Il gioco è vietato ai minori di anni 18.
Giocare troppo può causare dipendenza patologica.

Come giocare l’Italian Poker Tour: affrontare le fasi di un Mtt (seconda parte)

Nel precedente articolo abbiamo iniziato a parlare di come affrontare un torneo Mtt sotto il profilo strategico nella fase dei cosiddetti ‘bui bassi’. Abbiamo visto come impostare il gioco preflop, diamo adesso uno sguardo all’azione postflop. Naturalmente si tratta di indicazioni generali, non potendo coprire l’enorme varietà di situazioni che si possono verificare.

Spesso infatti si rischia di investire troppo in proporzione al guadagno previsto. Il criterio che ci deve guidare nella strategia di gioco al flop è sempre lo stesso: il torneo non si vince in questa fase! Evitiamo pertanto di infilarci in piatti troppo rischiosi che possano penalizzare in maniera consistente il nostro stack qualora le cose vadano male.

Due elementi tendono a contraddistinguere l’azione al flop in questa fase: piatti contesi da più avversari (multiway pot) e una certa tendenza al call da parte di molti giocatori.

Dal punto di vista tecnico questo ha delle conseguenze. Limitiamo lo slow play e il check raise: in una caso come nell’altro rischiamo o di regalare carte gratis (cosa molto pericolosa quando ci sono 2 o più avversari nel piatto) oppure, nel caso del check raise, di gonfiare un pot dal quale poi non riusciamo più a sottrarci nel caso in cui escano carte sfavorevoli. Usiamo slow play e check raise solo in situazioni ben definite: punto fortissimo, un solo avversario nel piatto e possibilmente con una certa propensione all’aggressività, in modo da poterlo intrappolare e sottrargli un bel po’ di chips.

Cerchiamo di prediligere ‘semplici’ puntate quando pensiamo di essere avanti sul board: sarà la stessa tendenza al ‘call’ da parte degli avversari a regalarci chips quando le cose vanno bene ed evitiamo conseguenze pesanti quando invece vanno male. Regoliamo l’entità della puntata anche in base al numero di avversari nel piatto: value bet di metà piatto contro un solo avversario, aumentiamo l’importo se vogliamo proteggere il nostro punto da più avversari.

Anche il bluff non è un’arma della quale bisogna abusare in questa fase: le vincite spesso rischiano di essere sottodimensionate rispetto all’entità che è necessario puntare. Preferibile in questo senso è l’utilizzo del semibluff che apre sempre le porte, nel caso l’avversario non foldi, alla possibilità di chiudere un buon punto.

Supponiamo di avere al flop un progetto a colore o scala bilaterale e il vantaggio della posizione sull’avversario in gioco: sulla sua puntata al flop possiamo pensare di effettuare un rilancio che molto probabilmente lo indurrà a chiamare (se ha qualcosa in mano) per poi fare check al turn. Questo ci offre due opzioni: continuare a puntare al turn in semibluff oppure checkare anche noi, con il vantaggio di vedere il river gratuitamente e di tenere l’entità del piatto sotto controllo. È quello che in gergo viene chiamato ‘raise for the free card’.

Questa giocata in particolare ci consente di mettere una volta ancora in evidenza l’importanza di effettuare il pot control in questa prima fase del torneo che, come tutti i teorici dell’approccio smallball consigliano.

Nella prospettiva di adottare un gioco ‘lineare’, anche la cosiddetta ‘donk bet’ assume valore, soprattutto nel gioco moderno, caratterizzato com’è da un numero elevato di giocatori con tendenza al rilancio preflop con mani marginali. Si tratta in sostanza di uscire puntando al flop con un punto quando non abbiamo posizione e non siamo stati noi ad aggredire preflop. Va fatto puntando metà piatto e il board non presenta il rischio di subire un rilancio da parte di chi ha attaccato preflop, ad esempio se non ci sono A sul tavolo. In questo modo possiamo prendere informazioni e magari bloccare sul nascere l’iniziativa dell’avversario.

Infine due parole sulla parte psicologica e di immagine al tavolo. In questa fase trascorreremo molto tempo seduti con gli stessi avversari, per cui diventa fondamentale dedicare tempo ad analizzare il loro stile, il betting pattern e il loro atteggiamento in generale verso il gioco. Registriamo tutto, come puntano, quanto e quando, se sono rilassati o nervosi, se sono loose o tight, passivi o aggressivi. Studiamoli anche quando non siamo coinvolti nella mano.

Allo stesso tempo cerchiamo di costruire la nostra immagine al tavolo, sulla base del messaggio che vogliamo far passare, ma ricordando che dovremo saperla modificare all’improvviso per ottenere il ‘vantaggio sorpresa’ sugli avversari! (continua)

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