Il gioco è vietato ai minori di anni 18.
Giocare troppo può causare dipendenza patologica.

Gli high stakes – passato e futuro

Il poker online a limiti alti ha fatto parecchia strada nel corso relativamente breve della sua esistenza. Da nomi come bad_ip, Fast_Freddie, e pochi altri, che si giocavano piatti da centinaia di migliaia di dollari al 200/400 su quello che era allora il Prima Network, fino alle più grosse superstar del poker che trattano costantemente cifre a sei zeri, a heads up sui tavoli da 500/1000 di Full Tilt. I limiti ed i piatti sembrano crescere costantemente, ma è anche il gioco ad essere cambiato. Se è vero che il No Limit Hold’em continua ad essere la variante più popolare tra le masse, la storia è diversa per l’élite del gioco.

Nell’ultimo anno è stato il Pot Limit Omaha a dominare i tavoli dei più grossi pro, e tranne casi in cui c’era qualche pollo da spennare, il No Limit Hold’em è stato per lo più ignorato. Grazie ad un po’ più di azzardo, più complessità, ed al fatto che il vantaggio nel Hold’em si sta riducendo sempre di più a causa dei numerosissimi libri ed altre fonti di conoscenza ed apprendimento, il PLO sta conoscendo sempre più successo.

“La gente trova il PLO semplicemente più interessante e divertente perché si giocano più mani e ci sono più piatti giocati da più di due giocatori”, spiega il pro finlandese di Full Tilt Patrik Antonius, “il Hold’em è piuttosto noioso senza ante, nel cash, perché molte mani vanno lasciate preflop”.

Con i suoi piatti milionari e le sue enormi altalene diventati sempre più una costante online, sembra che gli abituali frequentatori dei limiti alti siano semplicemente innamorati del PLO e dell’adrenalina che dà. “Praticamente tutti amano rischiare, e nel PLO si rischia tantissimo”, spiega Ashton “Ashman103” Griffin, che questa estate ha dominato i “nosebleed” al PLO. “A volte non è necessario nemmeno pensare.”

Forse è del tutto naturale che il gioco ai livelli più alti stia cambiando. È un trend consolidato anche nel live, come conferma Barry Greenstein, che sostiene di aver visto molti cambiamenti nelle partite nella Bobby’s Room del Bellagio, e che spesso si cambiano un po’ le cose quando ci si comincia ad annoiare. “Sembra sempre che a trarne vantaggio siano i più vecchi ed esperti, quando tiriamo fuori varianti vecchie come il Single Draw Ace-to-Five Lowball.”

“Il PLO ha più possibilità del NLH”, continua Greenstein, “ma è comunque un fatto che le mode seguono i catalizzatori. Su Full Tilt, i catalizzatori per l’azione più grossa sono Gus [Hansen] e David [Benyamine], e loro giocano molto a PLO. Probabilmente giocherebbero anche nelle partite miste, ma i più giovani non riescono ancora a competere in tutte le varianti.

Hansen è d’accordo: “C’è stata una moda nel poker a limiti alti”, dice, “e la gente ha seguito questo tizio chiamato Gus Hansen. Quindi credo che molto presto ci sarà un po’ di azione nel 7-Game mix. Stando ai risultati, sembra davvero che non abbia molto vantaggio a PLO, e so che invece al 7-Game ho già fatto molto bene, quindi per ora questo è il mio piano. Vedremo come andrà” Ed è vero, a quanta pare. I giocatori seguono l’azione, come è successo questa estate con Martonas e poco fa con Isildur1.

C’è anche molta gente che cerca di immaginarsi altre varianti – una lunga discussione è nata in proposito su 2+2, piena di idee nuove. “Ci sono milioni di possibilità”, continua Hansen, “quindi, perché no? So che in questo esatto momento c’è qualcuno che rimugina e cerca di inventarsi il nuovo poker. Qualcosa dovrà pur venir fuori.” Già il poker cinese ha attirato  molti dei pro, anche se per ora solo dal vivo. “Dà dipendenza”, dice Antonius, “quando voglio saziare la mia sete di azzardo, quella è la soluzione”.

Tranquillo come sempre, è Phil Ivey a chiudere questa rassegna di opinioni: “Non mi importa cosa succederà. Mi basta continuare a giocare, ogni giorno. È questo l’importante”

 

fonte: http://www.pokerlistings.com/state-of-the-high-stakes-poker-nation-89871

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