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Slowplaying – Andrew Brokos – Parte 1

Indice dei contenuti

01. Introduzione
02. Dimostrazione

– Esempio
03. Stacks piu’ piccoli
04. Avversari Aggressivi
05. Crushing the Deck
06. Underbetting
07. Mani medie
08. Balance
09. Conclusioni

 

01. Introduzione

Nel libro “The Theory of Poker”, David Sklansky descrive le condizioni ideali per slowplayare :

“ 1. Dovete avere una mano molto forte.

2. La free-card o cheap-card che state consentendo di vedere agli avversari deve avere una buona possibilita’ di fare loro chiudere una second-best hand.

3. La stessa free-card del punto precedente deve avere una piccola possibilita’ di far chiudere a qualcuno una mano migliore della vostra oppure aprire un draw ad una mano migliore della vostra con odds sufficienti a giustificare un call nella street successiva.

4. Dovete essere certi che il mostrare aggressivita’ al momento fara’ foldare gli altri avversari, e di avere un ottima possibilita’ di vincere un grosso pot non facendolo.

5. Il pot non deve essere molto grande. 
A dimostrazione della qualita’ di questo libro si puo’ dire che, anche se Sklansky lo ha scritto riferendosi principalmente ad un contesto di giochi con struttura a puntata fissa, questi stessi principi sono largamenti applicabili anche a No-Limit Hold’em (NLHE) e Pot Limit Omaha (PLO), i giochi piu’ diffusi al giorno d’ oggi.

L’ unica cosa che aggiungerei alla lista di Sklansky per renderla piu’ applicabile a questi giochi e’ il dover calcolare i vantaggi derivanti dallo slowplay su quanto avreste potuto vincere da una second-best hand che vi avrebbe pagato su tre streets, ma che finira’ per perdere un pot piu’ piccolo a causa del vostro slowplay.
In un contesto a puntata fissa, questo generalmente finisce per costarvi soltanto una small bet se slowplayate al flop.

In un big bet game (NLHE, PLO…etc) invece, puo’ costarvi molto di piu’, a causa del fatto che il pot e le bet sizes crescono in relazione tra loro.
In altre parole, un pot piu’ grande al flop, significa un pot piu’ grande al turn ed un pot ancora piu’ grande, e di conseguenza una bet ancora piu’ grande, al river.
Di conseguenza, slowplayare in un big bet game, comporta un costo molto piu’ grande rispetto ad un contesto a puntata fissa.

Come vedremo, puo’ comunque essere corretto farlo, ma le condizioni devono essere ancora piu’ ideali di quelle descritte da Sklansky in “The Theory of Poker”.

 

02. Dimostrazione

Supponete di floppare il nuts, con un pot al momento di $100.
Quando value bettate, decidete di puntare circa l’ 80% del pot.
Prima di tutto, comunque, dovete decidere se bettare tre streets, oppure fare check al flop e bettare quindi turn e river.

Se la vostra bet al flop di $80 viene chiamata, ci saranno $260 nel pot al turn.
L’ 80% di $260 e’ circa $210, che, se chiamato ancora, significhera’ $670 al river.
Al river la vostra bet sara’ quindi $536, e, se Villain chiamera’, vincerete un totale di $826 dopo aver floppato una monster.

Optando invece per il check al flop, vincerete soltanto le prime due bets di $80 e $210, per un totale di $290.
Fare slowplay necessitera’ quindi che le chances di avere queste due bets pagate siano triplicate per giustificare il non aver iniziato a costruire il pot sin dal flop.

Esempio

State giocando $5/$10 NLHE con uno stack di $1000.
Aprite a $45 UTG+1 con 77, ed un giocatore loose-passive chiama dallo SB, tutti gli altri foldano.

Il flop esce Kc7d2h.

Se il vostro avversario ha in mano una coppia piu’ alta dei vostri 7, ha soltanto un 4% di possibilita’ di battere la vostra mano al turn.
Altrimenti, non c’e’ alcun modo per qualsiasi carta al turn di farvi perdere il pot.
Anche se Villain prendera’ un draw al turn, potrete dimensionare la vostra bet in modo da non dargli le odds corrette per un call, il che soddisfera’ un altro punto di Sklansky riguardo lo slowplay.

Tuttavia, nonostante la vostra mano sia praticamente invulnerabile, dovreste bettare.
E’ presente un ovvia second-best hand con la quale il vostro avversario potrebbe pagarvi : una coppia di Kings.
Dovete iniziare a costruire il pot da adesso, in modo da vincere un pot grande da una coppia di Kings, anche se questo significa vincere leggermente meno da una mano tipo QJ, che potrebbe prendere una coppia al turn se slowplayate al flop.

Per capire il perche’, supponete che questo giocatore non bettera’ mai, ma anche che non foldera’ una coppia per una bet fino all’ 80% del pot.
Come possiamo vedere sopra, fast-playare il vostro set vi portera’ a vincere $826 se il vostro avversario ha una pair al flop.
Fare check al flop e bettare quindi turn e river vi fara’ invece vincere $290 quando il vostro avversario ha una pair al turn.

Due unpaired hole cards prenderanno una coppia al turn circa il 12% delle volte.
Di conseguenza, se il vostro avversario non ha ancora una coppia, il 12% delle volte vincerete $290 facendo check al flop, il che rende il valore del check pari a $34.80.

Quando invece Villain ha gia’ una coppia, slowplayare il flop vi costera’ $536.
Ne deriva che il vostro avversario avra’ bisogno di avere una coppia al flop soltanto il 16% delle volte per rendere il fast-playing superiore allo slowplaying.

 

03. Stacks piu’ piccoli

Questo esempio assume che gli stacks siano grandi abbastanza da poter ottenere tre streets di valore dalla vostra mano.
Slowplayare e’ molto piu’ sicuro se una o due bets sono sufficienti a vincere in ogni caso tutto lo stack del vostro avversario, visto che un check al flop non vi fara’ mancare il valore di una grossa bet al river.

Nell’ esempio precedente, slowplayare sarebbe corretto se gli stacks effettivi fossero $300-$400.
Nel qual caso, non perdereste molto valore da una coppia del vostro avversario al flop.
Anche facendo check, vincerete la maggior parte del suo stack.
Potreste preferire quindi dare un ulteriore chance a Villain di prendere una coppia al turn prima di iniziare a costruire il pot.

Andrew Brokos – Two Plus Two Magazine, Vol. 7, No. 4
Fonte : http://www.twoplustwo.com/magazine/issue76/andrew-brokos-slowplaying.php

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