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Giocare troppo può causare dipendenza patologica.

Liquidità internazionale poker online: il vero scoglio sarà la condivisione dei flussi finanziari

“Tutti i paesi, piccoli e grandi, desiderano una condivisione di platers e una liquidità internazionale ma il problema non sta tanto nelle legislazioni e neanche nel copiare e incollare i regolamenti gli uni sugli altri. Il vero problema sta nel garantire la protezione del consumatore e riuscire a generare un sistema sicuro e meno esposto alle frodi”. Sono le dichiarazioni rilasciate in un recente convegno da Peter Naessens, responsabile dei giochi del Belgio. E inquadrano probabilmente lo scoglio più grande sul quale rischia di incagliarsi la macchina organizzativa che, prima o poi, i mercati europei regolamentati cercheranno di mettere insieme per arrivare alla creazione dell’ambiente unico di gioco online condiviso tra più paesi.

“E’ ovvio che sia questo lo sviluppo che deve perseguire il gaming online europeo. Tuttavia vanno affrontare delle questioni primarie relative al riciclaggio di denaro e alle frodi – spiega Naessens – per fare questo i vari regolatori devono avere sotto controllo le transazioni finanziarie relative al gioco sulle varie piattaforme. Il che significa i regolatori dovranno permettere ai legislatori dei singoli paesi facenti parte dell’area condivisa di vedere i flussi finanziari che si verificano in casa. E’ questo il vero passo da compiere per aprirsi ad una liquidità internazionale ma non sarà semplice”.

Insomma per Naessens “non basta copiare e incollare i regolamenti di ogni paese come se fossero tutti uguali, è fondamentale difendere i consumatori e garantire loro che il gioco è sicuro. E non è solo la libertà di mercato da promuovere”.

Che il processo sia lungo ormai è assodato. E, forse, più che per le tasse, le regole tecniche, le azioni da porre in essere per il gioco online in sé per sé che possono risolversi con un po’ di lavoro in più, a rallentare tutto potrebbe esserci proprio il punto discusso da Naessens. Sarà così agevole consentire ad altri stati di mettere il ‘naso’ nei conti e nelle transazioni finanziarie del proprio Paese?

Le room e i software in circolazione sono già in grado di gestire liquidità di un certo tipo. Vengono quasi tutti dal dot com e non sarà certo questo il problema.

Chi è già pronto per la liquidità condivisa è Sand Birgitte, direttore della sezione danese di vigilanza sul gioco: “Non avevamo altra scelta. Siamo un paese di 6 milioni di abitanti e non abbiamo una popolazione abbastanza grande per sostenere un gioco del genere. Non c’erano alternative. I politici hanno immediatamente riconosciuto la necessità di garantire una buona offerta per gli operatori e l’unico modo per garantirla era una liquidità internazionale autorizzata, però, solo con giocatori dei mrcati regolamentati e che hanno accordi bilaterali con Danskstat.

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