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Giocare troppo può causare dipendenza patologica.

Iuliano, BetBullPoker: ‘D’accordo con Ginestra e Agisco, il gioco legale a forte rischio’

“Ben vengano gli interventi come quelli di Francesco Ginestra, presidente di Agisco, ex AssoSnai, contro la rete illegale e i siti di gioco esteri che sembrano superare di gran lunga il gioco ‘dot it’. Auspichiamo anche concrete azioni di protesta visto che sono mesi che noi, come operatore di gioco Adm, denunciamo questa vergogna”.

E’ lo sfogo di Ernesto Iuliano, presidente di BetBullPoker, all’indomani della denuncia dello stato di crisi del settore delle scommesse ma del gioco in generale, lanciata proprio da Ginestra e i suoi dal convegno tenutosi in ConfCommercio, a Roma, alla presenza di tutta l’industry del gaming e del regolatore. Intervenuto, infatti, il sottosegretario all’Economia, Alberto Giorgetti, e Roberto Fanelli con Italo Volpe a rappresentare l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Stato.

 

 

“Siamo totalmente d’accordo con questa denuncia – prosegue Iuliano – in primo luogo perché gli italiani non dovrebbero giocare su siti esteri, visto che l’economia nazionale è un bene prezioso da tutelare sempre, sia per noi che per il Paese stesso. In secondo luogo, penso agli organi di controllo, che dovrebbero garantire i giocatori e gli operatori legali che hanno investito somme ingenti in una concessione statale, pagano un canone annuo salatissimo e hanno programmato investimenti nel lungo periodo”.

Ma la situazione che si avverte sul territorio sembra sia diametralmente opposta: “Invece di combattere il nemico straniero, europeo o panamense che sia, minacciano i punti legali di gioco (sia online che terrestri) costretti a eliminare i pc perché “istigazione al dot-com” e altre amenità. Gli stessi, forse, sono ignari del fatto che il maggior gettito erariale dello Stato italiano è garantito proprio dal settore del gioco legale”.

Una stilettata anche per la politica che non perde occasione per fare demagogia e propaganda usando in maniera distorta il gioco: “Dobbiamo vedercela con il finto moralista di turno, che per protagonismo o propaganda elettorale si scaglia contro gli stessi operatori di gioco legale, senza mai preoccuparsi del mercato parallelo che non fissa il limite di puntata, paga le tasse nel proprio paese di riferimento e sfrutta quel poco che è rimasto dell’Italia e del giocatore italiano. In sintesi, uno Stato onnipresente dove causa danni, ma del tutto assente dove servirebbe un suo intervento, uno Stato che certo non merita il nostro operato quotidiano. L’opera cioè dei soliti ignoti, che pagano due volte quelle tasse sperperate poi dagli stessi politici, che gridano alla lotta contro la ludopatia e finiranno solo per rovinare un mercato che offre lavoro in un momento dove regna la disoccupazione”.  

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