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Giocare troppo può causare dipendenza patologica.

Il deputato Adinolfi: ‘Se nessuno lo chiede a gran voce il poker live rischia di non partire mai’

Il poker live? Se qualcuno spingesse e lo richiedesse a gran voce forse qualcosa si sbloccherebbe. Invece il movimento dei pokeristi è totalmente assente e la mia presenza in Parlamento non solo è isolata, ma è anche inutile se qualcuno non mi sfrutta come ‘ariete’”. Mario Adinolfi, giornalista-blogger e deputato del Partito Democratico da alcuni mesi, ribadisce la sua passione per il poker seppur dipingendo un quadro assolutamente non confortante per un settore ormai fermo da 3 anni tra ritardi del Governo, dell’Aams e forse anche per colpa degli addetti ai lavori.

“Naturalmente ci sono problemi ben più gravi per il Paese, questo è scontato. Ma in generale – confida Adinolfi – il clima per il poker non è favorevole. Io mi espongo molto su questo tema ma sono assolutamente isolato in Parlamento e il movimento dei pokeristi non esiste e non si fa sentire”.

Tante le associazioni nate alla chiusura del poker live. Qualcuna si è trasformata in gruppi per promozioni online o di tornei live. Qualcun’altra è scomparsa. Le associazioni di poker live hanno dovuto chiudere e non hanno più molto seguito. Il quadro è deprimente.

Tuttavia c’è chi spinge verso i concessionari per favorire la regolamentazione e tanti imprenditori e giocatori sono costantemente interessati alla nascita del settore regolamentato. Seppur con mille dubbi sulla sostenibilità del poker live.

“In politica funziona che forse qualcosa si fa se c’è qualcuno di organizzato che te lo chiede. Qui invece non lo chiede nessuno tranne me”, prosegue Big Mario.

Altri problemi in vista: “Uno scoglio possono essere le nuove normative al varo e il divieto della pubblicità dei giochi che penalizzerebbe lo start up di un settore nuovo come i tornei dal vivo”.

Ultima fermata: gennaio 2013. “C’è il rischio che anche per quella data ci siano dei problemi”, sostiene il deputato PD.

Ma non tutto è perduto. Basterebbe unirsi, a patto che a qualcuno questo gioco dal vivo interessi ancora: “Serve una mobilitazione vera sapendo che c’è un pokerista vero in Parlamento che può fare da testa d’ariete del movimento. Ma se vengo lasciato isolato e devo beccarmi solo le critiche dai giornali per aver giocato l’Ipt allora non ha molto senso proseguire su questa strada”, conclude amareggiato Adinolfi per l’ennesimo attacco strumentale di un giornalista che non vedeva l’ora di criticare la poker mania del politico della sponda avversa.

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