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Filippo Candio: ‘Giù le mani dagli October Nine, è un tavolo che cambia completamente la visione del gioco”

“Gli October Nine sono degli eroi popolari che realizzano il sogno di tutti in questo gioco e cioè arrivare a giocarsi il titolo mondiale. L’approccio al final table è frutto di uno studio che dura mesi e non si arriva lì impreparati. Alla fine ha vinto Greg Merson, il player che credevo favorito e molte critiche arrivate a questi players, specie dai pro del settore, sono fuori luogo. Bisognerebbe pensarci due volte e guardare ai propri risultati prima di sparare a zero su chi sta giocando un tavolo del genere”. Parola di Filippo Candio, unico player italiano ad aver raggiunto il tavolo finale delle World Series Of Poker chiudendo in quarta posizione e sfiorando il titolo mondiale nel 2010.

Da Malta, Filippo parla di questo final table a Gioconews.it senza peli sulla lingua, ovviamente.

Una marea di critiche sono piovute addosso ai nove protagonisti di questo tavolo finale: giuste o sbagliate? “Premetto che non ho avuto il tempo di seguire tutto il final table, una maratona vera e propria. Non ne ho avuto l’opportunità per varie ragioni altrimenti l’avrei visto. Detto questo noto con dispiacere che c’è sempre un accanimento nei confronti dei players che sono arrivati al final table. Forse vedere in tv un tavolo di questo tipo mostra com’è realmente lo sviluppo del gioco e in molti sono abituati a vedere solo highlights e showdown. Forse le critiche sono dovute anche a quello”.

C’è chi critica molto i tantissimi limp/flat, la mancanza di coraggio da parte di alcuni players, i lunghi pensieri nelle 399 mani giocatecandio al tavolo da stanotte alle 14 di oggi: “Sì, d’accordo, è durato tantissimo ma in Icm (indipendent chip model) ogni buio sposta valori da 30,000/40,000 dollari e i premi sono quello che sono. Il limp/flat preflop non deve essere giudicato sbagliato e non è per forza sbagliata come mossa. Specie se sei bravissimo post flop. In questo gioco si prendono spesso decisioni che ‘in game’ possono sembrare corrette e intelligenti ma che spesso si risolvono in un fallimento totale a favore dell’avversario”.

Al tavolo finale del 2010 la storia era differente no? “In fase di studio avevo pensato di limpare qualche mano, specie da posizione. E’ una tattica che può essere usata se ti aspetti una 3bet quasi tutte le mani. Altrimenti sei costretto a 4bettare resti con mani medie ma non mi sembra una mossa intelligente no? Evidentemente in questo tavolo tutti si sono adattati a questa situazione e così si sono tutti chiusi in un gioco ancor più tight”.

Ed era anche un tavolo molto più competitivo di questo: “Era durissimo e non credo che ci siano stati altri tavoli così forti negli ultimi anni alle Wsop. Da Mizrachi a Cheong, il campione Duhamel ma anche Jason Senti che era stato coachato per mesi da Phil Galfond ma in generale anche gli altri erano ossi duri”, e ovviamente il nostro Candio.

La domanda da 8 milioni di dollari: cosa si prova a stare sul palco del teatro del Rio e giocare a poker in quel tavolo? Può influire pesantemente sul mindset? “Cambia tutto. E staremmo qui ore a parlarne. Cambia la visione che puoi avere di questo gioco e avendo tantissimi giorni per prepararti possono cambiare notevolmente le tue strategie. In ogni caso chi è arrivato lì non va insultato e criticato a caso, specie se a farlo sono i pro di questo gioco”.

Nel commento di POKERItalia24, Max Pescatori ha dichiarato apertamente che questi giocatori erano davvero scarsi: “Sicuramente il Pesca lo avrà detto con cognizione di causa e con simpatia ma anche perché si sarà annoiato tutte quelle ore a commentare (ride Filippo, ndr). Però vorrei ricordare a lui quel call con King high a Nova Gorica alla Notte del Poker (set di Donne di Candio battuto da scala runner runner di Pescatori dopo essere arrivati ai resti sul flop, ndr) che era una decisione particolare, forse sbagliata e poi premiata dal board. Non per questo Pescatori è stato giudicato un player scarso. Del resto è lui ad aver detto che “per vincere dei tornei bisogna anche rischiare”. E lui che ha vinto due braccialetti dovrebbe sapere cosa vuol dire ritrovarsi in certe situazioni e prendere delle decisioni di gioco che vanno anche fuori dai canoni della disciplina”.

Tante critiche anche alla mano finale (forse giustificate solo dal fatto che l’heads up alla fine è stato rapidissimo rispetto alla modalità 3handed) che a noi ha ricordato molto quella in cui sei uscito proprio dal main Wsop contro Cheong: “Ecco, parliamone di questa mano, analizziamola, ma non voglio più sentir dire che chi arriva a quel punto è un ritardato. Sì il ragionamento che ha fatto Sylvia su questo spot può essere lo stesso che feci io e infatti ha sbagliato anche se avrà avuto i suoi motivi. Il call è un po’ speewy visto che avevano ancora molti bb in heads up e ha molti punti critici ma non è nulla di così assurdo. Il gioco, insomma è questo e sarebbe stato lo stesso se al tavolo ci fosse stato Ivey, Pescatori o Roccoge. Non mi sento di giudicare negativamente questi finalisti”.

Insomma perché accanirsi così, secondo Candio? “Evitiamo di sparlare a caso. Se lo fa un giocatore medio mi sta bene ma non accetto che lo facciano tanti pro italiani che dovrebbero sapere cosa significa questo gioco. Forse è meglio frenarsi e guardare le proprie vittorie prima di sparare a zero. Ci si dimentica che per arrivare lì ci sono 8 giorni durissimi e una preparazione altrettanto importante. Quindi massimo rispetto per gli Ocotober o November Niner che siano!”.

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