Il gioco è vietato ai minori di anni 18.
Giocare troppo può causare dipendenza patologica.

Dalle bocce al poker e al ‘ramino pokerato’: denunce per una bisca a Ventimiglia

Una bocciofila trasformata in una bisca di poker e il questore di Imperia, Pasquale Zazzaro, ha emesso il provvedimento di divieto di vendere alimenti e bevande, per 15 giorni. E’ successo in questi giorni al locale del quartiere di Peglia a Ventimiglia.Secondo le accuse formulate dalla Polizia, infatti, la bocciofila era stata trasformata dal gestore Aurelio Cannavò, in una bisca. Lo scrivono stamani Stampa e Secolo. Nel Circolo ventimigliese, quindi, per 15 si potrà giocare a bocce ma non si potranno consumare bevande, sia alcoliche che analcoliche.

Sarebbero stati i parenti dei giocatori a denunciare i loro stessi familiari mettendo la Polizia sulle tracce della bisca. I giocatori infatti erano tanto incalliti da sperperare notevoli somme di denaro guadagnate con il loro stesso duro lavoro. Dopo numerosi servizi effettuati, e grazie ad una minuziosa e fruttuosa ricerca informativa, la Polizia è intervenuta per cogliere sul fatto i giocatori e gli organizzatori del gioco clandestino d’azzardo, scrivono i giornali locali.  In piena notte, nell’area periferica di Peglia, gli agenti hanno dapprima filmato e fotografato di nascosto i giocatori all’opera poi, irrompendo all’interno della bisca, li hanno colti sul fatto.

I poliziotti li hanno visti e ascoltati mentre facevano rilanci anche di 25 euro ciascuno e rilanci al buio, come nelle tradizioni classiche del gioco d’azzardo, nella specifica circostanza il “ramino pokerato”. Sul tavolo da gioco, e poi nella stanza adibita all’attività clandestina, la Polizia ha rinvenuto e sequestrato numerose fiches di tipo professionale per il poker ma anche di cartoncino plastificato autoprodotte, dadi e altro materiale utilizzato nelle attività dell’azzardo.

Identificate e indagate per ora cinque persone, tutti uomini, come solitamente accade nel campo del gioco d’azzardo, poco frequentato dal gentil sesso. I cinque, tutti italiani, intorno ai trenta anni di età, tranne un ultracinquantenne, sono stati deferiti all’Autorità Giudiziaria per i reati di esercizio del gioco d’azzardo e partecipazione al gioco d’azzardo. Tutti, superata l’iniziale comprensibile sorpresa nel ritrovarsi improvvisamente i poliziotti intorno al tavolo da gioco, hanno reso ampia collaborazione dimostrando in tal modo di avere compreso quanto sia deleterio il vizio del gioco.

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