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Bitcoin, Barnier risponde a Papanikolau: ‘Difficile identificare le monete virtuali ma monitoriamo per la sicurezza dei players’

“In generale il Bitcoin è inteso come un sistema di pagamento universale, completamente decentralizzato e open source, una moneta digitale peer to peer che non è emessa da un’autorità centrale ma dai suoi sviluppatori ed è accettata e utilizzata solo dai membri di una specifica comunità. Pertanto non può essere facilmente identificata e trattata come una moneta tradizionale e un sistema di pagamento o una merce”.

Che tradotto vuol dire, l’Europa sta studiando il fenomeno ma non sa ancora come ‘imbrigliarlo’nelle leggi del Trattato Ue. E’ la risposta di Michel Barnier, commissario europeo al Mercato Unico, alla domanda a risposta scritta presentata dal parlamentare del PPE, Georgios Papanikolaou a fine 2013.
“Grazie alla sua crescente popolarità il Bitcoin ha costretto molti governi ad esprimersi circa l’utilizzo della stessa – analizzava Papanikolau – Francia e Cina hanno annunciato che i loro enti di credito possono effettuare transazioni attraverso questa moneta. Gli Stati Uniti hanno sottolineato che la nuova moneta non deve essere esente dalle norme in materia di riciclaggio di denaro”, considera Papanikolau.
Le sue richieste alla Commissione erano queste: “E’ stata già esaminata la vicenda? Il BitCoin è legale o si intendono stabilire norme in materia di denaro virtuale? L’Ue è a favore o contraria? Ci sono rischi per l’economia europea?”.
Come detto Barnier descrive il Bitcoin in quel modo e ammette di non poter inquadrare la criptomoneta in norme e leggi ad hoc: “Tuttavia alcune bance centrali nazionali, come la Banca della Finlandia, hanno preso posizione su questa materia e sembrerebbe che questo dibattito è ancora alle fasi iniziali. Pertanto una posizione definitiva non è stata ancora presa a livello Ue”.

 

L’Ue è favorevole o contraria? “L’uso di monete virtuali può presentare opportunità per la criminalità se parliamo di riciclaggio di denaro sporco, ad esempio, e anche dei rischi per i consumatori. La Commissione condivide il parere della EBA che è importante aumentare la consapevolezza degli utenti circa i rischi per la sicurezza e la mancanza di protezione (ad esempio i depositi di garanzia o la sicurezza sui rimborsi) quando i usano valute virtuali come mezzi di pagamento”. I fatti degli ultimi giorni hanno spaventato tantissimi utenti proprio per l’assenza di garanzie in alcuni network peer to peer.

Quali sono i possibili rischi per l’economia europea e come possono essere affrontati? “Tutto viene strettamente monitorato dalla BCE soprattutto in termini di stabilità dei pressi, del sistema finanziario e del sistema di pagamento. Lo scorso anno in una relazione è stato evidenziato che, nella situazione attuale, regimi di valuta virtuale non sembrano costituire un rischio per il prezzo o la stabilità finanziaria anche se il fenomeno va costantemente monitorato”, conclude Barnier.

La conferma è che le banche nazionali e internazionali e le legislazioni di qualsiasi livello non possono ancora inquadrare questa criptomoneta in framework che non violino la libertà della natura dei sistemi peer to peer che non dipendono da enti o Stati. Tuttavia il problema della sicurezzza sollevato da Barnier e dall’Ue, oltre che da diversi politici a livello nazionale.
Ovviamente il dubbio generato dal crack di Mt.Gox che ha fatto sparire nel nulla ben 740mila euro di monete virtuali si è insinuato come un serpente velenoso tra gli utenti delle varie piattaforme BitCoin. In questo senso potrebbero essere proprio gli stessi seguaci della moneta di Satoshi Nakamoto a voler maggiori standard di sicurezza quanto meno nei portali che offrono i software per evitare che si ripetano casi simili a Mt.Gox che, comunque, sembrano rappresentare la classica eccezione che conferma la regola.
Per quello che riguarda i giochi chi si è dotato di questi sistemi può continuare a farlo fino ad ordine contrario ma, viste le considerazioni dell’ue, intervenire in questa materia è davvero molto difficile.

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