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Il poker in Belgio nel mirino dell’action plan Ue: ma Naessens a Roma è stato chiaro

Come risponderà il Belgio alle sollecitazioni della Commissione Europea sui chiarimenti richiesti sulla normativa nazionale del Paese su poker e gaming online? L’Europa vuole vederci chiaro sulle regole in vigore nello stato membro, specie dopo il fermo di Norbert Teufelberger, co-ceo di bwin.party che ha spinto tutte le più grandi società di gaming a consociarsi e a spedire quindi una lettera di chiarimenti all’Europa.

In realtà l’Ue aveva già chiesto tutto questo al Belgio perché nel piano d’azione sul gambling lanciato dall’Europa, ci sono una serie di richieste agli stati membri che non hanno ancora intrapreso una strada di regolamentazione chiara.

Sono state chieste informazioni “di diritto e di fatto” così da verificare la compatibilità con il diritto comunitario.

Ma Peter Naessens, capo della Regulatory Advice, Research & Development della Belgian Gaming Commission, a Roma, al convegno di Business International di cui Gioconews.it era media partner, è stato chiarissimo: “Abbiamo ricevuto una serie di critiche per il nostro monopolio con 20 siti autorizzati e ci dicono di essere protezionisti. Ma gli operatori belgi sono una minoranza e Pokerstars non ha neanche una sede in Belgio, non si sa neanche dove ha la sede centrale”. E ancora: “Non capiamo le critiche che ci rivolgono. Qualcuno dice che la legge è applicata troppo pesantemente. Ma ci sono società che operano illegalmente e dobbiamo fermarli. Alcuni si rifiutano di accettare la nostra legge democratica. Critiche inutili anche dal punto di vista legale. Non vogliamo che ci sia un problema del nostro mercato. L’action Plan Ue è la chiave. Deve esserci un clima di fiducia per arrivare ad una regolamentazione comune. Abbiamo lanciato una piattaforma regolatori a europea, non è facile ma l’Ue deve aiutarci e sostenere queste azioni. In Belgio abbiamo delle aziende che seguono le regole ma vogliamo che tutti rispettino le nostre leggi”.

Forse sarà l’Europa a dover fare maggiore chiarezza? Forse la rigirità di alcuni stati membri sta proprio nell’incertezza delle regole e nel timore che questo stato di confusione generi danni alle normative nazionali.

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