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La tribet preflop - 2/2

03/10/2010 da nasopanic

 

Quindi.

Vi dirò ora cosa farei io con diverse mani e contro diversi avversari nelle situazioni che ho esposto sopra. Nelle prime due mani mi concentrerò solo sui punti chiave, mentre per la terza spiegherò l'intero processo mentale.

AJo. Il punto chiave qua è sapere quanto spesso l'avversario lascia contro una threebet. Se le chiama spesso (F3B < 60%) allora spingo sempre, dato che nel suo range di call ci sono molte mani che domino, come KJ, QJ, JT, J9s, ecc. Quando centriamo entrambi la top pair gli prenderò spesso lo stack. Al contrario, se invece l'avversario è uno che lascia spesso (F3B > 80%), non ha molto senso threebettare con AJ, dato che lascerà con molte mani che dominate, e che se decidesse di rilanciare vi trovereste in una brutta situazione. E, cosa forse ancora più importante, vi trovereste in una brutta situazione anche se vi dovreste trovare a giocare postflop con un piatto già grosso. Penserei, infine, di lasciare la mano solo contro avversari molto chiusi che aprono (<15%) dal hijack.

87o. Come per la mano precedente, il punto fondamentale è sapere quanto spesso l'avversario lascia di fronte ad una threebet, rispetto a quanto spesso invece apre. Se aprono spesso, diciamo più del 25%, e lasciano più del 70% delle volte, anche qua gli rilancio contro sempre per ottenere un buon guadagno preflop. Contro chi invece apre di meno o lotta di più, chiamando o rilanciando a sua volta, lascio questa mano perché è troppo debole per pensare di chiamarla contro qualsiasi avversario con stack da 100bb.

JTs. Nelle due mani precedenti la nostra decisione si basava per lo più su una singola variabile - quanto spesso l'avversario lascia contro una three bet. Per questo esempio, invece, dobbiamo prendere in uguale considerazione tutte e quattro le variabili di cui abbiamo discusso.

1. Range di apertura. Più aperto è il giocatore, più sarò in grado di sfruttarlo approfittando del vantaggio della posizione. Raramente avrà una mano che può reggere molto se decido di rilanciare preflop, e raramente centrerà mani forti sul flop. Specularmente, contro avversari molto chiusi, che aprono meno del 17%, posso pensare di lasciare con JT, dato che troppo spesso hanno mani premium. Contro tutti gli altri, o rilancio o chiamo.

2. Percentuale di fold contro threebet. Non possiamo basare la nostra decisione sul rilanciare o chiamare solo su quanto spesso l'avversario lascerà contro una nostra threebet. Se è uno che lascia troppo spesso possiamo vincere il piatto rilanciadogli contro, ma ciò non significa che dobbiamo farlo. Potremmo riuscire a vincere di più chiamando preflop, se siamo in grado di batterlo dopo.

3.Giocata postflop. Contro molti avversari scarsi sono più incline a chiamare qua, per tenere alto il rapporto tra stack e piatto. Più grossi sono gli stack rispetto al piatto, infatti, più complesso diventa il gioco postflop, e nelle situazioni complesse i giocatori scarsi sono più inclini di me a commettere errori. Contro invece avversari più tosti, e con un alta percentuale di fold contro le threebet, preferisco rilanciare e cercare di vincere il piatto subito. Contro giocatori scarsi che lasciano spesso contro le threebet preferisco chiamare per estrarre più valore. Un esempio sono i giocatori che vanno in continuation bet più del 90% delle volte: contro di loro possiamo rilanciare in bluff sul flop, vincendo così non solo il rilancio preflop, ma anche quello sul flop.

4. Immagine. Se ultimamente ho rilanciato molto contro un dato giocatore, sono più incline a chiamare, piuttosto che rilanciare, dato che JTs ha un po' di valore e non vorrei dove lasciare in caso lui mi rilanci contro. Se invece è un bel po' che non rilancio lo faccio più volentieri, dato che facilmente mi metterà su una mano forte e mi regalerà il piatto, o se chiama farà decisioni sbagliate postflop data la nostra mano vera.

Non scoraggiatevi se non avete capito tutto dell'ultimo esempio. Cercate però di pensare in modo analogo ogni volta che analizzate una threebet preflop. La chiave per migliorare è imparare ad analizzare attentamente le mani basandosi sulle conoscenze specifiche che abbiamo di un dato avversario. Dopo un po' questo pensieri, all'apparenza complessi, diventeranno una seconda natura.

2/2, fine. Pezzo segnalato dall'utente Brianmay. Fonte: http://www.twoplustwo.com/magazine/issue62/andrew-robl-preflop-three-betting.php

 

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