Il gioco è vietato ai minori di anni 18.
Giocare troppo può causare dipendenza patologica.

La "Iena" Pelazza risponde ai poker players citando il codice penale: le reazioni e gli errori

“Giusto per chiarire, nel circolo in cui siamo stati si giocavano soldi a poker, giusto o sbagliato è quello che è successo. Se volete giocare a carte, vincere o perdere soldi sono affari vostri, ma non imputate a noi la colpa, se lo documentiamo”. E' il commento di Luigi Pelazza, la 'iena' tanto contestata dal mondo del poker per il servizio andato in onda lunedì sera e annunciato dai gestori del circolo di Olbia colpito da denunce e sequestri.

Commento rilasciato sulla sua pagina pubblica Facebook dove i poker players si sono scatenati con oltre 300 post che stupiscono senz'altro per la cognizione di causa con i quali vengono scritti. I players utilizzano anche articoli della stampa di settore che testimoniano tutti i passaggi e la 'history' che c'è dietro al poker live e che dovrebbero far riflettere chi cerca scoop e scandali calpestando il lavoro di anni per sdoganare un gioco molto lontano da altre trappole tese agli italiani giornalmente.

Altre due le considerazioni da fare sull'uscita di Pelazza. E' vero che nel circolo si giocava a soldi veri e che questo è vietato. Inutile negarlo. Tuttavia, come detto, c'è dietro una montagna di situazioni e di fatti, di sentenze e pronunce di tribunali autorevoli, di avvocati e giudici, e non si può ignorare tutto questo. E hanno fatto discutere le modalità con le quali è stato 'incastrato' il circoletto. Gli stessi giocatori annotano che non sono quelli i posti dove si gioca davvero d'azzardo. Insomma, non solo la mira è sbagliata e la potenza di fuoco sproporzionata al 'nemico' da combattere. E' sbagliato anche il bersaglio.

L'ennesimo errore di Pelazza è la citazione dell'articolo del Codice Penale che riguarda il gioco d'azzardo. Noi ci siamo permessi di far notare alla 'Iena' che la tabella dei giochi proibiti comprende il poker ma non la variante Texas Hold'em. In tanti hanno riportato le sentenze e le pronunce che evidenziano come i ritardi ormai ingiustificati della regolamentazione del settore, non possano condizionare oltremodo l'attività di gioco che è diffusissima sul territorio. Non si tratta di un vezzo, di un vizio. Ci sono posti di lavoro e attività imprenditoriali dietro a questo settore.

Grazie, si fa per dire, al servizio di Pelazza una decina di persone a Olbia ha praticamente perso il lavoro. Un lavoro precario? Illegale? Ricordando i 'volumi' generati da quel circoletto non ce la sentiamo di condannare nessuno pur rimanendo fermi sulla volontà di regolamentare il settore così come il legislatore ha imposto quasi 4 anni fa.

Andando avanti in questo limbo gli unici a rischiare continuano ad essere onesti lavoratori che cercando si sbarcare il lunario e i giocatori, i cittadini comuni, che per giocare una serata al costo di 30-50 euro (che in alcuni giochi legalizzati dallo Stato durano pochi minuti) rischiano di sporcare la propria fedina penale.  

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