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Caso Full Tilt Poker: Orinic ritira la richiesta di licenza all’Agcc e PokerStars non conferma né smentisce

Due le novità di queste ore che non chiariscono ma, anzi, gettano ancor più confusione sul caso della riapertura di Full Tilt Poker. La richiesta della licenza di categoria 2 alla Alderney Gaming Control Commission è stata ritirata da parte di Orinic Ltd, una controllata del gruppo Full Tilt e il lavoro di mesi del Groupe Bernard Tapie ora è ufficialmente azzerato e perso forse per sempre.

Dall’altro lato PokerStars ha confermato che i negoziati con il Dipartimento di Giustizia americano sono in corso, ma non ha potuto confermare o smentire le notizie che le parti hanno raggiunto un accordo di principio, che comporterebbe l’acquisto di Full Tilt Poker.

 

Salta quindi anche l’incontro del 3 maggio che, visto l’annullamento della richiesta, risulta del tutto inutile anche se poteva essere occasione di approfondimento vis a vis tra le parti e dei players con queste entità ormai quasi irreali con le quali si trovano a confrontarsi giornalmente attraverso le notizie web. Mentre loro aspettano i loro soldi bloccati su Full Tilt.

TAPIE E IL LAVORO DI MESI IN FUMO – L’annuncio arriva dopo la conferma che il Groupe Bernard Tapie ha terminato i colloqui con FTP e il Dipartimento di Giustizia per acquisire la sala da poker. Il gruppo di investimento francese aveva già aperto la società New Full Tilt e aveva cominciato l’assunzione in preparazione per il rilancio. Poi tutto è saltato più che altro per il rimborso dei players che il DoJ vuole e pretende sia libero e praticamente istantaneo e non legato a particolari condizioni di gioco. Insomma, i soldi dei players devono essere subito scaricabili e non trattati come bonus da sbloccare o da ritirare in varie tranche. Il diritto dei giocatori di riavere i soldi per il dipartimento americano è assolutamente da rispettare.

L’arrivo di PokerStars potrebbe anche aver influito e favorito il DoJ a scaricare Bernard Tapie che, specie dopo l’ingresso del socio dell’International Stadium Poker Tour, non ha mai generato troppa fiducia intorno a sé.

STARS ALLA ‘MOGGI’ – Come già evidenziato, ‘Stars’ non conferma né smentisce. “Se vi sono discussioni di transazione sono sempre riservate, non siamo in grado di esprimerci su qualsiasi voce relativa ai dettagli di tali discussioni.” Ha scritto Eric Hollreiser, responsabile delle comunicazioni aziendali di PokerStars. “Non appena abbiamo informazioni da condividere pubblicamente lo faremo.”

Tuttavia, pochi dubbi rimangono sulla veridicità delle relazioni di ieri, con le fonti e le relazioni multiple che indicano che un accordo è stato raggiunto. Rimane però la domanda sulle specifiche del contratto, e quali aspetti rimangono da esaurire fino al suo completamento.

SOLO E SEMPRE RUMOURS E I PLAYERS SONO STANCHI – L’unico a prendere coraggio e lanciare il sasso nello stagno è Alex Dreyfus, CEO di Gaming Chili, che ha dichiarato ieri che l’accordo sarebbe pari a $ 750 milioni, 330 milioni di dollari dei quali andrebbero a rimborsare gli account dei players negli Stati Uniti e nel mondo. Ciò lascerebbe $ 420 milioni che servirebbero al pagamento delle licenze, del software e per la riattivazione di Ftp da parte di PokerStars.

Ma i players aspettano ancora i loro soldi e, detto in parole povere, non ci capiscono più nulla di tutte queste trattative che confondono solo le acque e li lasciano in balia di voci, rumours e false speranze che, dopo un anno, devono ancora mantenere le loro promesse.

 

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