Il gioco è vietato ai minori di anni 18.
Giocare troppo può causare dipendenza patologica.

Intervista a Phil Galfond – 2

 

Ricordo un tuo articolo per Bluff, si chiamava “Sei scarso a poker”. Ad un certo punto chiedevi: Quando punti, come vuoi che reagisca l’avversario? Non ci avevo mai pensato fino a quel momento.

Mi è piaciuto molto scrivere ed insegnare, è qualcosa che mi ha sempre interessato. Mi fa piacere sapere di averti aiutato.

 

Io gioco ai mid stakes, tipo 5/10. Parlo del poker a molti miei amici, ed alcuni di loro hanno cominciato a giocarci, arrivando fino al 25/50.  Siamo…un po’ dei nerd, la cosa ci interessa e ce la studiamo. Internet è un mezzo incredibile per insegnare a giocare. È come avere qualcuno sempre seduto a fianco mentre gioco.

Una cosa che ho scoperto guardando i video è che tutti migliori giocatori sembrano sempre molto sicuri di ogni loro decisione. Io invece non lo sono quasi mai, nemmeno oggi. La gente mi chiede cosa fare in una determinata situazione, ed io rispondo, Beh credo sia meglio puntare, ma ci sono anche argomenti per passare. Molte volte mi capita di non poter sostenere di aver fatto la giocata migliore, ma di sapere perché l’ho fatta. Chissà se ciò rende la gente meno fiduciosa nei miei insegnamenti, dato che sembro meno sicuro delle mie decisioni quando faccio dei video.

Beh, fai una lista di centinaia di aspetti da cosiderare, e prendi in considerazione forse i cinque più importanti. È come se si fosse in tribunale: “Considerando tutte le prove, Vostro Onore, credo che la cosa migliore sia puntare, ed io metterò $2.800.” Quando mi vengono chiesti dei consigli – non ne so molto di matematica – a volte rispondo, “a volte chiamo ed a volte lascio”

Molte persone direbbero, Chiama, ma io credo che Chiama al 75% e lascia al 25% sia una risposta molto migliore.

Raccontaci della tua evoluzione come giocatore

I passi più importanti li ho fatti durante la mia prima estate a Las Vegas. Vivevo con altri quattro giocatori, ossessionati quanto me. Non avevo ancora mai guardato nessun video, ed è stata quindi la prima volta che ho visto gente brava fare cose che a me non sarebbero mai venute in mente. Erano Andrew Robl, Peter Jetten, Alan Sass e Max Greenwood. Dan Flynn, anche – lui probabilmente mi ha aiutato più di chiunque altro perché abbiamo parlato tantissimo, e continuamente ci osservavamo giocare. Credo di avere del talento innato, ma imparare da e con altre persone è stato la base della mia conoscenza. Ho cominciato con i sit and go, da $10 e $20, e ci ho messo circa sei mesi per arrivare ai $30. Là mi sono fermato per un po’, ho fatto qualche tentativo ai $55 ma non è andato bene. Per molto tempo ho giocato ai $33, poi ho avuto un rush ai $55 e sono passato ai $109 molto velocemente. Per un bel po’ ero un giocatore di sit da $100 e $200. Su Party ce n’erano molti, ne partivano in continuazione.

 

Appena ti registravi erano già pieni. Party ai vecchi tempi era davvero incredibile. Gigabet [Darrell Dicken] grindava là non è vero?  Un ragazzo davvero sveglio. Se ne veniva fuori con tutte queste idee su curve, blocchi e linee. Davvero aveva una visione strana ed interessante del poker.

Era molto interessante. Si teneva sempre molto sulle sue; suppongo non si seccherà se dico che è stato il mio primo coach. Non credo che fossi pronto, però. Aveva molte idee, il suo processo mentale era molto astratto, ma credo che la cosa più importante fosse che faceva capire che ci sono tante diverse mosse possibili nel poker. Vedere qualcuno vincere tanti soldi facendo cose che non avevano senso mi ha aperto la mente di molto.

I sit and go sono molto meccanici.  All’epoca davano tutti lo stesso consiglio – giocate il top 10% nei primi livelli, e poi ecco qua un programmino che vi dice quando conviene spingere e quando lasciare. Giocavo ai 100 e 200, poi sono arrivati i tornei a step. Ho avuto un buon rush in qualche step da $500, e poi un buon ROI ai $1000 e $2000 con i nick skinsfootball e sassypants34. È stato più o meno allora che Peter Jepsen mi ha convinto che il gioco cash era molto migliore, e che ho quindi cominciato col NL 1000, per il quale ero rollato ma non preparato. Alla fine ce l’ho fatta lo stesso perché il field era molto scarso. Poi a febbraio e marzo Tommy Dangelo mi ha coachato – è finita che non mi ha spiegato molto del gioco, ma  più dell’essere un pro di poker. Il mio gioco al cash non è progredito fino a quella estate a Las Vegas. Stavo facendo molti tentativi al NL2000 e NL5000, ma non andavano bene. Alla fine dell’anno, dopo l’estate, ho cominciato ad andare molto bene al 25/50. Avevo ventidue anni, quindi era il 2007. Ero su Full Tilt ed UltimateBet.

 

Quindi hai giocato contro i superuser?

Sì, mi hanno restituito tipo $80k. Avevo sempre pensato solo che su ub avevo una sfiga incredibile. Non avevo idea.

Sono molti soldi, devi averci giocato molto. Un mio amico ha perso $100k in una settimana e la cosa lo ha praticamente ucciso. Alla fine gliene hanno restituiti tipo $25k. Probabilmente avresti dovuto riprenderne molti più di $80k.

Mi spiace davvero per gente come Prahlad [Friedman] – anche se poi hanno riavuto moltissimi dei soldi persi, perdere così tanto quando giocava al massimo credo gli abbia davvero fatto male, in termini di confidenza.

Se ti chiamano pgni volta che bluffi, e sai che è un buon bluff, e lasciano ogni volta che hai il punto, il vero pericolo è perdere confidenza. È un fatto che per un anno un mio amico con quattro figli, è stato un uomo a pezzi. Dovrebbe giocare al 25/50 ed al 50/100, ora, ed invece grinda i midstakes. Mi diceva, Nik, sono andato ai 50/100, ma sono troppo bravi. Chiamano sempre se sono in bluff e mai se ho il punto.

 

 

2/3 (o4). Continua. Fonte: http://www.bluffeurope.com/interview/en/Nik-Persaud-meets-Phil-Galfond_6913.aspx

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