Il gioco è vietato ai minori di anni 18.
Giocare troppo può causare dipendenza patologica.

Gianluca Marcucci: ‘Wsop irrinunciabili ma devo limitare i miei limiti al tavolo da poker’

La grande e unica verità nel gioco Texas Hold’em è che ogni decisione, come anche nella vita, non passa mai attraverso certezze, ma attraverso probabilità accettabili. Questo non riguarda solo il poker giocato al tavolo, ma anche quello pensato. Quello che ti dovrebbe far riflettere e guardare sempre con un occhio i risultati e con l’altro il bankroll.

In questi 6 anni emozionanti di viaggi e tornei ho incontrato tanta gente. C’era chi giocava per trovare la sua strada e chi per dimenticarsi di quella che stava percorrendo, ma anche chi credeva di averla trovata una strada ed era talmente preso dalla necessità compulsiva di mostrarla a se stesso da non accorgersi che non si trattava della strada giusta. Poi c’era chi lo faceva per dimostrare qualcosa. Che cosa poi? Non si sa. Qualcuno lo chiamava “lavoro” e giocava per stupire, altri per arrivare. Si, ma dove? Magari fino a “non aver più nulla da dimostrare”.
Quante volte mi è capitato di leggerlo o sentirlo dire e quante volte ci ho sorriso sopra osservando le certezze di alcuni giocatori sciogliersi più rapidamente di un cubetto di ghiaccio al sole.
Tantissimi sono coloro che hanno iniziato e molti quelli che, per una ragione o per l’altra, alla fine hanno anche deciso di smettere. E credo che quando si smette di solito il motivo sia sempre lo stesso.
Succede spesso che sui social network qualcuno mi chieda il perché io abbia deciso di non giocare più con la stessa intensità di prima. La risposta è molto semplice. A un certo punto ho cominciato a non fare più risultati, quindi mi sono posto delle domande e nel rispondere ho tracciato i miei limiti. Anche tenendo conto delle deità avverse, che possono in parte giustificare certe eliminazioni, ho comunque capito di non essere abbastanza bravo. Non ha senso quindi giocare compulsivamente nella speranza che arrivi un qualche buon risultato a farmi cambiare idea. Da persona intelligente quale credo di essere, lo ritengo davvero stupido.
Quante volte vittoria e sconfitta si sono fuse e confuse nel tempo piccolo di una singola mano. Quante volte mi sono trovato a occupare una posizione privilegiata rispetto a un avversario che è poi mutata in quell’epilogo che non mi sarei mai aspettato. A volte per colpa della sorte, altre volte solo per dare seguito all’irrefrenabile e insensato fascino di uno scontro fatale.
Oggi, se mi fermo a contarle, mi accorgo che sono troppe le volte in cui ci mi sono spinto oltre vittima dell’inopportuna convinzione di essere migliore e dell’illusoria speranza di non uscire mai sconfitto.
Quindi ho pensato che è meglio concentrarsi su altro e lasciare che il poker torni ad essere un gradevole, emozionante, ma occasionale divertimento.
Cosa vuol dire bravo? Non parlo certo della didattica, che nel poker è essenziale e facilmente acquisibile, ma dell’esperienza e della disciplina mentale necessaria a controllare le supposizioni, le convinzioni e tutte le eccessive emotività.
La più importante delle regole? Imparare a non supporre mai nulla, allenarsi nella vita di tutti i giorni e metterlo in pratica anche nel poker, perché lasciarsi andare a supposizioni, in questo gioco, vuol dire solo andare in cerca di guai. La maggior parte delle supposizioni sono sempre sbagliate, eccessive, fuorvianti e quindi spietatamente fallibili. Si impadroniscono sia del giocatore che dell’uomo, trascinandolo in universo diverso, quello delle sensazioni. Un posto dove la più grande delle “supposizioni” è che tutto ciò che si “suppone” sia fondamentalmente vero.
E l’esperienza? Quella è fondamentale. Bisogna giocare tanto e per farlo purtroppo ci vogliono soldi e risultati. Quelli che non sono riuscito ad avere più negli MTT. Niente testa, nessun piazzamento e conseguente fine dei giochi. Tutto qui.
Questo non vuol dire però abbandonare del tutto questa passione. Se ami il texas hold’em ci sono appuntamenti a cui non puoi mancare e non intendo certo rinunciare alle WSOP. Sono come le olimpiadi e non esistono questioni di “ev” quando si parla del “torneo dei tornei”. Un’esperienza pazzesca dove arriva sempre qualcuno che non ti aspetti e dove la posta in palio è talmente elevata da valerne comunque la pena. Almeno in quella occasione proverò a “limitarli i miei limiti” sperando che per una volta la fortuna faccia il resto.

 

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