Il gioco è vietato ai minori di anni 18.
Giocare troppo può causare dipendenza patologica.

La rivista Marie Claire e la storia irreale di una studentessa: dallo shopping al poker fino alla prostituzione

Senza screditare il lavoro di un’esimia collega ci risiamo con le ‘sparate’ generaliste sul mondo del poker. Stavolta tocca a Marie Claire raccontare una storia ai limiti del paranormale. Una storia romanzata che mischia un pò di tutto, shopping addiction, poker live in bische altolocate e poi prostituzione d’alto bordo.

Non c’è che dire una storia scritta bene, romanzata al punto giusto, ma come al solito con una protagonista anonima e che racconta cose davvero al limite. Senza metterne in dubbio la veridicità, si tratta di un caso estremo. Da zero a piatti da 10.000 euro e ‘marchette’ d’alto bordo sempre di questi importi.

Se non altro, c’è un lieto fine, quello del poker sportivo dipinto come “un giro legale, il circuito dei tornei di Poker Texas Hold’em in cui la mia passione poteva essere convogliata senza troppi rischi”. Anche questo messo un po’ a caso.

Si fa fatica a capire questa storia. La misteriosa protagonista (già la mascherina dell’anonimato sa di invenzione) si avvicina a bische di un certo livello, così, da zero: “Così ero arrivata di malavoglia a quel tavolo, trascinata da un compagno di università. Facoltà di filosofia (chissà cosa c’entrava Kierkegaard con l’azzardo). In realtà era un giro molto cool – solo case private – dove circolavano anche dei professori, qualche pseudo intellettuale, oltre a parecchi studenti fuoricorso ben foraggiati dalle famiglie. Era stato un assistente a introdurmi alla logica del gioco. Era stata subito passione. Anche perché avevo cominciato a vincere: piccole somme, intendiamoci, le mie puntate non superavano il centinaio di euro”.

Il gioco la affabula e deduciamo che i suoi livelli di gioco crescono. Del resto “mi aveva spiegato il brillante assistente: nel poker è tutta questione di calcolo delle probabilità, di odds, vincono i ragionieri. Per questo bisogna applicarsi, imparare a capire quanto la tua mano sia migliorabile, ogni volta che il dealer fa le carte. E poi decidere se valga o no la pena di investire le tue chips”. Ma che poker fosse non è dato sapere. A 5 carte? Hold’em? Telesina? Boh.

Addirittura la protagonista della storia sostituisce i suoi lavori part time per finanziare “la mia passione per lo shopping griffato che più volte aveva mandato in fumo in poche ore l’intero mensile che avevo in dote per lo studio”. Una studentessa che partecipa a tavoli high stakes privati di cash game usando la sua paghetta mensile? Molto strano.

La studentessa-grinder diventa una vera Isildur1 al femminile: ” Il mio cervello lavorava a mille, sostenuto dal talento matematico ereditato dalla nonna (questa anche è bella, ndr). E la mia capacità di bluffare cresceva, così come la mia fama: giovane, carina, capace di infilare ogni sera qualche buona giocata… Ormai mi invitavano anche fuori Milano, in Brianza, nel comasco. Ero passata ai mille euro a giocata, e il bilancio a fine mese era sempre positivo, acquisti a parte! Gioco quel tanto che basta per togliermi qualche sfizio tipo quella borsa di Prada che ho appena adocchiato e poi stop, mi dicevo”. Già 1.000 euro a giocata cosa si intende? Ogni pot? Il budget della serata, lo stack davanti al 5-10 cash? L’ascesa della giocatrice è inarrestabile. Manco Celentano in ‘Asso’.

Poi ecco che la giovane addicted allo shopping e al poker inizia a “perdere parecchio. E lo shopping compulsivo finiva di svuotarmi le tasche. La paura che i miei scoprissero qualcosa mi faceva tremare i polsi. Anche con loro avevo imparato a bluffare, a inventarmi esami che non davo da mesi. Al piacere del gioco era subentrato il bisogno, il gesto coatto. Il mio bilancio era in rosso fisso, non sapevo più a che santo votarmi. Ero a un passo dagli strozzini”. E ti credo.

Poi la svolta e, soprattutto, la sparata clamorosa di Marie Claire: “Una sera in cui ero particolarmente disperata – avevo appena perso 10mila euro che non sapevo proprio dove recuperare – uno dei miei creditori mi aveva sussurrato una proposta. Avrei saldato uscendo a cena con lui. Era un over cinquanta. Molto distinto, discreto. Perché no, mi ero detta, piuttosto che chiedere soldi a casa. Più tardi non me l’ero sentita di sottrarmi al dopocena. Poi non so, forse la voce si era sparsa, fatto sta che più perdevo, più quegli inviti a cena si moltiplicavano. Faccio fatica a ripensare a quel periodo: ero una con un prezzo di mercato, diecimila euro a botta”. Diecimila euro è un prezzo che neanche Belen Rodriguez (parliamo solo di livelli di bellezza non si offenda la splendida modella) potrebbe chiedere. Ma la ‘nostra’ si accontenta anche per meno.

Poi eccola l’ennesima boutade: “Il mio assistente ha ripreso ad accompagnarmi ad evitare certi tavoli e ad evitare di toccare il fondo come certe tipe intossicate dal gioco che riuscivano a farsi fuori 1.000 euro al gratta e vinci o con il poker online”. Eccola la. Un non sense pazzesco. Sì alla table selection nelle bische ma no al poker online legale. Incredibile.

Poi qualcuno deve aver detto all’articolista di Marie Claire di ammorbidire l’attacco al gioco. E il sedicente assistente introduce la pokerista-universitaria col vizio dello shopping ai tornei di Hold’em. “Che ha anche una sezione ladies”, ennesima ‘perla’ buttata in pasto ai porci. Cosa significa ‘sezione ladies’? Incredibile.

Comunque, se non altro, dopo aver speso miliardi allo shopping, aver vinto e perso altrettanti soldi al gioco, essersi prostituita fino a 10mila euro a livelli di Eva Henger o Cicciolina, eccola al circoletto a giocare tornei da 30 euro. Nel frattempo, sull’orlo del baratro e in mano a protettori e strozzini, la nostra eroina si è laureata e insegna già al liceo. E continua a giocare a poker senza rovinarsi. Che bello.  

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