Il gioco è vietato ai minori di anni 18.
Giocare troppo può causare dipendenza patologica.

Adinolfi sfida a poker Gianfranco Fini: l’hold’em entra per la prima volta in Parlamento

Un fatto probabilmente di portata storica? Certo che sì. Entra un appassionato di poker in Parlamento ed ecco che alla prima occasione buona (si parla degli articoli 7 e 8 del provvedimento in discussione in aula), Mario Adinolfi deputato del PD, piazza un colpo importante alla Camera dei Deputati, sia a livello politico che di comunicazione. Nessuno c’era mai riuscito e il poker lamenta da tempo l’assenza di qualche ‘simpatizzante’ nella politica italiana. Mentre settori come le new slot, le scommesse, l’ippica e le concessionarie italiane, hanno i loro ‘agganci’, il poker in questo senso è la ‘pecora nera’, la classica ultima ruota del carro.ù

Guarda qui l’intervento di Adinolfi in aula!

E Mario Adinolfi mantiene la sua promessa che, probabilmente, deve anche avergli portato qualche voto di qualche player disperato per la condizione del gioco che amano. Per il retaggio negativo che continua a pesare su un gioco che è tutt’altro fuorché azzardo. Almeno se giocato con alcuni criteri. Criteri che Adinolfi ricorda e ribatte all’aula fino a sfidare a poker il presidente dell’aula!

Ecco l’intervento di Adinolfi alla Carmera:

Nel manifestare talune perplessità sugli articoli 7 e 8 del provvedimento d’urgenza in discussione, sottolinea la necessità di introdurre una cultura del gioco basata sulla distinzione tra i giochi puramente d’azzardo e quelli che richiedono abilità, anche al fine di evitare ingiuste criminalizzazioni di questi ultimi. Ma resta in me la necessità di far presente in quest’Aula, signor Presidente, un elemento di dubbio che permane rispetto all’articolo 7, riguardante le ludopatie.

È, evidentemente, un tema di grandissima rilevanza sociale in questa fase. Signor Ministro, dirò con chiarezza quello che penso: in questo momento c’è un’emergenza tale, che rende il mondo del gioco d’azzardo, come un vero e proprio luogo in cui un’ulteriore tassazione viene spalmata sui ceti medio-bassi. In termini di salute, visto che di questo ci stiamo occupando, in una percentuale di questi casi, arriviamo dentro la fattispecie della ludopatia. Però, bisogna riuscire ad affrontare con grande intelligenza delle cose relativamente a questo comparto, che non è un terreno banale.

Come sapete, gli italiani spendono in giochi, o meglio in questo Paese vengono spesi 80 miliardi l’anno, secondo i dati del 2011. Questo è un dato in crescita, un dato enorme. Ovviamente va depurato dalla cifra che viene poi restituita ai giocatori stessi attraverso le vincite, ma ci troviamo di fronte, comunque, al terzo comparto industriale del Paese.

Non è, quindi, un tema irrilevante anche dal punto di vista economico riuscire a far luce su una distinzione da compiere che, a mio avviso, il provvedimento, nell’articolo 7, non compie appieno.

In particolare, nell’ambito delle norme che riguardano la pubblicità, doverose e importantissime, nel territorio destinato a difendere i minori: un elemento della mia massima preoccupazione è quello di difendere la sensibilità minorile e far sì che i minori non cadano facilmente nei rischi della rete. Poiché sono un uomo che conosce la rete, so come questa possa attrarre facilmente i minori dentro questo contesto, ma in quel passaggio dell’articolo 7 si parla esplicitamente, come anche in altri passaggi, di giochi con vincite in denaro. È qui, secondo me, che si crea un’ambiguità.

A mio avviso, e i dati sono lì a confortarmi in questa opinione, gli italiani sono in questo momento attratti, e lo ripeto, in particolare i ceti medio-bassi, dal cosiddetto gioco ad aleatorietà pura, che è quello che comunemente chiamiamo gioco d’azzardo. Quanti pensionati vediamo rovinarsi nei bingo, quanti pensionati spendono la pensione in gratta e vinci, quanti soldi vengono immessi in quelle – voglio dirlo – maledette macchinette che vediamo allineate ormai ovunque nelle nostre città, nei nostri comuni, sul territorio nazionale.

Ebbene, da rappresentanti del popolo e da rappresentanti di una responsabilità dello Stato sappiamo bene che lì vi è un elemento di tassazione pura, perché le modalità di vincita, e cioè di riscossione del denaro immesso, sono tali da essere estremamente punitive nei confronti del giocatore.

Nella normativa italiana e – lo segnalo al Presidente e al signor Ministro – in quel che comincia a muoversi anche in Europa, perché il 24 ottobre in Europa si comincerà ad avere materialmente a disposizione una carta che parlerà di giochi e di mercato europeo dei giochi, vi è una distinzione che, a mio avviso, è prioritaria, che è quella tra il gioco d’azzardo e icosiddetti skill games, che sono giochi di abilità, dove prevale la capacità di un giocatore rispetto a un altro.

In quei giochi la frustrazione dello sconfitto e della propria incapacità ipso facto allontana dal gioco stesso. Se io e lei, signor Presidente, giochiamo a poker, poiché io sono un pokerista piuttosto bravino, tendo a immaginare che quella partita la vincerò io. Se io e lei, insieme, andiamo, signor Presidente, dal tabaccaio e compriamo un gratta e vinci, in quel territorio lei può avere più fortuna di me.

Questa distinzione noi dobbiamo tenerla presente con grande chiarezza, perché non possiamo rassegnarci all’idea o immaginare un’operazione da Stato etico per cui si cancella il mondo del gioco dalla cultura, perché si tratta anche di un pezzo di cultura di questo Paese.

Gli italiani giocano, ma sarà forse il caso di spiegare meglio loro che una cosa è prendere dei soldi e bruciarli direttamente in un camino, che, badate bene, poi alimenta molto i conti dello Stato, e un’altra cosa è, magari, avviare una cultura del gioco, che sappia, ad esempio, distinguere tra un gioco totalmente idiota, quale è quello che consiste nel grattare un gratta e vinci, e un gioco dove, invece, la misurazione di una capacità può rendere evidente anche un elemento di divertimento presente nelle capacità delle persone.

Voglio dirlo perché esiste un movimento molto ampio di persone che giocano a poker. Questo è un territorio sempre molto minato quando se ne parla, ma il campione del mondo di poker ha vinto i campionati del mondo 12 volte: o noi diciamo che questa è una persona particolarmente fortunata o, forse, l’elemento dell’aleatorietà lì non vi è.

Peraltro, vi è una scuola italiana del poker. Abbiamo vinto il campionato del mondo con un ragazzo di 24 anni che si chiama Rocco Palumbo. Nelle scorse annate ne abbiamo vinti altri, vi sono Dario Minieri, Luca Pagano. Sono nomi che, ovviamente, non dicono nulla a chi ha più di 50 anni o forse anche più di 40 o di 30. Nel mondo dei giovani questi sono icone. Sono icone da perseguire ? Sono da perseguitare ? Sono criminali ? Infatti, qui, sulla ludopatia, passa poi il criterio che giocare è male. Io vorrei che vi fosse anche un intendimento chiaro di questa Aula per cui giocare d’azzardo è male, che essere così cretini da buttare il denaro dentro un caminetto acceso è una follia dal punto di vista delle proprie finanze personali, badate bene, con una curva ascendente di questa spesa ancora più aggravata in fase di crisi del nostro Paese. È questa la cosa che fa più male a chi valuta questo territorio. Penso che nel provvedimento in esame bisognasse avere maggiore attenzione a questo elemento, perché non credo alla formula da Stato etico: da domani non vi facciamo più la pubblicità e voi smetterete di giocare magicamente.

Non funziona così ! Probabilmente, se quei meccanismi fossero portati alle estreme conseguenze, avremmo solo un rifluire dentro a dimensioni di criminalità che dobbiamo assolutamente tenere lontano dal mondo dei giochi.

Vorrei dire che vi è un mondo nel gioco, in particolare quello del poker e degli skill games, pulito, che può essere valutato per quello che è, in cui se vi è la pubblicità di un torneo non si sta pubblicizzando o incitando, come dice l’articolo 7 della normativa, al gioco con vincita in denaro, ma si sta valutando un modo di socializzazione non molto differente dall’andarsi a fare una pizza la sera con la propria fidanzata, con costi analoghi. Dunque, questo territorio va affrontato sapendo di cosa si sta parlando, sapendo che bisogna discutere, confrontarsi, avere la capacità di distinguere su questi temi e massimamente lo deve fare quest’Aula, il Governo e lo Stato con i suoi provvedimenti, altrimenti moltissimi praticanti degli skill games – sono centinaia di migliaia, milioni secondo molte statistiche – si sentiranno semplicemente criminalizzati !

Questo è un errore da non fare ! Vi è anche l’annosa questione della regolamentazione delle sale di poker live che sono state liberalizzate, ma non regolamentate. Tutto questo mondo, questo comparto – lo ripeto, sano – vive una condizione di criminalizzazione che non va vissuta. Bisogna condannare duramente il gioco d’azzardo, spiegare agli italiani che spendere in quel modo i soldi è veramente una stupidaggine, innestare una cultura del gioco. Da questo punto di vista l’evidenziare, ad esempio, le percentuali di vincita, contenuto nel provvedimento in oggetto, è sicuramente un passo avanti molto importante. Si può e si deve fare di più.

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