Il gioco è vietato ai minori di anni 18.
Giocare troppo può causare dipendenza patologica.

Il poker online francese chiede la liquidità internazionale ma asfissia di tasse i suoi players

Proprio il giorno successivo all’ammissione del loro ente regolatore, l’Arjel, che si sta avviando un percorso per la modifica della norma statale sul gioco online così da permettere l’apertura della ‘pool’ nazionale e di guardare agli accordi bilaterali con gli altri stati regolamentati, arriva lo sfogo dei giocatori d’Oltralpe asfissiati dalle tasse e dal Fisco.

Il poker online francese, come è ormai risaputo, prevede tassazioni non competitive per i players e pochi margini per le poker room. Da qui la chiusura di quest’ultime e una liquidità già in calo.

Aams e Arjel al lavoro per un poker online condiviso e i francesi aspettano una norma ad hoc

Se in più aggiungiamo che il gioco interno ha già visto trionfare gli squali sui pesci francesi, la situazione non è affatto confortevole.

Inoltre il Fisco se la sta prendendo con i migliori 100 giocatori di poker in Francia, almeno quelli che col poker ci vivono. Siete professionisti? Allora dovete anche pagare le tasse: l’assunto del ‘Fisc’ francese. E giù con verifiche e cartelle esattoriali.

Il pro Jerome Zerbib sta ricorrendo contro il Fisco così come tutti i suoi colleghi. Philippe Ktorza è anch’egli in pieno controllo fiscale e l’ispettore del Fisco ha dedotto velocemente che giocare per tante ore al giorno e dedicarsi a tempo pieno a questo gioco assomiglia tanto ad un’attività professionale. Il risultato è una pesante sanzione amministrativa per far emergere il ‘lavoro sommerso’ e una serie di nuove tasse che dovrà pagare in futuro e che rischiano di compomettere pesantemente i suoi benefici provenienti proprio dal gioco. Assurdo che anche i players online debbano pagare ancora tasse dopo essere stati già sottoposti al prelievo erariale alla fonte proprio come in Italia.

Tuttavia queste norme stanno portando tantissimi player francesi al di fuori del territorio nazionale ovviamente per sfuggire alla pressione fiscale francese. Come al solito l’elevata pressione fiscale, e naturalmente iniqua per i cittadini, crea effetti decisamente contrari e soprattutto non ha effetti benefici neanche nelle tasche dell’erario.

Ma non tutti possono lasciare casa, affetti e magari altre attività per giocare a poker ed eludere le tasse. In molti piano piano smetteranno di giocare non raggiungendo margini accettabili e a rimetterci saranno anche le room e, ripercorrendo indietro la filiera, anche il Fisco che non otterrà più un euro da questi players giustamente contrariati per gli evidenti svantaggi.

Il mondo del gioco francese sta chiedendo aiuto ad avvocati fiscalisti per salvare il salvabile. A questo punto aprire le frontiere all’Italia, alla Spagna e ad altri stati Ue che senso avrebbe se la pressione fiscale non dovesse scendere o, quantomeno, uniformarsi a quella italiana decisamente più equa?

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