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Il surf e il tilt

Traduciamo un post dal blog di Andrew “Baluga” Seidman, che usa il surf come ennesima metafora per il poker.

Come va gente? Sono nella bellissima Troncones, in Messico, che mi riposo sulla spiaggia dopo un pomeriggio di surf al sole. In realtà, il surf non è andato per niente bene. Negli ultimi giorni, ad ogni surfata prendevo un casino di onde ed era stupendo, mi sentivo un re. Oggi invece, per qualche ragione, ero fuori posizione su tantissime onde, e continuavo a cadere. Malino, anche. Su una mi sono fatto anche male al ginocchio.

La mia prima reazione è stata di frustrazione. Ho cercato di adattare la mia surfata meglio che potevo, portandomi un po’ più avanti sulla tavola, o un po’ più indietro, a saltare nell’onda un po’ prima o un po’ dopo, ma non serviva a niente. Tendevo solo a frustrarmi sempre di più.

Comunque, ogni volta che cadevo, mi giravo e vedevo una spiaggia bellissima e solitaria, bianchissima e circondata da palme. Pesci che mi nuotavano attorno. Ed allora la frustrazione se ne andava, ed ero di nuovo pronto per la prossima onda.

Ed alla fine, mentre uscivo dall’acqua per sedermi in veranda e godermi la vista, ho capito quanto il poker sia simile al surf. Bisogna guardare il generale, non il particolare.

Nel poker, la maggior parte del gioco è fuori dal vostro controllo. Conoscete le vostre due carte e potete decidere cosa fare. Non sapete, invece, né che carte hanno ne che mosse faranno i vostri avversari. Non avete nemmeno il controllo sulla fortuna. Quindi, in sostanza, non potete fare più di tanto.

Molti giocatori rimangono bloccati da cose che non possono controllare. C’è una specie di sensazione di aver diritto a qualcosa – “Io avevo AA e lui TT, quindi mi meritavo di vincere il piatto.” Nessuno si merita niente nel poker. Solo perché esco con la mia tavola e do il mio meglio non significa che mi meriti una grande sessione. Molte di queste cose sono fuori dal nostro controllo.

Quindi, quando qualcuno vi batte con TT contro AA perché centra il set, guardate il generale. Quella situazione non significa davvero NIENTE. ZERO. Da nessun punto di vista. Proprio come quando perdo un’onda. Ci sono infinite altre onde in arrivo. L’importante è che facciate del vostro meglio e che guardiate al lungo termine. Anche il poker ha dei paesaggi stupendi, se guardate oltre agli alberi per vedere il bosco. (Ok, qua sto mescolando le metafore haha)

Poi ancora, un discorsetto sull’ego. L’ego limita molti giocatori. Se ne volete una prova, guardate al 90% delle partite al 5/10. Chiedetevi chi è che davvero si fa i soldi là. Chiedetevi come mai, benché ci siano tre partite al 10/20 ma quindici al 5/10, sono i giocatori del 10/20 a fare più soldi. Perdere un’onda non è un affronto al mio ego – può succedere. Perdere venti buy in di fila non è un affronto al mio ego – può succedere. Gestitevela nel modo più appropriato e ragionate nel lungo termine.

Il mio grande amico Leon, che molti conosceranno come yvesaint, ha descritto il poker così:”Ogni giorno, giochi a scacchi per un dollaro, e lanci una moneta per dieci. In un mese puoi essere sopra di molto, ma alla fine dell’anno vince chi è più bravo a scacchi.”

Quando andate all in preflop con AA e l’altro gira KK, ottimo. La mano è finita. Davvero. Chi se ne frega di cosa succede. No, seriamente, chiedetevi: perché dovrebbe importarmene qualcosa? Quella parte non conta niente. Magari perderete l’onda. Magari ne perderete troppissime, più di quanto vi sembri giusto. Alzatevi e cercatene un’altra. Che questa vi vada bene o no, alla fine della giornata vi sentirete benissimo.

 

 

fonte: http://balugabay.com/?p=31

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