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Bubukonan: ‘Fu proprio il campione Wsop Reiss ad eliminarmi ma io temevo Benefield e Timoshenko’

“La mano l’ho sbagliata io ma al main delle World Series Of Poker cambiano molti parametri, è qualcosa di assolutamente particolare. Tuttavia al tavolo ero con David Benefield e Yigeny Timoshenko e Ryan Reiss lo consideravo uno dei 100 players left e nulla più. Ma, complimenti!”.

Alessandro ‘Bubukonan’ Fasolis, pro di Winga e Pokeropoly. recente vincitore della Tilt Poker Cup di Venezia, si è reso subito conto che Reiss era quel giocatore che era al tavolo al main event Wsop e che alla fine gli ha fatto chiudere quel sogno in 102esima posizione su quasi 6.500 iscritti per oltre 50.000 dollari di premio.
A distanza di poche settimane è arrivata questa vittoria a Venezia proprio mentre stava per partire quel final table così prestigioso che poteva anche essere di Bubukonan.
Invece era proprio il neo campione del mondo ad impedirglielo: “In quello spot aprivo io AK da utg1 e lui 3betta dal cutoff. Io flatto. Flop 988 rainbow, check, lui punta io chiamo. Al turn un 7 ancora check/call e al river un K, check, all in e chiamo. Lui ha KK. Ma penso di aver sbagliato io la mano anche se è tutto completamente diverso in quella situazione”, spiega Bubukonan.
Insomma questo Reiss, lo vedevi davvero in grado di arrivare addirittura a vincere? “Io credevo molto di più in Timoshenko e poi c’era anche Benefield al tavolo e questi qua sono due mostri. Il field era durissimo se pensate che avevo anche il nuovo campione del mondo. Tuttavia pensavo fosse uno dei tanti 100 players left e temevo molto di più gli altri. Alla fine mi ha bustato proprio lui”.

Il tuo valore è indiscusso, ed è arrivata anche questa splendida vittoria veneziana: “Io sono soddisfatto anche se vinco un torneo da un euro figuriamoci questi eventi anche se il livello non era altissimo. Primo su 400 è una bella soddisfazione ad ogni livello. Sono contento soprattutto perché credo di aver giocato un final table perfetto”.
Bubukonan ha sfoderato l’arma segreta, forse per alcuni, dell’Icm: “Non so in quanti a quel tavolo giochino in icm (indipendent chip model, un sistema di gioco che, specie in zona premi consente di calcolare la fold equity e le aspettative di premio in relazione allo stack e alle mosse che vengono fatte al tavolo, ndr). Prima eravamo ‘deep’ e si è potuto giocare e ho preso subito chips. Poi la struttura è collassata perché non usciva nessuno. Ma proprio in quel momento c’è stata l’apoteosi dell’Icm e io ho giocato da dio”.

 

 

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