Il gioco è vietato ai minori di anni 18.
Giocare troppo può causare dipendenza patologica.

Intervista a Hevad Khan

Traduciamo ora una vecchia intervista – novembre 2007 – che liquid poker ha fatto al pro Hevad Khan.

Di tutte le storie di grandi successi derivanti dalla migrazione di massa della comunità di Starcraft verso il poker online, l’ultima è quella di Hevad Khan, un giocatore ventiduenne diventato specialista nei tornei, che ha destato una grossa impressione per il suo tavolo finale alle WSOP di quest’anno, dal quale è uscito sesto.

LP: La tua storia – milionario del poker ad una così giovane età – è insolita a dir poco. Come credi si sarebbe evoluta la tua vita se non avessi mai scoperto il poker? Credi ti saresti accontentato di un lavoro normale?

HK: Credo che la mia vita sarebbe fondamentalmente la stessa. Mi alzerei e dedicherei ogni minuto a qualunque grande passione mi sarei trovato. Non saprei dire cosa farei, ma diciamo che mi vedrei bene a comandare qualcuno, perché odio aver a che fare con le autorità. (ride).

LP: Cominciamo dall’inizio. Dove e quando sei nato? Ed in che  tipo di famiglia? Raccontaci delle persone che ti erano più vicine.

HK: Sono nato nel 1985 a Poughkeepsie, nel NY. Sono Afgano al 100%. Al momento vivo con mia madre, mio padre, ed un fratello più grande. Sono tutti dottori. Vengo quindi da una famiglia relativamente benestante. Sono tutti molto concentrati a lavorare sempre molto, per diventare qualcosa nella società, diciamo. Forse è per questo che sono educato a diventare un tale robot sociale.

LP: Alcune persone ti conoscevano già per il tempo che dedicavi a Starcraft, ed in milioni, ora, sanno dei tuoi successi pokeristici. Tutto questo grazie anche alla televisione ed all’internet. Ma cosa facevi prima di scoprire Starcraft? Cos’è che ti stimolava prima che sapessi dell’esistenza di starcraft?

HK: Ero dipendente dai videogiochi, e collezionavo molte carte e figurine – baseball, pallacanestro, calcio, e magic. Ero completamente ossessionato dal valore monetario derivante dal trovare, in mezzo ad un pacchetto di carte, una speciale che da sola valesse molto più di quanto avevo pagato il pacchetto. Immagino sia stato per me l’inizio del gioco d’azzardo.

Ma in generale ero un ragazzo molto normale. Mi piaceva uscire con gli amici, ed ho avuto anche molte cotte per ragazze molto belle delle medie, se mi passi l’aura di pedofilia (ride). Sai, no, ragazze che in quel periodo della mia vita – cioè le scuole medie – erano considerate quelle belle. Alla fine ho capito la normalità non si addiceva troppo alla mia vita, quindi sono diventato un eremita e mi sono concentrato su starcraft.

LP: Per poi diventarci estremamente competitivo. Dicci com’è successo.

HK: In terza media, in inverno, un amico mi ha fatto conoscere questo gioco, si chiamava “Starcraft”. Ho cominciato guardandolo giocare – era forte, il suo nick era D22-soso. Poi mi sono comprato un computer più potente, che reggeva la grafica del gioco, ed ho cominciato a giocare contro di lui. Prima che potessi rendermene conto ci passavo 2-3 volte più tempo di lui – ero diventato un eremita, come dicevo. Ad un certo punto l’amico mi ha sfidato, l’ho battuto di molto ed ho capito che ero diventato più forte di lui. Ho cominciato a prendere Starcraft molto seriamente.

Ero anche molto immaturo, facevo l’arrogante in chat vantandomi ed insultando gli altri giocatori considerati forti. Ho sempre sognato di giocare in Corea, ma non l’ho mai fatto. Giocavo circa dieci ore al giorno. 

Ora invee non ci gioco praticamente più perché sono troppo impegnato col poker – giocare, viaggiare, dare interviste, parlare con gli agenti, partecipare agli eventi del team pokerstars. Ma ho ordinato un pc da $12k, e quando tornerò dal WPT ci giocherò un po’per divertimento.

LP: C’era una vasta comunità di giocatori, giovani come te, tutti impegnati su Starcraft a migliaia di chilometri l’uno dall’altro, e tutti che si allenavano ed inseguivano l’improbabile sogno di diventare campione del mondo. Ma non c’era nessun ritorno economico, e pochissimo riconoscimento, a meno di non essere il migliore. Era più una passione, un amore. Cosa ne pensi, dalla tua prospettiva attuale? Senti nostalgia? Ti sembra un po’ sciocco? 

HK: Credevo davvero che tutta la mia dedizione a Starcraft avrebbe compensato quello che mi mancava nel mondo reale come amici, risultati accademici, come opinione che di me avevano i miei genitori, come successi con le ragazze, e come felicità generale. Sì, mi mancano i giorni in cui giocavo a Starcraft ed ero un novizio, ed il gioco mi stimolava moltissimo. Questa è nostalgia.

Le lunghe ore e gli interminabili giorni che passavo impegnato su Starcraft invece che vivendo la vita di un ragazzo sono un po’ contraddittorie, benché ora capisca perché  avessi deciso di giocare così tanto invece che fare altro. E la ragione è che dovevo fare una vita del genere. Era il mio istinto che mi ha spinto a giocare ogni singolo giorno, ad inseguire il mio sogno. Non era un modo di pensare troppo razionale, ma mi teneva occupato, mi dava un obbiettivo, ed in tal modo non mi sentivo alienato o inadeguato.


Continua. Pezzo segnalato dall’utente Ominoretard. Fonte: http://www.liquidpoker.net/pokerarticle/340511/Interview_with_Hevad_Khan_(Part_One)

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