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Giocare troppo può causare dipendenza patologica.

I problemi di Full Tilt Poker per rimborsare i players italiani: ma nessuno ne parla, né Aams, né il Governo, né Rational Group

La notizia sembra ormai certa, i giocatori statunitensi di Full Tilt, la poker room online chiusa nell’aprile del 2011 dal Dipartimento di Giustizia Usa, potranno presentare la domanda per avere indietro i soldi depositati sui loro conti a partire dal 16 settembre.L’annuncio arriva proprio dalla room e questa notizia desta l’interesse dei players e degli appasionati italiani solo ed esclusivamente per un motivo: ma i rimborsi per i giocatori di casa nostra arriveranno mai?

Intanto sul sito web che la poker room ha messo online per tale procedura (fulltiltpokerclaims.com) si legge che il 16 settembre gli americani troveranno soddisfazione finalmente dopo ben 3 anni di attesa. La fase di rimborso- dopo – che i player avevano visto i loro conti bloccati per l’operazione congiunta di Department of Justice e FBI, che aveva stoppato le operazioni di Full Tilt in Usa, per aver operato contro le leggi sul gioco online – sarà gestita dal Garden City Group che invierà dunque una mail ai giocatori che potranno fare richiesta per riottenere i loro fondi. In totale i rimborsi dei conti statunitensi, dovrebbero amontare a circa 180 milioni di dollari.

Ma siamo sempre a ripetere la solita cantilena: l’Italia quando otterrà i rimborsi? PokerStars.it, che rappresenta la voce ‘italiana’ della Rational Group ltd che ha ormai rilevato anche Full Tilt, non ha mai preso posizione, così come la stessa Full Tilt che ha risolto velocemente in paesi come la Francia dove la vecchia room aveva ottenuto la licenza di gioco. A quel punto era possibile sfruttare quel canale e rimborsare attraverso PokerStars.fr.

Ora che si è sbloccata la procedura americana dove il gioco online è ancora vietato, possibile che in Italia, dove esiste un referente autorevole come PokerStars.it di tutta la ‘faccenda’, non si sia sbloccato ancora nulla? L’idea di incaricare una società specializzata potrebbe essere mutuabile.

Tuttavia nessuno si è mai pronunciato esplicitamente lasciando solo intravedere un mare di problemi attorno alle procedure di rimborso. L’ingombro di fondo è tanto semplice quanto apparentemente insormontabile: questi soldi erano giocati dai players italiani anche in piena ‘epoca dot it’ su una room da considerare illegale per le leggi di casa nostra. Ora far rientrare queste somme sarebbe sì una tutela per quei giocatori a loro volta truffati, ma rappresenterebbe un vero e proprio ‘scudo fiscale pokeristico’ che farebbe rientrare soldi sostanzialmente evasi dai giocatori.

L’ipotesi dei bonus PokerStars, però, poteva essere praticabile. Punti da rigiocare per tramutarli in soldi veri che avrebbero ‘pulito’ queste somme attraverso il pagamento delle tasse di gioco sulla room italiana. Ma Governo, Aams e la stessa room referente sembrano lontanissime da un accordo. Anche se un dubbio sembra crescere sempre di più: questo tema è stato mai trattato dalle parti coinvolte?  

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