Il gioco è vietato ai minori di anni 18.
Giocare troppo può causare dipendenza patologica.
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Intervista fiume con Claudia Cerantola tra poker, real life, sogno e Alessio Isaia

In carriera ha già sei risultati ufficiali di cui 4 in tornei del circuito Ept, uno fresco fresco al Wpt e uno alla Notte del Poker 2012. E’ la compagna di uno dei più grandi poker player europei e ovviamente italiani, il Fabbro Alessio Isaia, ha la passione della fotografia e da poco è passata anche dall’altra parte della ‘barricata’ come modella. E’ appena tornata da Las Vegas e sta studiando il poker, grazie anche al Fabbro, ma è già una realtà del poker italiano senza tirare in ballo le quote rosa.  Stiamo parlando di Claudia ‘Zoloft Furey’ Cerantola, 22enne di Villa del Conte in provincia di Padova e reduce dal piazzamento a premi al Wpt National di Venezia, ottimo risultato considerando come era arrivata a ridosso dai premi: “Partivo corta in effetti e durante tutto il torneo non ho mai avuto spot in position da aggressor per macinare chips, cosa che sfruttando la mia immagine faccio sempre. Poi ho splittato un colpo da 70/30 durante la fine del day 2 che mi ha fatto arrivare 12x al day 3”.

Un bel ‘palo’, quindi che non ti ha fatto spiccare il volo: “Sì una mano che mi ha tenuta sempre sui 25x poi finalmente a lday 3 alla prima mano mi son fatta sentire raddoppiando e le cose sono cambiate anche se il tavolo non era bellissimo. Faustino (Cheli, ndr) bello gonfio a sinistra e Il Doge Longobardi alla mia destra”.

Claudia si è saputa dimenare tra questi brutti clienti fino all’uscita dal torneo: “Considerando la situazione in tutto e per tutto potrei forse dire che la mia eliminazione è stata un po’ sfortunata. Come mano in sé apro AK 28x circa e Lita, in quel momento chip leader, mi chiama da cut off, foldano gli altri, il mio range è molto stretto, al tavolo siamo in 9 e andare rotti su un flop AJ4 monotone era una mossa standard. Ho anche flush draw nuts col Kappa. Betto 1/3 pot con l’intenzione di andare rotta, infatti lui mi rilancia (e suppongo l’avrebbe fatto con qualsiasi combo Qd e incastri strani, AQ con Qd anche se è improbabile ce l’avesse, essendo molto aggressivo) vado all in per i restanti 110k e mi gira AJ senza quadri”. Turn e river non presentano le 12 outs della Cerantola che deve uscire nonostante al flop vantava un ricco 46%.

Un 17esimo posto soddisfacente alla fine e che arriva dopo una lunga trasferta in quel di Las Vegas per le Wsop: “Mi porto dietro la maledizione dei due tavoli left da un bel po’ di tempo. Per come è andato il torneo non mi posso lamentare, spesso con 12x si tende a buttare lo stack e invece ho ottimizzato quello che avevo. A Las Vegas sono andata con l’intenzione di giocare il mio solito, ossia cash 2-5$ anche perché l’avevo giocato anche l’anno prima con buoni risultati. Ovviamente non sono una grinder paziente e come l’anno prima ho giocato massimo 7 ore al giorno considerando che i più bravi fanno anche sessioni da 12-20 ore filate. Ho predisposto una cifra per giocare, che tra tornei e cash 1-3 (parto sempre dal basso per prendere confidenza qualche giorno, poi l’intenzione era tornare al 2-5) diciamo che ho terminato dopo diverso tilt e frustrazione”, racconta col sorriso Claudia.

Per lei discreti risultati al cash ma solo un risultato nei tournament: “Dopo una settimana ho iniziato a swingare, cosa che la mia testolina non accettava e ho fatto un itm ad un torneo bounty del The Palazzo (nella nuovissima poker room da 80 tavoli, ndr) e stop. Diciamo che il bilancio è stato più o meno pari”.

In molti hanno detto che il livello cash è molto abbordabile per noi italiani. Tu come valuti le nostre skills in confronto a quelle dei players che troviamo a Las Vegas. Ovviamente ci sono abissi di differenze tra casinò e casinò: “Appunto, fino al 2-5 non serve inventarsi nulla basta capire soltanto qual è il modo migliore per prendere il tuo avversario a braccetto e portarlo a regalarti le sue chip. E come hai detto dipende da casinò a casinò. All’Aria per esempio già il 2-5 inizia a presentare qualche difficoltà soprattutto se i tavoli sono invasi dall’onnipresente Zioslim, Crisbus e altri grinder italiani e stranieri. Ma l’1-3 può essere anche imbarazzante”.

Ma qualcosa nel mindset non ha funzionato: “Non mi sono adattata nel modo giusto, non ho avuto pazienza. Poi ho perso un resto 150x contro un deep con top set vs flush draw secco e sono andata fuori di testa perché ho pensato che un colpo del genere a livello di ev sarebbe stato difficile da recuperare e ho iniziato a perdere la voglia di giocare. Inoltre giocare full ring a volte con 10 giocatori al tavolo non è per nulla facile quando si è abituati al 6 max. Comunque la chiave fondamentale di tutto ciò è che mi è mancata la pazienza”.

Come stiamo crescendo noi italiani al tavolo? Siamo ancora molto indietro? “Siamo pochissimi in confronto all’America che ha un movimento trenta volte più grande del nostro però penso che le eccellenze ci siano anche da noi e l’abbiamo dimostrato con Andrea Dato, Roccoge e gli altri 9 ragazzi al main event. Poi c’è Dario Alioto, Alessio Isaia. Siamo migliorati molto e abbiamo ancora molto margine”.

I numeri in proporzione con l’America sono improponibili anche perché lì giocano a Texas dalla preistoria: “Invece a rappresentare la preistoria qui in Italia c’è Daniele Mazzia!”, se la ride Cerantola.

Una domanda che ti avranno fatto 10mila volte: la vicinanza con Alessio ti ha fatto crescere molto pokeristicamente? Oppure studi e ti applichi da sola? “Devo essere sincera, non studio e non mi applico perché appunto la sua vicinanza mi ha dato per scontate alcune cose che, evidentemente, non lo sono. Da lui ho imparato osservandolo come ci si deve comportare ad un tavolo live la psicologia, il metagame. I primi tempi mi insegnava i giochi limit ed è stato molto divertente, mi sono innamorata del deuce to seven triple draw e ora sto cercando di diventare competitiva al cash, e sì, lo sto facendo da sola. Probabilmente Alessio lo fa per stimolarmi ma so che non ha molta voglia di seguire nessuno per il poker.

Dopo il metagame, chiaramente ho imparato molto anche sul gioco postflop da lui. I primi tornei facevo proprio come Hansen all’Aussie million, mi segnavo tutte le mani giocate, anche i fold. Insieme a lui si analizzavano tutte le mani e i primi mesi ho fatto questo lavoro sia per il cash che per i tornei. Un bel lavoro perché mi tiene ben al corrente degli errori compiuti per evitare di rifarli altrimenti cosa si gioca a fare? Bisogna migliorare se stessi e quando ci si rende conto del cambiamento si ha una grande soddisfazione”.

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(foto Samuele Manzoni)

Su Facebook sono comparse foto bellissime sul tuo profilo, mi sa che oltre al poker nella tua vita c’è qualche altra passione vero? “Sì sono appassionata di fotografia e per molto tempo sono stata dietro l’obiettivo. Ho speso un bel po’ dei miei guadagni in attrezzature. Chiaramente il mio soggetto preferito è sempre stato Alessi, ritengo sia davvero molto espressivo. Poi ho conosciuto un fotografo di Milano, Samuele Manzoni, che mi ha letteralmente trascinata dall’altra parte ma diciamo che sono fotomodella for fun! Mi sono divertita moltissimo, e questo è l’importante”.

Ormai parlare di donne e quote rosa non dovrebbe avere più senso ma come vedi te e le tue colleghe in questo momento della storia del poker italiano? “Sono molto contenta che le ragazze stiano diventando competitive anche nei confronti dei maschietti. Certo sono ancora poche ma il numero medio sta aumentando, le eccellenze arrivano. Sono molto contenta di come stanno andando Carla Solinas e Giorgia Tabet, sono due ragazze che si aggiornando e studiano costantemente”.

Delle giocatrici estere invece chi preferisci? La Selbst ha fatto sfracelli alle Wsop no? “La mia preferita è Melanie Weissner, senza nulla togliere alla Selbst, ,a la adoro per simpatia, presenza al tavolo e il visino da gatta la dice lunga”.

Online? “Gioco un po’ dappertutto e soprattutto mtt. Cash game gioco i tavoli 6max ma a livelli bassi”.

Sembra ci sia tutto ma ad espressa richiesta della Zoloft Furey che “non ama parlare solo di poker e preferisco domande più piccanti”, la invitiamo a parlare di cucina, non solo un posto buono per fare l’amore: “Aahahah no si fa l’amore con i sensi visto che io e Alessio siamo gran mangioni e quando sto con lui mangio qualcosa in più. Non si sa mai inizi a sentirsi solo. Ma non cucino molto, faccio solo delle gran torte mentre il resto mi viene un disastro, forse dovrei essere allenata da Gattochef (Federico Iavicoli, ndr). Preferisco far saltare in aria le pentole”.

Quindi quando tilti rompi le cose come le rockstars? “Vado a cercare la Stratocaster? – sorride Claudia – no in realtà mi è capitato di spaccare l’hard disk di un portatile tirando un pugno con una precisione chirugica. Ora il massimo che faccio è saltare sopra al letto per scaricare la rabbia o sopra Alessio”.

Una curiosità, perché Zoloft Furey come nickname? “Cerantola è ovviamente il mio vero cognome mentre lo Zoloft è tristemente noto come farmaco antidepressivo e Michael Furey invece è il personaggio di un racconto in Dubliners “The Dead” che invito tutti a leggere”.

Un’intervista infinita e che prende percorsi che intrecciano poker, real life e sogno: “Sono un po’ distaccata dal mondo reale e il poker, specie online, di sicuro non aiuta atornare alla real life. Non aiuta nemmeno l’attività onirica almeno per quanto mi riguarda, penso di necessitare dei miei tempi senza poker. Non riesco a giocare tutto il giorno o meglio, ne sono capace perché quando voglio per necessità o altro son davvero una macchina però la cosa mi debilita pesantemente. Faccio sport in maniera regolare e quando bisognava grindare tutto il giorno tutti i giorni non ne avevo il tempo. Ora sto bene e non devo esagerare col gioco. I soldi sono solo un mezzo. In America sono puzzolenti fogliettini verdi”.

Eppure condizionano e dettano le regole per tantissime persone: “Non sono legata in alcun modo ai soldi, solo per le cose necessarie. E per staccarmene completamente fare un po’ di meditazione non sarebbe male anche perché la meditazione previene e sconfigge il tilt”.

Il mindset è un po’ un principio di meditazione no? “E’ un modo di essere che va strutturato e rinnovato ben venga con la meditazione, con lo sport, con tutto ciò che può farci ritrovare la serenità e soprattutto mantenerla. La differenza tra un giocatore mediocre e uno molto bravo la fa il mindset anche se a livello tecnico si è pari”.

Forse è proprio questo il fattore che fa del poker una disciplina e non un semplice gioco: “Esatto è proprio così”.

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