Il gioco è vietato ai minori di anni 18.
Giocare troppo può causare dipendenza patologica.

Italo Marcotti, Federbingo: ‘Poker live sì o no? Intanto si controllino le bische in tutta Italia’

“Non posso che condividere quello che dice Luigi Magistro, dg di Aams ma il poker live è un gioco che già esiste in Italia ed è fortissimo essendo presente su tutto il territorio nazionale. Un gioco che non è controllato, non partecipa al paniere erariale, consente il gioco minorile e offre lavoro ma spesso in nero. Invito pubblicamente le forze dell’ordine ad andare a controllare questa situazione pazzesca e che Governo ed Aams diano una risposta definitiva sulla regolamentazione del gioco”. Un attacco duro quello portato da Italo Marcotti, presidente di Federbingo e da sempre interessato anche agli sviluppi del poker dal vivo.

Marcotti è d’accordo con Magistro ma nella misura in cui “si decida una volta per tutte come deve andare a finire la storia del poker live. Qualora si dovesse optare per un annullamento definitivo della regolamentazione che questo ‘no’ sia per tutti, in primis per la malavita organizzata e non solo per gli operatori che da 40 mesi vogliono investire legalmente acquisendo una concessione”.

Dito puntato contro un mercato di gioco parallelo che produce soldi ovviamente evadendo le tasse (si stimano 2,5 miliardi di euro di movimento nei circoli) e senza che le autorità controllino eventuali distorsioni: “Sento parlare di ludopatie e gioco minorile, in tanti si riempono la bocca ma nessuno fa nulla? Perché dovrebbero esistere concessioni di gioco se poi tutti la disattendono e nessuno tutela i concessionari e i giocatori stessi?”, prosegue Marcotti.

Intanto i concessionari sono sempre più oberati da tasse e balzelli e il settore viene attaccato giornalmente: “La pubblica gogna sembra essere predisposta solo per chi offre posti di lavoro e paga le tasse. Nelle bische si raccolgono sacchi di soldi senza pagare un euro di tasse ma nessuno fa nulla, né sotto il profilo del controllo e della repressione né tantomeno in quello della regolamentazione”.

E pensare che sono in tanti ad aver sposato la linea della legalità nella speranza di ottenere questa benedetta licenza di gioco e che gli operatori stessi preferirebbero agire nell’alveo della legalità. Possibile che non si riescano a capire le potenzialità di un gioco come il poker e che il fenomeno ormai è talmente diffuso che non si può prescindere dalla regolamentazione del settore?

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