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Il Secolo XIX e il fedele dipinto del poker e dei players di Genova

Per onestà e giustizia dobbiamo sottolineare con evidenziatore e penna rossa l’ottimo articolo realizzato dai colleghi del Secolo XIX di Genova che hanno messo in luce la scuola pokeristica ligure senza mettere filtri o distorcere la realtà al solo scopo di fare notizia.

Spesso sottolineiamo gli errori (o attacchi strumentali e gratuiti) e le castronerie dei media generalisti, stavolta giù il cappello per un pezzo che racconta delle storie senza puntare il dito. Sarà poi il lettore a farsi la sua opinione senza gridare tutte le volte allo scandalo.
E così ecco snocciolate le storie di Palumbo, Bendinelli, Bonelli e altri players che hanno lasciato e continuano a lasciare il segno in questo settore.

 

“È genovese Rocco Palumbo, uno dei “top player” italiani, che nel 2012 ha conquistato il tetto del mondo vincendo le world series of poker a Las Vegas (sono solo 6 gli italiani ad aver vinto un braccialetto Wsop), ha ritirato il premio di oltre 460 mila dollari con la platea di colleghi italiani che cantavano l’inno di Mameli e per confrontarsi con il mondo si è trasferito da Genova a Nova Gorica, in Slovenia, visto che la legislazione italiana prevede che non sia possibile iscriversi a tornei online sui domini .com e quindi poter giocare con una platea molto più ampia”, dicono di Roccoge.

E ancora: “Nel 2013 Palumbo ha vinto la prova del World poker tour di Venezia, primo italiano a fare l’accoppiata Wpt-Wsop. Tra i genovesi che hanno fatto del poker il loro lavoro ci sono anche Matteo Bonelli, ingegnere, che ha lasciato un posto in una grande azienda per trasferirsi a Las Palmas, nelle Canarie («ma sto pensando di tornare a Genova», svela) e Attilio Innocenti, che si è specializzato nel cash game in cui non c’è una quota di iscrizione prestabilita. Sedersi ogni sera davanti al pc è un impegno mentale notevole e incide sulla vita quotidiana di una persona, il bioritmo cambia e si rischia di non avere tanta vita sociale. A svelarlo è un altro dei professionisti che vivono a Genova: Paolo Cavanna, 24 anni, ha cominciato a giocare nel 2008 ed è diventato professionista nel 2013: “Lavoravo come cameriere a Londra in un ristorante italiano, ho conosciuto lì Giuliano Bendinelli, un altro pro genovese che vive nella City. Mi sono appassionato subito e ho iniziato a vincere. Si comincia alle 22 e si finisce alle 4 o alle 5 di solito, a volte gioco anche al pomeriggio, diventa difficile vedere i tuoi amici”.

Un pezzo scritto senza esaltare i facili guadagni, anzi: “Non è come una normale piccola azienda autonoma, dove se tutto va bene e i guadagni ci sono finisce lì – avverte Palumbo – gli errori di gestione fanno dei disastri su cui non si può tornare indietro. La maggior parte dei professionisti non regge per mancanza di disciplina, molto spesso perché nessuno lo interpreta come un vero lavoro. Il rischio diventa quello della ludopatia”.

GiocoNews

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