generale sia meglio seguirli piuttosto che fare l'esatto opposto, ma la verità è che spesso bisogna lasciare in piatti grossi, e che spesso proteggere la propria mano non è l'idea migliore. Quand'è che bisognerebbe lasciare? Bisogna lasciare quando il rapporto tra la puntata ed il piatto è più grande dell'aspettativa di vittoria, ovviamente. E cosa serve per capire se è il caso? Molte cose!

La triste verità, logicamente, è che un principiante non può giocare senza alcune di queste generalizzazioni. Non ha l'esperienza necessaria per formulare giudizi accurati sulle mosse degli avversari, e non ci si può aspettare che capisca abbastanza teoria per prendere decisioni complesse e complete. Sì, dovrebbe iniziare con le tabelle delle mani di partenza, e, no, non dovrebbe lasciare con grosse coppie in piatti grossi, ma queste idee dovrebbero presto venire sostituite da qualcosa di meglio. Alla fine di tutto, lo scopo di ogni giocatore dovrebbe essere quello di non usare altro che i più minuti fatti per arrivare alla giocata più accurata e completa possibile.

Com'è, quindi, che bisognerebbe discutere di poker? Idealmente si dovrebbe discutere di teoria molto di più di quanto già non si faccia. Per ogni dato giocatore c'è un limite naturale della sua abilità, dovuto a quanto capisce di poker. Quando un giocatore disciplinato commette un errore non è perché sia stupido o disattento, ma perché non ha capito che quello che ha fatto è un errore. Non c'è da meravigliarsi se la maggior parte dei nuovi giocatori nei forum credano di essere migliori di molti loro colleghi: per quanto ne sappiano, non fanno quasi mai errori.

Di nuovo, alla fine si tratta sempre di sapere il perché. Se fai una domanda, chiediti prima cos'è che vuoi capire. Se la domanda è qualcosa come, "devo lasciare, qua?", stai campionando opinioni altrui sulla situazione, ciascuna basata sulla personale esperienza di chi risponde. Se la domanda è del tipo, "devo passare e chiamare una puntata al river, o puntare e lasciare se l'altro rilancia?", stai di nuovo solo chiedento un giudizio. Inevitabilmente la maggior parte delle domande sono di questo tipo, ma chiedere giudizi da lontano è semplicistico. Chi risponde non era là in quel momento. Non hanno visto le mani precedenti, le tempistiche, eccetera. In questo tipo di discussioni si cresce quando qualcuno corregge un errore di teoria o di matematica, o qalche dettaglio che era sfuggito, o quando arriva qualche suggerimento che può portare il giocatore sulla buona strada, come per esempio "per sapere se è il caso di rilanciare, qua, devi contare le combinazioni di mani che l'avversario può avere prima di poter determinare se sia o meno matematicamente profittevole". Di solito questi consigli arrivano in modo meno diretto, ma quando arrivano, e vengono notati, allora quel giocatore impara davvero qualcosa, e cresce.

pezzo segnalato dall'utente ominoretard fonte: http://archives1.twoplustwo.com/showflat.php?Cat=0&Board=headsup&Number=6885558&Searchpage=1&Main=6885558

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