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Liquidità poker online: spunta l’ipotesi Inghilterra al fianco di Italia e Spagna

Un incontro a Roma, nella giornata di venerdì, presso la sede dell’Amministrazione delle Dogane e dei Monopoli di Stato tra i regolatori europei del mondo del gioco d’azzardo dal quale potrebbe anche riprendere il discorso della liquidità internazionale del poker online.

 

SCAMBIO INFORMAZIONI – Uno dei soliti meeting dove scambiarsi informazioni utili e per dare continuità a quel clima di collaborazione che, specie per l’Italia già pronta, si spera da tempo possa trasformarsi in qualcosa di concreto specie nel gambling online.

Ci saranno tutti i paesi europei e, in primis, quelli che hanno adottato o stanno adottando una regolamentazione sul gioco pubblico. Italia, Francia, Spagna, Inghilterra, forse la Germania e poi i paesi del nord Europa, la Danimarca di sicuro.

 

SI RIPRENDE CON LA LIQUIDITA’ INTERNAZIONALE? – Ma da dove si possono riprendere i discorsi della liquidità condivisa se la Francia ha appena mollato la presa facendosi bocciare il provvedimento decisivo alle Camere transalpine? L’idea che sembra maturare negli ambienti Adm sembra essere quella dell’Inghilterra. Tolta la Francia, rimane la Spagna. Il Regno Unito però, sta mettendo mano ad una regolamentazione di un settore che è davvero florido da quelle parti ed è probabile che possa anticipare i tempi e, stringendo sulle authority dot com che finora hanno fatto quello che gli pareva e piaceva, potrebbe subito aprire le porte alle altre regolamentazioni in linea con i principi comunitari. Oppure, e questo è il rischio, potrebbe limitarsi a raccogliere le tasse sul gioco online isolandosi come è nella sua storia politica e a livello europeo.

 

GERMANIA E FRANCIA IN FUORI GIOCO – Però è una speranza. Forse l’unica al momento. Specie con la Germania che appare indietro anni luce e rischia addirittura di perdere l’unico stato, lo Schwelsteig Holstein, che aveva lanciato il gioco online da solo infischiandosene delle direttive centrali.

La Francia è ormai perduta? Poco prima di Natale è stato respinto l’emendamento alla legge del 2010 sul gambling online francese che voleva consentire l’apertura delle trattative per una liquidità condivisa con altri paesi sul poker e altri giochi che consentono lo sharing dei players per aumentare montepremi e appeal dei giochi stessi.

In un primo momento è stato chiamato in causa il regolatore Arjel, che proprio in questi giorni annunciava le sue dimissioni per accettare un incarico nel settore privato come managing di qualche azienda di alto livello, poi è stato ignorato. La giustificazione della bocciatura dell’emendamento è in linea con quelle che la politica italiana sembra di tanto in tanto dare per lavarsene le mani ovviamente in nome dell’incompetenza: “Il declino del poker online non è un problema legislativo ma è semplicemente andato fuori moda. Sono contrario perché mi sembra di poter vedere un orco che diventa incontrollabile e che per continuare a crescere deve essere nutrito di liquidità maggiore e sempre di più”, ha detto il politico attivista e contrario al gioco Razzy Hammadi. 
Anche Benoit Hamon ha sostenuto che altre difficoltà sarebbero potute arrivare dalla difficoltà di controllare le frodi e il riciclaggio di denaro. Ha protestato, invece, Damien Abad, che ha commentato: “Avete richiesto un parere tecnico ma l’avete ignorato anche se è stato assicurato che si può raggiungere un’apertura controllata e mantenere tavoli da poker regolamentati e sicuri in ogni caso. Ma la verità è che questo non si vuole e i giocatori continuano a rivolgersi alle reti illegali”.

Con queste premesse la Francia sembra davvero fuori gioco. Anche perché le dimissioni di Jean François Vilotte sono un altro macigno sulle ipotesi di sviluppo da questo punto di vista.  

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