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Biografia PDF Stampa E-mail
Scritto da Dario "Ryu" Alioto   
Friday 30 November 2007

Premessa

La seguente autobiografia avrà uno sviluppo di tipo discorsivo e sarà piuttosto dettagliata.
Per chi cerca solamente delle sezioni specifiche della mia vita questa stessa sara’ divisa successivamente in piu’ parti che formeranno dei paragrafi. Partirò dalla mia infanzia e cercherò di raccontare sinteticamente quella che è stata la mia vita prima della scoperta del fenomeno Texas hold’em, delle sue varianti e del mondo complesso che gli gravita intorno.

I miei primi vent’anni:

Sono nato il diciotto luglio 1984, alle sette e trenta di mattina, con qualche peculiarità. Ero particolarmente brutto, ma c’era un motivo ben preciso, ero nato di sette mesi e mezzo – ma sano come un pesce pesando ben 3,2 kg – e diciamo che le proporzioni del mio corpicino non erano un granchè, avevo la testolina a forma di fagiolo ed un corpicino molto esile e lungo.
 
La Scuola PDF Stampa E-mail
Scritto da Dario "Ryu" Alioto   
Friday 30 November 2007

Ho fatto tre anni di asilo, e nell’ultimo anno ho fatto la primina in modo da poter andare in I elementare a cinque anni appena compiuti. Ero un bambino di veloce apprendimento, ma ricordo che la qualità della mia calligrafia era talmente scarsa che la maestra delle elementari quando arrivai in II^ disse a mia madre "signora suo figlio non sa scrivere!". Il mio percorso scolastico è andato fino in fondo tranquillamente, mai avuto una bocciatura o insufficienza nella pagella di fine anno. Sin da piccolo odiavo studiare, ma amavo apprendere. Non era che odiassi fare i compiti o studiare la lezione del giorno, era proprio che non riuscivo a concentrarmi sui libri. Alle scuole elementari era bastato avere un alto livello di attenzione alle lezioni che mi aveva permesso un livello di apprendimento molto buono. La mia maestra spesso faceva delle minigare sulla coniugazione dei verbi, tabelline e via dicendo; queste accendevano il mio spirito ultra-competitivo ed erano un grande stimolo per me. Alle medie cominciai a vivacizzarmi in modo repentino, mi distraevo continuamente durante le lezioni, facevo troppa baldoria - tipo cerbottana a mitraglia - e insomma non è che abbia imparato un granché durante quel triennio. Mantenevo un rendimento "di tranquillità", non rischiavo mai di venire bocciato, ma neanche di chiudere con una grande pagella.
C'è anche da specificare che tutto il mio percorso scolastico dalle Elementari fino al diploma si e' svolto in istituti di suore, quindi la scuola era scuola sul serio. Gli scioperi non esistevano, nè occupazioni, autogestioni, elezioni, manifestazioni etc. Insomma i giorni di scuola erano duecento l'anno come indicava il ministero e le suore ti facevano filare, mica stavano amministrando qualcosa di pubblico, sa facevi il vandalo o il maleducato in casa loro ti mandavano via a calci. Diciamo quindi che ci si divertiva entro certi limiti e non spaccando banchi tirando sedie dai balconi o dando fuoco vivi ai professori come mi hanno raccontato i miei coetanei che andavano in altre scuole. Di contro dopo dodici anni di frequenza in scuole infestate da pinguini - soprannome affettuoso riferito alle suore - una volta diplomati è praticamente garantita una repulsione verso tutto il clero che si concretizza nel 99% degli studenti che hanno percorso una trafila simile. Cosa succede al restante 1%? Prendono i voti ovvio!
Alle superiori ho fatto il Liceo Scientifico e lì ho dovuto constatare che i tempi spensierati delle medie erano ormai andati. Insomma c'era da stare attenti, d'altronde penso che sia stato uno shock per tutti la scoperta del fatidico "2" ! In quegli anni i miei impegni sportivi occupavano la maggior parte del mio tempo e assorbivano gran parte delle mie energie, i miei problemi di concentrazione quando c'erano di mezzo ore di allenamento diventavano pesanti come dei macigni. Non mi andava più tanto bene il rimanere nella zona tranquillità, con pagelle senza picchi nè sbavature, ma a scuola non c'erano vincitori nè vinti , nello sport invece avevo modo di misurarmi e nell'agonismo trovavo il modo di confrontarmi, competere e trovare sempre nuovi stimoli e obbiettivi.
Dalla fine del quarto anno in poi mi sono messo a studiare sul serio - ma con grande sforzo continuando a non saltare un allenamento - poiché sapevo che le materie e gli argomenti che avrei studiato nell’anno della maturità mi sarebbero serviti nella vita, ma anche per cultura personale. Mi presentai agli esami con la media dell’8.7 e come voto finale presi 94/100 ( senza bonus ) diplomandomi ancora minorenne. Mi vennero a mancare una manciata di punti per arrivare a cento che avrei dovuto prendere come crediti per le pagelle finali del III e IV anno.
 
Lo Sport PDF Stampa E-mail
Scritto da Dario "Ryu" Alioto   
Friday 30 November 2007

Come già accennato, gran parte dei miei pomeriggi li passavo in palestra. All’età di otto anni mia madre si accorse terrorizzata che la mia spina dorsale ricordava in modo preoccupante la forma di un punto interrogativo ! Mi portò subito a fare nuoto per una stagione e l’anno successivo cominciai a fare Judo, che come il nuoto è uno sport completo, quindi era l’ideale per correggere la mia postura. All’inizio non impazzivo per questa disciplina, ma da quando ho cominciato l’attività agonistica - a undici anni - il mio spirito competitivo si e’ risvegliato stimolandomi a sopportare negli anni successivi carichi di lavoro impressionanti. Con l’inizio dell’attività agonistica ho cominciato ad alternare il Judo e la Lotta Libera, anch'esso sport olimpico come il Judo, due discipline dalle caratteristiche e regolamenti molto simili, se vogliamo fare un esempio è un pò come karate e kick boxing.
Dai quindici ai vent’anni in particolare mi sono allenato tutti i giorni della settimana per almeno un paio d’ore al giorno, compresi festivi. Mi capitò di allenarmi anche a Natale tanto per rendere un' idea della mia dedizione.
Credo che tutti i sacrifici fatti per lo sport mi abbiano insegnato quella disciplina che per un Pro è un fattore imprescindibile e primaria chiave per il successo.
In undici anni di attività ho avuto anche belle soddisfazioni. Nel Judo sono stato più volte campione regionale, ho vinto una Coppa Italia under 18 e ai Campionati Italiani under 20 e under 15 ho fatto un V e un VII posto in gare dove dalle qualificazioni partivano circa duecento atleti per ogni categoria di peso.
Ho guadagnato sia la cintura nera – a diciassette anni - che il II Dan – a diciannove anni – in gara. Per ogni annata erano disponibili solo un numero molto limitato di I e II Dan da assegnare ( una decina in tutta Italia per categoria di peso ) e l’unico modo per guadagnarli era battere gli altri contendenti in gara per guadagnare i punti necessari ad ottenere tale titolo.
Anche in questo caso c'é da specificare qualcosa, non si sa mai...
Nei due sport che praticavo la federazione era unica e rappresentava la totalità del movimento, insomma il Campione Italiano poteva star tranquillo della genuinità del proprio titolo al contrario di quello che succede in tutto il mondo - come in Italia - in sport come la boxe e la kick boxing tanto per fare un esempio dove ci sono Campioni per tutti i gusti e poi non si capisce mai chi sia davvero il migliore.

Nella Lotta Libera ho avuto risultati migliori in campo agonistico. Sono arrivato ogni anno secondo e a volte terzo ai Campionati Italiani per sei anni di fila, negli ultimi tre anni sono stato anche in nazionale - che mi convocava spesso per dei ritiri dove ci si allenava ben tre volte al giorno – con la quale ho esordito con un IV posto al torneo Internazionale di Le Bouscat ( FRA ) dietro agli atleti in rappresentanza di: Francia, Sudafrica e Canada.
Grazie alla attività agonistica ho avuto la possibilità di viaggiare – e perchè no divertirmi – molto sin da giovane, ho gareggiato in tutti gli angoli d’Italia ma anche in Europa e in Usa.
Purtroppo la carriera sportiva non poteva avere degli sbocchi per me. La mia propensione agli infortuni è di molto superiore alla norma e a venti anni avevo già collezionato tanti di quegli infortuni da fare invidia ad un giocatore di Rugby dopo vent anni di carriera. In particolare ho sempre sofferto di una accentuata lassità legamentosa congenita che mi ha sempre indotto a subire ricorrenti infortuni alle articolazioni più sollecitate e sensibili come ginocchia e spalle.
Le spalle in particolare mi hanno procurato gravissimi problemi dai sedici anni in poi.
Ormai era ricorrente che dal secondo o terzo incontro in poi mi si sub-lussasse una spalla ( o tutte due ) una o più volte durante lo stesso incontro. Non ho mai abbandonato un combattimento per infortunio, ergo stringevo i denti e tiravo avanti fino alla fine della gara. Questo handicap si concretizzava sempre di più andando avanti in una giornata di gara e spesso arrivavo alla finale - dopo cinque o sei incontri - in condizioni psico-fisiche pessime.
Tutte le finali dei Campionati Italiani le ho perse col minimo scarto, spesso partivo in vantaggio, ma non riuscivo a gestirlo provato nel fisico o forse anche per “paura di vincere”. Questo è sempre stato un mio rammarico, non era il massimo essere l'eterno secondo, ma sapevo che i miei problemi non erano risolvibili e ho tirato avanti con l’agonismo fino a quando ho dovuto constatare che non era più il caso di infierire sul mio fisico che tra una ventina d’anni mi presenterà il conto con artrosi a go gò.