Il gioco è vietato ai minori di anni 18.
Giocare troppo può causare dipendenza patologica.

Dario Alioto e la sua proposta per le tasse sulle vincite estere di poker live: l’esempio della Finlandia

E’ passato circa un anno da quando l’ADE ha deciso di passare in rassegna la situazione delle vincite estere,  per le annualità passate, dei giocatori residenti in Italia nei tornei di poker.

Da allora è stata fatta poca chiarezza, non entro nel merito specifico per quanto riguarda l’interpretazione delle norme vigenti, non sono un fiscalista o professionista qualificato in materia, ma negli ultimi anni mi sono documentato molto sull’argomento, osservando situazioni interessanti e traendo degli spunti che voglio proporre ai lettori del mio blog.
Sono andato a guardare quello che è successo nel trattamento della stessa tipologia di proventi nei paesi più rappresentativi, che hanno già affrontato il medesimo problema a suo tempo, la situazione è la seguente.

Nel Regno Unito, a causa dell’impossibilità nell’accertamento dell’imponibile effettivo, a fronte di proventi ottenuti, è stato deciso che nulla è dovuto al fisco britannico per le vincite al gioco, sia nei punti terrestri, che in quelli online, a prescindere dalla loro localizzazione.

Questa impostazione si basa sul principio preciso, non essendo possibile accertare l’esatto ammontare delle vincite di una persona fisica nell’annualità fiscale, non è coerente affibbiargli arbitrariamente un onere fiscale di qualunque tipo.

Nessun casinò al mondo ha mai emesso una “ricevuta di perdita”, per questo è tecnicamente impossibile poter quantificare con precisione l’ammontare netto delle vincite di un individuo, in qualunque parte del mondo esso giochi.

A conferma della impostazione ampiamente liberale del diritto britannico, un loro residente può star tranquillo di poter giocare liberamente i suoi soldi senza rischiare di perdere a giochi chiusi!

Adesso prendiamo in esame gli USA, nettamente più rigorosi in materia rispetto ai cugini britannici,  che conservano comunque una certa coerenza nella loro impostazione.

Un cittadino statunitense ha il dovere di dichiarare tutti i redditi prodotti nel territorio nazionale, ma anche all’estero, comprese le vincite al gioco.

In fase dichiarativa, un giocatore deve dichiarare l’utile conseguito nell’annualità fiscale.
Se si tratta di un professionista viene trattato come un lavoratore autonomo, potendo scaricare tutti i costi ordinari e necessari allo svolgimento della propria professione.

Un giocatore che frequenta i circuiti internazionali dei tornei di poker può scaricare tutte le spese di viaggio, vitto e alloggio, ma anche le spese di rappresentanza.
Sono tutte voci che hanno un consistente impatto economico sulle finanze di un Poker Pro e il fisco statunitense riconosce la necessità di permetterne tali detrazioni garantendo equità nel trattamento della capacità contributiva del giocatore professionista.

Finora abbiamo preso in esame due impostazioni ben diverse tra loro, che riguardano nazioni la cui giurisprudenza è certo degna di essere tenuta in alta considerazione, se non da esempio, ma si tratta pur sempre di paesi che non si trovano in una situazione geo-politica totalmente assimilabile a quella italiana.

Vogliamo prendere proprio un esempio radicale?

La Finlandia è non solo all’interno dell’Europa, ma in tutto il mondo un vero modello al quale dovrebbero ispirarsi le maggiori democrazie occidentali, tra i primi posti al mondo per quanto riguarda corruzione ed evasione fiscale, pressoché inesistenti.

I finnici hanno molto da insegnarci, hanno fatto della equità sociale un loro principio portante e non sono tra i primi al mondo grazie a particolari mezzi per contrastare quei fenomeni.

Semplicemente si tratta di un popolo culturalmente educato a far funzionare le proprie coscienze per il bene della collettività. Sono i singoli individui che vigilano sulla rettitudine delle proprie azioni e su quelle di chi sta vicino. Non a caso tutte le dichiarazioni dei redditi sono assolutamente consultabili, al fine di scoraggiare il furbetto di turno dal fare il parassita della società, sicuro di non poter sperare nella complicità di nessuno.

In Finlandia le multe si pagano in base al proprio reddito, e visto che le dichiarazioni dei redditi non sono delle vere sorprese, come spesso capita da noi, la persona in contravvenzione sarà costretta a pagare una penalità in proporzione alle proprie possibilità contributive.

Se si tratta di persone molto facoltose, una singola contravvenzione per violazione del codice stradale può arrivare a costare fino a centomila euro!

Quando le leggi sono eque non conviene a nessuno violarle.

In Finlandia le imposte sul reddito sono nettamente più basse che in Italia a fronte di una quantità e qualità dei servizi esponenzialmente superiore alla nostra, sembra automatico, troppo facile se tutti pagano il dovuto e ognuno fa il suo dovere no?

Per quanto riguarda le vincite al gioco la situazione è abbastanza semplice.
I giocatori non sono tenuti al pagamento di alcunché per vincite le vincite nazionali.
Stessa cosa per le vincite conseguite all’interno della comunità europea, sia per i punti fisici che per i siti online i cui server hanno sede in un paese membro.

Perché questa impostazione? Molto semplice, si tratta di un allineamento alle normative europee che comportano impliciti accordi contro le doppie tassazioni per i paesi membri.

In tutti i paesi membri gli operatori del gioco pagano le tasse in base a dei parametri che possono variare da stato a stato e le eventuali ritenute a carico del giocatore sono sempre trattenute alla fonte.

Una volta che uno degli stati membri dove è stata effettuata una giocata è in regola con la tassazione della stessa, il fisco finlandese non perde tempo nel vessare i suoi cittadini andando a chiedere un ulteriore prelievo fiscale, poiché andrebbe contro i trattati firmati dal proprio governo.

Quindi ancora una volta possiamo portare un esempio di coerenza ed equità che può aiutarci  a trarre un esempio da quello che succede oltreconfine.

La situazione della Finlandia è proprio quella che più dovrebbe presa in considerazione dal fisco nostrano. Il nostro governo ha firmato gli stessi trattati di respiro comunitario e la nostra ADE dovrebbe quantomeno prendere atto che il proprio ruolo è quello di far rispettare le leggi e non racimolare più denaro possibile violando i diritti dei proprio contribuenti.

Io ho una proposta da fare e conoscendo bene quanto è difficile nel nostro paese far recepire a livello legislativo qualcosa del genere ho pensato anche a come potrebbe essere messa in pratica senza particolari stravolgimenti tecnici.

L’attuale situazione italiana è assolutamente chiara per quanto riguarda le vincite conseguite presso operatori che esercitano tramite concessione AAMS, siano essi terrestri, che online.
La tassazione, non proprio leggera, è operata al momento della raccolta della giocata e costituisce una ritenuta alla fonte rendendo qualunque vincita conseguita presso tali operatori non ulteriormente tassabile.

Per quanto riguarda l’estero, ci sarebbero da tenere in considerazione le normative europee, come ho spiegato nell’esempio della Finlandia. In questa sede non mi soffermerò ulteriormente su questo tema e parlando delle vincite all’estero considererò sia quelle intracomunitarie che quelle extracomunitarie come vincite all’estero senza fare distinzione.

Cercando di capire come potrebbe essere regolamentato il problema in oggetto ho trovato molto interessante e assolutamente assimilabile ai proventi esteri di un pokerista il capital gain di un investitore finanziario.

In Italia, la persona che investe in titoli è soggetta alle ritenute di legge ed è considerato irrilevante il fatto che si tratti di un trader professionale o di un normale investitore che svolge una diversa attività lavorativa.

L’investitore, come il pokerista, nelle sue operazioni è soggetto ad una certa aleatorietà, ma se è molto capace e preparato può garantirsi dei proventi che nel lungo periodo gli permettono di poter vivere della sua attività, in questo caso potremmo considerare l’investitore un trader professionista.

Questa considerazione vuole semplicemente accostare le due attività per far notare quanto siano simili, spesso sovrapponibili, perché non trattarle in maniera analoga?

Il trader come il poker pro, non necessita di particolari requisiti per operare, non esiste un ordine professionale e non esiste nulla che certifichi il suo livello di preparazione.

Lo stato riconosce all’investitore il diritto di compensare le perdite ( minusvalenze ) per ben cinque anni dalla data di conseguimento della perdita, lo mette in condizione di far valere la sua preparazione e lo tassa solo sui propri proventi netti.

L’aliquota è del 20% e la gestione dei versamenti delle imposte dovute può essere in regime amministrato  – dove provvede la banca ad applicare le ritenute dovute – oppure in regime dichiarativo, dove è il contribuente a dover portare in dichiarazione dei redditi la contabilità di plusvalenze e minusvalenze, potendo sempre utilizzare le minusvalenze degli ultimi cinque anni – se ce ne sono – a compensazione delle ultime plusvalenze.

L’investitore deve semplicemente allegare alla propria dichiarazione le certificazioni rilasciate dalle banche, quindi tutta la gestione di queste dichiarazioni è piuttosto semplice.

La stessa cosa si potrebbe fare con le vincite estere dei tornei esteri in un pokerista, perché no?

Il giocatore, tenuto a conservare tutte le distinte di incasso dei premi conseguiti, potrà allegare in dichiarazione anche le ricevute di iscrizione ai tornei, che andranno a formare le minusvalenze.
A fine anno si fa il saldo, nel caso di una plusvalenza complessiva, la cifra risultante andrà a formare l’imponibile da tassare al 20%. Nel caso in cui l’ammontare complessivo delle iscrizioni sia superiore alle vincite conseguite, il saldo negativo andrà a formare una minusvalenza che sarà compensabile per i cinque anni successivi, dove tali importi andranno ad abbattere le future plusvalenze.

Non ci sarebbe nulla di complicato, ma a livello normativo come si potrebbe fare a rendere tutto ciò attuabile?

Non sono certo persona qualificata per rispondere a questa domanda, ma credo che la soluzione sia più semplice di quanto si possa immaginare.

Si potrebbe fare una minuscola modifica nei testi di legge che regolamentano il capital gain e fare in modo che tra tutte le tipologie di proventi soggetti a tale tipo di trattamento rientrino anche i proventi conseguiti all’estero tramite giochi e prove di abilita, gli skill games appunto.

Potrebbe bastare un singolo rigo per sistemare una situazione che attualmente scoraggia fortemente il giocatore ad impegnarsi all’estero.

Per il fisco questo sarebbe un innegabile vantaggio, nella situazione attuale il giocatore è scoraggiato dal giocare all’estero a causa di un lacunosa e irragionevole situazione fiscale.

E’ costretto a giocare nei casinò italiani, dove le vincite sono esentasse e quindi non c’è nulla di guadagnato per le casse dello stato. Il Poker Pro non spende il suo denaro nei giochi presenti  al casinò, costringerli a rimanere esclusivamente in tali luoghi per giocare dei tornei porta solo degli svantaggi alle casse dello stato.

Spero che questa mia proposta sia appoggiata dagli operatori del settore, innanzitutto tramite i mass-media, ma anche dai concessionari, che attualmente sono molto limitati nello sfruttamento a livello di marketing dell’appeal di satelliti e promozioni per tornei internazionali, che saranno sempre meno frequentati dai nostri rappresentanti a causa della problematica fiscale.

Prenderò un paese che non solo fa parte della Comunità Europea come il Regno Unito, ma anche dell’Eurozona.

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