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Il poker online lasciato allo sbando dai concessionari italiani. Le ultime conferme da Enada Rimini

Lo diciamo e lo sosteniamo da diverso tempo: il poker online in Italia va male per tanti motivi (crisi, calo effetto moda, liquidità nazionale limitata, turnover ormai inesistente tra vecchi e nuovi iscritti) ma soprattutto per la sciatteria e la mala gestione di tanti operatori italiani tra room, network e concessionarie che in questi anni si sono rovinati a distruggere il giochino.

Un’ultima conferma la fiera dei giochi di Enada Rimini andata in archivio venerdì scorso dopo una tre giorni di incontri ed esposizione. Ebbene anche tra gli stand di Rimini Fiera è andato in onda lo spettacolo avvilente della crisi del poker. Intendiamoci, le aziende hanno spinto molto negli anni passati sul poker, allestendo vere e proprie aree di gioco, tavoli e tornei live promozionali. Dappertutto c’erano chips, carte, giocatori e postazioni live o online. Ovviamente passata la fase del lancio c’era da aspettarselo che si verificasse un calo di presenza di questa disciplina tra gli stand.

C’era da aspettarlo ma non in questo modo. A parte HBG Smartpoker che ha riservato una parte dello stand ad un tavolo da poker (sempre pieno zeppo) dove si giocavano dei freeroll con bonus in palio per l’online, altre concessionarie italiane non hanno quasi menzionato questa disciplina nei loro spazi espositivi.

Perché ignorare in questo modo uno dei prodotti principali del gambling online? E‘ messo davvero così male il poker d’Italia? Sì, ok, i dati sono in calo e anche nel 2014 cash ed mtt online continuano a scendere quando qualcuno sperava almeno in una stabilità. Ma nel lungo periodo questa disciplina, se cresce anche la giusta cultura attorno al prodotto, è l’unica che può garantire una redditività continua grazie alla community e alle skills che servono per vivere e sopravvivere tra i tavoli da gioco. La storia ci insegna che il poker live e quello online sono giochi che hanno già dimostrato una longevità notevole rispetto ad altri. Alla fine a poker si gioca sempre e comunque da oltre 15 anni e il settore è esploso e quindi maturato in una timeline di almeno 10 anni se parliamo del poker legale e sul territorio italiano con i famigerati circoli e club.

Quindi, ribadiamo: perché cancellare del tutto il gioco dalla fiera ma anche dal budgeting delle imprese principali? O quantomeno effettuare dei tagli spaventosi da questo punto di vista? La sensazione è che gli operatori italiani abbiano erroneamente pensato di poter raccogliere sempre e per sempre quei dati del boom del lancio degli mtt e quindi del poker cash. E che lo abbiano fatto con un po’ di approssimazione senza gestire con continuità le strutture di gioco e senza curare il cliente fidelizzando i maggiori ‘produttori di rake’ e in generale tutti gli appassionati.

Care aziende italiane, non smettete di credere nel poker perché mollare ora la presa significa rovinare un settore intero che, come detto, può rimanere vivo per moltissimi anni. Quindi è auspicabile una riconsiderazione complessiva degli investimenti nel settore che può tornare a cresce o, comunque, a sopravvivere ancora molto a lungo se si investe sui poker player e sulla comunicazione.  

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