Il gioco è vietato ai minori di anni 18.
Giocare troppo può causare dipendenza patologica.

Aspettando con (im)pazienza, le soluzioni dei problemi che attanagliano il poker

E’ stata una settimana, quella scorsa, davvero dura per il poker di casa nostra e per i player. Nulla di nuovo sotto il sole ma arrivano le ennesime conferme che giocare a questa disciplina è sempre più difficile. La conferma principale è che lo Stato martella con le tasse e le verifiche anche i poveri poker player che, ormai si sa da statistiche acclarate, vincono davvero in pochi, meno del 20%.

E specie quando giocano dal vivo sostengono costi e spese che nessuno gli farà scaricare dalle tasse visto che la figura del professional poker player in Italia non è riconociuta e non sembra questa la strada per farla riconoscere.

 

Per quello che riguarda il poker online, pur essendo sostenibili le quote erariali, si assiste a continue fughe all’estero dei players principali. Continuano a giocare in Italia ma non vogliono perdersi l’esperienza più completa del dot com in attesa della tanto agognata liquidità unica europea.

Il claim del settore sembra essere: ‘ci vuole tempo’.

Ma senza ripetere temi già triti e ritriti, proviamo a darci una prospettiva guardando un po’ in avanti col binocolo delle nostre conoscenze.

Per quello che riguarda la tassazione del poker live all’estero abbiamo già anticipato delle pronunce e dei ricorsi pronti ad essere esaminati a livello europeo, dalla Corte di Giustizia dell’Ue. Ma in settimana sono arrivate ancora alcune cartelle esattoriali relative agli anni 2008/2009 dell’operazione ‘All In’ che va ormai avanti da almeno 3 anni. L’Agenzia delle Entrate va avanti. Qualche giocatore ha pagato, qualcuno no. Lo Stato ci prova. In ogni caso. Visto mai che il ‘pollo’ abbocchi. Ma, a parte casi particolari di posizioni finanziarie già complesse oltre al poker, chi è lindo e pinto scrive le famose ‘due righe’ grazie ad un avvocato e cerca di non pagare. E giustamente. Un salasso vero e proprio con l’ultima assurdità: un player pugliese costretto a pagare il doppio dei suoi 30.000 dollari vinti in quegli anni all’estero.

Cosa succederà in questo caso? Ci vuole tempo ma prima o poi arriverà qualche pronuncia positiva per i players. Non è possibile tassare due volte le vincite ottenute ion casinò europei e tantomeno applicare percentuali di tassazione che neanche ‘Django’ otterrebbe dalle sue ‘taglie’. Parliamo di 40-50% di prelievo, una cifra che va contro ogni logica. Non resta che aspettare pazienti. Una soluzione va trovata prima che partano le verifiche del biennio successivo, il 2010/2011.

Per il poker online anche dobbiamo aspettare a lungo prima di arrivare a qualche soluzione. La sgrullata di Francesco Rodano, head of remote gaming per l’Adm italiana, è arrivata in due occasioni, prima a Oslo e poi all’Eig di Barcellona. E’ il momento di passare ai fatti. Sì, ma quando? Il problema è sempre questo. Tutti sono a conoscenza del fatto che le tasse sul live sono esagerate, che il poker live vive una seconda vita in un ambiente borderline e che l’online rischia di perdere giorno dopo giorno i migliori grinder in fuga all’estero. Eppure ci vuole tempo. Il tempo della Legge e della Giustizia. Ma in tempi come questi avere fiducia di queste due colonne portanti della società moderna è sempre più difficile. Aspettiamo, quindi, con (im)pazienza.  

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