Il gioco è vietato ai minori di anni 18.
Giocare troppo può causare dipendenza patologica.

Il Tar Lazio conferma la chiusura del Fight Poker Club di Roma: il gioco è riservato allo Stato e alle licenze Aams

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima Ter) lo scorso 9 ottobre ha respinto il ricorso dell’Associazione Sportiva Dilettantistica Fight Poker Club, presentato per cercare di annullare il provvedimento emesso dalla Questura di Roma lo scorso 2 luglio 2012, che imponeva “la cessazione immediata dell’attività di circolo privato denominata “Fight poker club” sita in Roma via Enrico dal Pozzo 5-7-9, con conseguente chiusura del locale e di ogni altro atto indicato nell’epigrafe del ricorso”.wInoltre “l’Associazione ricorrente è condannata al pagamento in favore dell’Amministrazione delle spese ed onorari di giudizio che liquida in complessivi euro 2000,00 (duemila/00). E ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa”.

Un altro colpo al poker live italiano che contraddice però le pronunce dei tribunali pugliesi che avevano invece ‘giustificato’ e compreso l’attività di gioco di questi operatori che da 3 anni e mezzo aspettano una legge che non arriva mai proprio nel settore in cui operano. Per il Tar Lazio la chiusura imposta dalla Questura di Roma giusto tre mesi fa, è assolutamente da confermare.

Quali erano i punti della difesa del Fight Poker Club? Innanzitutto, come recita la sentenza, un’erronea rappresentazione dei fatti circa la natura del poker sportivo praticati nei locali dell’associazione; violazione e falsa applicazione degli artt. 100 e 17 ter T.U.L.P.S., atteso che presso la sede associativa si svolgerebbero esclusivamente tra i soci tornei di “texas hold’em poker” o “poker texano”, qualificabile quale gioco di abilità e non d’azzardo con fine di lucro, stante l’assenza di puntate o di scommesse in denaro; e anche violazione e falsa applicazione degli artt. 24, commi 27 e 28 della legge n. 89 del 2009 e degli artt. 18 e 41 della Costituzione,

La Questura, invece, ha evidenziato come “lo scopo dell’associazione altro non è che quello organizzare tornei di poker tra soci, tornei nei quali sono ben determinate le modalità di esecuzione, gli importi d’iscrizione, le quote spettanti all’associazione, ai vincitori, ed il guadagno dei dealer o mazzieri;…..che già in data 28.09.2010 il predetto presidente è stato deferito all’A.G. in quanto responsabile del reato del gioco d’azzardo, proprio per aver organizzato all’interno del medesimo circolo, analoghi tornei di poker……; che il locale è strutturato come un vero esercizio pubblico, con tavoli attrezzati per il texas hold’em, dove l’accesso è consentito a chiunque;…..che sotto la parvenza di associazione sportiva dilettantistica venga di fatto gestito un esercizio avente una struttura con caratteristiche tali da essere impiegata in un’attività di natura palesemente imprenditoriale;….che l’attività di cui trattasi costituisce grave pregiudizio per l’ordine pubblico e per la sicurezza dei cittadini e pertanto si rende necessario impedire il protrarsi di tale situazione”;

Il Tar del Lazio mantiene la sua linea che è anche quella generale e, cioè, che la gestione dei giochi d’azzardo con posta in denaro è riservata allo Stato: “La Sezione ritiene di dover riaffermare il suo orientamento in materia (T.A.R. Lazio, Sez. I ter, n. 39593/2010) secondo cui quando per la partecipazione a giochi di abilità sia richiesto il pagamento “di una posta in denaro” e sia prevista la corresponsione ai vincitori di “una ricompensa di qualsiasi natura”, l’organizzazione e l’esercizio dei giochi medesimi “sono riservati allo Stato” (art. 1 D. Lgs. 14.04.1948, n. 496), e, in particolare, al Ministero dell’economia e delle finanze – Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato (cfr. art. 1 D.P.R. 24.01.2002 n. 33 e dell’art. 4 D.L. 08.07.2002, n. 138 convertito con L. 08.08.2002, n. 178), che può esercitarli direttamente oppure tramite propri concessionari, ossia attraverso soggetti titolari di concessioni rilasciate periodicamente dalla stessa AAMS in esito a pubbliche gare”.

A differenza dei giudici pugliesi, quelli romani mantengono valida, nonostante i ritardi nell’applicazione, l’impostazione secondo la quale “in relazione all’art. 24 legge 7.7.2009 n. 89, ed in particolare i commi 27 e 28, occorre osservare che le condizioni in presenza delle quali il poker sportivo, perdendo i suoi connaturati caratteri d’azzardo, potrebbe essere consentito quale gioco di “abilità” non risultano, allo stato, trasfuse in un testo normativo già approvato in via definitiva (e cioè nel regolamento di disciplina dei tornei non a distanza di poker sportivo) la cui adozione è stata prevista dal citato comma 27) , che valga a conferire loro carattere di immediata precettività”;

Ovviamente, prosegue il Tar, “l’esercizio e la raccolta dei tornei di poker sportivo non a distanza sono consentiti ai soggetti titolari di concessione per l’esercizio e la raccolta di uno o più dei giochi di cui al comma 11 attraverso rete fisica nonché ai soggetti che rispettino i requisiti e le condizioni di cui al comma 15 previa autorizzazione dell’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato”;

Il Tar ha smentito anche la tesi che i tali avevano avanzato e cioè che “anche se non sia previsto un premio in denaro, non esclude la corresponsione di una ricompensa “di qualsiasi natura”; il che conferma l’organizzazione di un gioco che presuppone la titolarità della concessione ministeriale rilasciata dall’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato”.

Quindi “la mancanza della titolarità di concessione per l’organizzazione e l’esercizio del gioco in questione, e della conseguente autorizzazione di polizia prescritta dall’art. 86 del testo unico, comporta la reiezione del ricorso”.

E’ l’ennesimo provvedimento che dice ‘la sua’ sul poker live anche se, in effetti, da un’indicazione importante: a Roma e nel Lazio i giudici la pensano così e si è creato un precedente piuttosto importante per la zona.

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