Il gioco è vietato ai minori di anni 18.
Giocare troppo può causare dipendenza patologica.

I giudici di Pesaro: l’assenza della regolamentazione sul poker live non rende illecito il gioco

“A tal fine vengono in questa sede richiamate le sentenze della Corte di Cassazione sul punto, da ritenere pienamente condivisibili, in cui si sottolinea che non integri il reato d’esercizio di gioco d’azzardo l’organizzazione di tornei di poker texano (cd. Texas Hold’em), in quanto i giochi di carte organizzati in forma di torneo, ove la posta in gioco sia costituita esclusivamente dalla quota d’iscrizione (peraltro modesta), sono considerati giochi d’abilità e non d’azzardo;

in particolare la mancanza di una disciplina per il poker sportivo non a distanza non rende illecito il gioco. Profeta Giuseppe viene pertanto assolto dai reati ascrittigli perché il fatto non costituisce reato. Deve essere disposto il dissequestro della somma (3.500 euro circa, ndr) sopra indicata, con restituzione all’avente diritto”.

 

 

FINALMENTE LE MOTIVAZIONI – E’ il passaggio cruciale delle motivazioni della sentenza di cui Gioconews.it ha preso visione in queste ore e dell’esito della quale Giuseppe Profeta, presidente del circolo ‘Velluto Verde’ di Fano, era già stato avvertito lo scorso 5 novembre 2013. Era imputato per gioco d’azzardo, l’articolo 720 del codice penale, perché alcuni giocatori erano stati “colti organizzati in sei tavoli, mentre prendevano parte al gioco d’azzardo”, il 6 settembre del 2010.

SI RIPARTE COL GIOCO – Ci sono voluti tra anni e qualche settimana per ristabilire l’ordine delle cose anche se, dopo questa sentenza, in questi mesi, il Velluto verde è tornato a vivere. “Abbiamo riaperto il locale il 17 novembre. Ora si chiama “Club 2 di picche” a Fano. Ci sono già stati molti controlli ma noi facciamo solo poker sportivo freezeout e non avremo mai problemi con le forze dell’ordine. E sono molto soddisfatto visto che in 3 mesi abbiamo già tantissimi soci e players nel club”, ha spiegato Giuseppe Profeta.

 

I PASSAGGI CRUCIALI DEL RAGIONAMENTO DEI GIUDICI – Un precedente importantissimo quello della Corte di Cassazione citato dai giudizi pesaresi. E tutto questo nonostante vennero sequestrati 3.500 euro in contanti che dovevano andare ai giocatori che si sarebbero piazzati a premio. No re buy e no re entry e i giudici hanno stabilito come d’abilità il tournament organizzato a Fano.
Molto importante l’altro aspetto della sentenza che sancisce per l’ennesima volta che “la mancanza di una disciplina non rende illecito il gioco”. Un passaggio da sottolineare con la ‘penna rossa’ e cerchiare calcando con forza.

COME AL SOLITO PRUDENZA E BUON SENSO – Ovviamente va sottolineato che, questo percorso è lungo e tortuoso e non automatico. Il caso di Profeta è durato 3 anni e 4 mesi e solo dopo l’ottenimento di una sentenza di questo tipo si può giocare forse con piena tranquillità entro i soliti parametri fissati dalla Corte di Cassazione e dalla consuetudine ormai generata nel settore. Di sicuro il precedente importante ed efficace esiste ma non esiste, per il poker live, una certezza delle regole tale da poter rendere immuni gli organizzatori a sequestri e denunce penali.

IL TUNNEL DELLE CONDANNE – Infatti Profeta ci confessava lo scorso novembre: “Non è una sciocchezza essere denunciati per azzardo ma un discorso molto pesante. I giocatori e gli organizzatori devono attivare i legali e sostenere spese per difendersi e tutelarsi. La cosa assurda è che si va ad inanellare un problema che sporca la fedina penale per un torneo da 30-50 euro. Abbiamo caricato la mano proprio sul buy in modesto e l’esagerazione della pena che ci era stata comminata. I giudici sapevano che online si può giocare fino a 250 e prendersi una denuncia per 50 euro è sembrato a tutti fuori luogo. Ci sono dei controsensi un po’ pesanti oltre al vuoto normativo che tutti conosciamo nel poker live”.

MA SI VA AVANTI COSI’ – E’ tuttavia evidente che, qualora venissero informate tutte le Questure e ci fosse una comunicazione migliore forse si eviterebbero perdite di tempo e spese sia da parte di cittadini innocenti e sia da parte dello Stato che spreca tempi di Giustizia e aule di Tribunale per questi procedimenti spesso inutili. Si continua a viaggiare a fari spenti e a vivere alla giornata per un settore che andrebbe regolamentato uscendo dall’utopia di un regime concessorio e perseguendo soluzioni amministrative più adatte ad un prodotto di gioco che non avrebbe senso né per le grandi società di gambling italiane né per gli imprenditori di settore.

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