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Garantiti e scandalo Partouche: come negare l’evidenza e a subire sono solo i poker players

La debacle dell’evento francese Partouche Poker Tour ha iniziato a fare le prime vittime probabilmente nella caccia ai responsabili del fallimento: ecco cadere per prima la testa di Jean-Jacques Ichai, Direttore Marketing del Groupe Partouche Poker che però si è dimesso spontaneamente. Roba da rivoluzione francese con il magnate Partouche pronto a fare piazza pulita di chi lo tradisce e lo contraddice. E le somiglianze con il caso che tiene banco in Italia sono piuttosto evidenti mentre sullo sfondo i players, uniche vittime vere di tutte queste bugie, guardano attoniti le peripezie di questi ‘signori’.

L’ENNESIMA PROVA CHE SMENTISCE PATRICK PARTOUCHE SBARCA SU YOUTUBE

Le prove sul web e i fatti di ieri

Le dimissioni arrivano sulla scia di una smentita dello stesso Ichai che ha smentito la sua direzione circa l’esistenza dell’ormai famoso montepremi garantito da 5 milioni di € per il torneo che si sta svolgendo con un montepremi comunque elevato (4,2 milioni di euro) ma privo di 800,000 euro che avrebbe dovuto versare il casinò.

Ma il presidente Patrick Partouche, ieri in mezzo ai fischi, ha fortemente negato il garantito ed è stato polemico nel denunciare i giocatori che insistevano che esistesse. Per poi annullare un evento che, in ogni caso, ha perduto ormai ogni briciolo di credibilità.

Oltre alle tracce rimaste su Google, è ancora più schiacciante un’intervista rilasciata da Ichai che è stata postata su YouTube. E Ichai ribadisce in tempi non sospetti che c’era un montepremi garantito da 5 milioni di euro e spiega anche al presentatore che “la garanzia significa che non importa quanti giocatori parteciperanno all’evento, garantiamo comunque cinque milioni di euro e 1 milione al primo classificato”.

Ichai ha informato delle sue dimissioni su Facebook, ma ha successivamente rimosso e cambiato le impostazioni di protezione. Il testo ufficiale delle dimissioni è sulla pagina del gruppo Partouche con lettera di Ichai che assolve Patrick Partouche da ogni responsabilità: “Non ho alcun ricordo di essere andato in TV ad annunciare una garanzia per questo torneo. Devo le mie scuse al presidente e il suo discorso è stato coerente i fatti accaduti. Dopo questo, io vi presento le mie dimissioni dal ruolo ricoperto nel gruppo Partouche”.

Insomma sembra di vivere in una dittatura. Neanche nel mondo dipinto da George Orwell esisteva questa dittatura del pensiero e delle parole. Guai a contraddire Patrick Partouche, pena la ‘morte’, perlomeno aziendale.

In tutto questo a rimetterci continuano ad essere i players che non ottengono mai una risposta definitiva. Come nel caso che tiene banco in Italia: tutti smentiscono tutto e tutti e non si trova un responsabile. E i giocatori cosa devono fare se non attendere l’esito dei loro reclami? Senza tutele, senza rispetto. Il mondo del poker non è uno scherzo o roba da bisca. Qui si perde la credibilità e non si va da nessuna parte.

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