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Dario Alioto in volo per le World Series Of Poker: ‘Obiettivo Player of the year, meglio del braccialetto’

In volo verso Las Vegas, destinazione World Series Of Poker in queste ore c’è Dario ‘Ryu’ Alioto, capitano del team Sisal Poker e uno dei campioni del mondo italiani dopo il trionfo alle Wsope nella sua specialità preferita, il Pot Limit Omaha.

E Alioto ha già fissato i suoi obiettivi: il ‘Poy’, Player of The Year e, ovviamente, un bracelet vista la grandissima mole di eventi che giocherà: “Giocherò dai 24 ai 25 eventi, ovviamente dipende da come andranno alcuni tornei che potrebbero, si spera, impiegarmi più giorni.

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La grande novità è che giocherò il mio primo heads up alle Wsop anche se si tratterà di un evento particolare, da 3,000 dollari e mixed, hold’em e omaha, un format che mi piace tantissimo”.

Qualche dubbio, come lo scorso anno, sull’evento da 50,000 dollari mixed: “E’ forse l’unico che non sono sicuro di giocare. Ovviamente se ho già vinto molto e sono in forma non dovrei avere problemi. Ed è anche l’unico evento sul quale influirà molto il cambio euro/dollaro. Se l’anno scorso era vantaggiosissimo, quest’anno molti meno punti percentuali potrebbero influire”.

Per Alioto non è il braccialetto il sogno della carriera e invita tutti alla riflessione: “All’inizio sì, è una vera ambizione e vincerne tanti sarebbe ovviamente un risultato straordinario. Tuttavia vincere il ranking player of the year è di sicuro più indicativo per la skill di un giocatore di poker. L’anno scorso non ero messo male poi Jason Mercier e Ben Lamb fecero numeri pazzeschi. Non dico che potrei ritirarmi raggiunto quel risultato ma chissà”.

Poi un piccolo segreto svelato: “Non mi pongo mai degli obiettivi perchè è stupido e si rischia di mettersi delle pressioni da soli”.

Una tirata d’orecchi a tanti players: “Bisogna essere soddisfatti dei risultati che si raggiungono. Molti colleghi e tanti giocatori non si accontentano mai ma questo è sbagliatissimo: un quinto posto al mondiale sarebbe spettacolare e non una sconfitta”, conclude Alioto.

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