Il gioco è vietato ai minori di anni 18.
Giocare troppo può causare dipendenza patologica.

Dario De Toffoli: ‘Ecco perché l’allineamento delle tasse del poker online è folle’

“Il problema italiano non è per nulla il poker online, l’emergenza gioco d’azzardo riguarda in massima parte le slot machine e la criminalità organizzata che ne gestisce una buona fetta. È quello il settore che va urgentemente regolamentato, come per esempio tenta di fare una proposta di legge di iniziativa popolare, elaborata seriamente e che ha già trovato l’appoggio di molti sindaci.

Ne parleremo, vi accenno solo che nella sua quarantina di pagine di stesura, trattando di giochi d’azzardo, il poker non è nemmeno nominato”. Dario De Toffoli, esperto di poker e strategie applicate ai giochi, lancia la sua invettiva su Il Fatto Quotidiano contro l’emendamento alla legge di stabilità di Luigi Bobba e Michele Anzaldi del Pd, che vorrebbero allineare tutte le tasse sul gioco d’azzardo ad una stessa aliquota, poker online compreso.

 

De Toffoli spiega anche perché una proposta del genere è insensata sotto il punto di vista di una logica di mercato quanto meno ragionevole.

Sul poker da torneo lo Stato incassa il 3% su ogni torneo, mentre il gestore è autorizzato a fare una trattenuta complessiva fino a un massimo del 20% sulle quote di iscrizione. In realtà in genere non si va oltre il 10% (anzi a volte si sta sotto). Ricapitolando e approssimando: se abbiamo pagato 100: 90 va in montepremi, 7 al gestore e 3 allo Stato. In altre parole, lo Stato già prende in media il 30% (cioè 3) di quanto incassa il gestore (cioè 10).
Tenete presente che quel 7% per il gestore non è poi così esagerato, la complessità (e le spese) per gestire una piattaforma dove giocano contemporaneamente migliaia di giocatori sono enormi e la maggior parte gioca per pochi centesimi.
Dalla parte dei giocatori avere una trattenuta (rake) del 10% è un limite difficilmente valicabile, perché già così per andare in pari e recuperare il rake, dovrebbero avere una percentuale di vittoria del 56% contro il 44% di sconfitte. Vi risparmio la dimostrazione matematica, ma fidatevi, per non rimetterci già così bisogna vincere sensibilmente di più di quanto non si perda.
Ora sembrerebbe che, in base alla citata proposta, la tassazione dovrebbe passare dal 3% al 10%. Non si vede come questo potrebbe avvenire “senza alcun aggravio per i cittadini giocatori”, perché come abbiamo visto il 10% è già la trattenuta complessiva e non credo che alcun gestore sarebbe disposto a operare per beneficenza.

Se davvero entrasse in vigore questa nuova tassazione, ciò che verosimilmente potrebbe succedere è che le trattenute complessive salirebbero al 15-20%; nessun giocatore potrebbe più vincere perché per andare in attivo dovrebbe vincere 2 volte su 3, il che non è verosimile; il poker online di conseguenza collasserebbe e lo Stato non incasserebbe più nulla dal settore; si perderebbero posti di lavoro e in tanti finirebbero a giocare su piattaforme estere, che oggi nel nostro paese sono considerate illegali.
E nel cosiddetto cash game (cioè il poker direttamente per denaro e non in forma di torneo)? Attualmente lo Stato già si tiene il 20% di quanto “rastrella” il gestore colpo dopo colpo.L’incompetenza del duo di proponenti è palese, farebbero prima a chiedere di vietare il poker online, sarebbe una scelta meno ipocrita”.

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