Il gioco è vietato ai minori di anni 18.
Giocare troppo può causare dipendenza patologica.

Come giocare l’Italian Poker Tour: affrontare le fasi di un Mtt

Quali sono gli aspetti tecnici, tattici e psicologici del poker Texas Hold’em e quali invece i fattori principali che vanno tenuti presenti ogni volta che si gioca un torneo multi tavolo (Mtt)? Gli Mtt non sono tutti uguali: differiscono principalmente tra loro per durata, struttura, tipologia di payout e altri fattori secondari. Il primo consiglio è proprio quello di studiare preventivamente la struttura del torneo, per impostare una strategia che tenga conto di stack e livelli di gioco: bisogna osservare se stack e durata dei livelli consentono di fare gioco soprattutto nelle prime fasi del torneo e se la struttura rischia di ‘crashare’ a metà competizione, a causa di una composizione dei livelli troppo verticale da un certo punto in poi.

A nostro avviso un buon Mtt, che duri più di un giorno, dovrebbe avere livelli di circa 45 minuti, stack compreso tra 15.000 e 30.000 chips, bui con andamento costante a partire da 25/50 o 50/100. Come indicatore generale, possiamo dire che una buona struttura non dovrebbe mai vedere l’average scendere sotto un fattore M=12 o 22 big blinds (bb).

Per la nostra analisi sul gioco prendiamo come punto di riferimento il main event del Pokerstars.it Italian Poker Tour.

I fattori che andremo ad analizzare in ogni fase del torneo sono tre: l’aspetto strategico, quello tecnico, quello psicologico e di immagine al tavolo.

La prima fase di un torneo è quella cosiddetta dei bui bassi. Facendo riferimento al tipo di torneo che abbiamo indicato, si tratta del Day1, quando l’average va da un max di 300/250 bb ad un minimo di 100/75 bb.

Dal punto di vista tattico, la strategia da prediligere è quella di non rischiare troppo all’inizio. Il motivo è evidente: il torneo non si vince in questa fase. Evitiamo quindi gli all-in a meno che non siano indispensabili, i rilanci sproporzionati e adottiamo un approccio che prediliga il pot control piuttosto che ingrandire i piatti. La teoria del gioco moderno parla infatti di smallball, un termine mutuato dal baseball: si punta a realizzare guadagni medio-piccoli ma regolari, base dopo base, piuttosto che cercare direttamente il fuoricampo (per chi mastica il baseball) o il colpo del ko (per chi preferisce il pugilato).

Questo vale già a partire dall’azione preflop. Cerchiamo di rilanciare, quando apriamo il gioco (open raise), in maniera controllata, con raise che siano circa 3 volte o poco più il bb, fino a un massimo di 4x se proprio il tavolo è molto loose.

È inutile forzare le aperture per rubare i bui, che in questa fase rappresentano una frazione insignificante dello stack. Conviene quindi essere abbastanza selettivi nella scelta della starting hands: apriamo con coppie e assi forti e qualche combinazione di figure (KQ suited), evitiamo invece i rilanci con mani che ci possono creare problemi, come ad esempio coppie medio-basse (da 88 in giù) e assi deboli (A9 e inferiori).

Se ci troviamo su tavoli abbastanza loose e passivi, in cui in questa fase di gioco gli avversari tendono a chiamare i raise e ad aprire il gioco limpando, è necessario essere ancora più selettivi con gli open raise, ma al tempo stesso abbiamo l’opzione di qualche limp di posizione. Il limp in questa fase è in effetti ancora accettabile, soprattutto con le mani cosiddette “speculative” ovvero i suited connectors e le coppie medio-basse, che sono combinazioni di carte che possono realizzare punti forti (set, scale, colore) in situazioni di multiway pot. A condizione che il limp non diventi sistematico e soprattutto che lo rimuoviamo dalle nostre opzioni di gioco non appena i livelli salgono o l’aggressività aumenta. (continua)

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