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Il grande freddo del poker online, nel trimestre cala sia il torneo che il cash game

A marzo 2013 la spesa dei giocatori nel poker a torneo online è stata di 9.222.310 milioni di euro, il 31,1 percento in meno rispetto allo stesso mese del 2012. Una flessione notevole, ma minore rispetto all’intero trimestre, che si chiude con una spesa di 28.732.382 euro, il 36,4 percento in meno (meno 33,5 a gennaio, meno 44 percento a febbraio). Va peggio per ciò che riguarda il poker cash: a marzo sono stati spesi per questa modalità di gioco online 13.499.820 euro, il 32,4 percento in meno rispetto a marzo 2012. Nel trimestre la spesa è scesa complessivamente del 34,6 percento ed è stata pari a 43.137.382 euro (meno 35,2 percento a gennaio, meno 36 a febbraio).

Come spiega Aams, i motivi del calo sono essenzialmente due: la diminuzione generalizzata della spesa in giochi in Italia e, come detto, il calo di popolarità del poker online in Europa

LA CONTRAZIONE E’ GENERALIZZATA – Al netto del recupero di gioco illegale, il settore del gioco on-line sta attraversando, già a partire dal 2011, una fase di contrazione sensibile della spesa, in misura più che proporzionale rispetto al calo dei consumi delle famiglie italiane, e si inserisce in un contesto di diminuzione della spesa per tutti i giochi con vincita in denaro. L’emersione del gioco on-line dal “nero”, in questo contesto, ha reso la contrazione meno evidente.

Il consistente recupero di gioco irregolare è stato reso possibile grazie alla differenziazione del modello di imposizione fiscale sui giochi a distanza, tale da renderlo compatibile con le caratteristiche tecniche dei diversi giochi. In particolare, con il decreto legge n. 39 del 2009, è stata introdotta, per la prima volta nell’ordinamento italiano, l’imposta del 20 per cento sulla raccolta netta (raccolta meno vincite), sui giochi ‘poker cash’ e ‘casinò’, mentre è rimasta invariata l’imposta del 3 per cento sulla raccolta per i giochi di abilità. Il modello di tassazione adottato è l’unico che permette l’offerta di versioni 'legali' di questi giochi che abbiano payout concorrenziali con quelli non regolamentati. Un diverso modello comporterebbe necessariamente l’abbassamento dei payout e, conseguentemente, una sorta di ‘fuga dei capitali’ dei giocatori verso i siti non autorizzati, anche se legittimi in altre giurisdizioni.

UN MODELLO DA SEGUIRE – La positiva esperienza italiana nella complessa attività di regolamentazione dei giochi on-line, e in particolare l’adozione di diversi e nuovi criteri di tassazione, rappresentano un modello a cui diverse altre giurisdizioni europee si sono ispirate o si stanno ispirando, sia per quanto riguarda l’apertura dei rispettivi mercati, sia per la revisione delle regole esistenti. Inoltre il sistema italiano di regolamentazione rappresenta un caso oggetto di attento studio da parte del gruppo di esperti che la Commissione Europea ha recentemente istituito, in seguito alla pubblicazione del ‘Libro verde sul gioco d’azzardo on-line’, allo scopo di preparare i possibili futuri interventi comunitari in questo settore.

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