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Poker e Fisco: i players hanno ragione ma la devono anche far valere

Al di là della ‘cartellina’ esattoriale da 2,2 milioni di euro che Francesco Nguyen ha portato solo venerdì all’attenzione dei media di settore che Gioconews.it ha approfondito con un’intervista esclusiva con l’amico ‘Aggressivo’, la storia dell’operazione ‘All in’ potrebbe assumere contorni ancor più grotteschi.

Uno potrebbe pensare: bene, sentenza arrivata, l’Europa ha ormai scacciato ogni dubbio, e il futuro è più roseo che mai. Sì, ok, la parola fine a quell’operazione che a tutti sembrava un po’ strana, dovrebbe essere messa. Ma non sarà così facile. In pratica funziona così: se un cittadino compie un’infrazione e lo Stato chiede i soldi dobbiamo sbrigarci a pagare altrimenti arrivano le ‘more’, Equitalia e forse anche l’esercito. Se noi però, dopo aver speso migliaia di euro dagli avvocati, riusciamo a dimostrare di avere ragione e ce lo dice il grado più alto in sede giudiziale, la Corte di Giustizia Europea, poi non abbiamo finito il nostro lavoro. Dobbiamo prendere, aprire il portafogli e probabilmente continuare a spendere di avvocati e lettere da spedire. In questo caso i plichi devono arrivare alla Commissione Tributaria che si sbrighi a recepire la sentenza della Cge e archiviare il caso. Finché questo non avviene non possiamo dire di aver vinto. Semplice, no? Hai torto e devi pagare di corsa, vinci e devi anche chiedere allo Stato e alla tua giurisprudenza di aprire le orecchie e sentire quello che dicono altri tribunali che ti hanno dato ragione. Tutto davvero assurdo ma assolutamente necessario.
La nostra esperienza nel settore dei giochi ci dice che non possiamo stare tranquilli mai e poi mai. Se c’è una sentenza è bene che venga comunicata e diffusa il più possibile. Scanso equivoci. Viviamo in un Paese di campanili e parrocchie e anche se tutti sanno i fatti degli altri perché si sa che anche i muri mormorano, c’è anche altro che abbonda in Italia: le orecchie da mercante. Come sopra: se c’è una tassa da pagare tutti gli uffici pubblici ne sono ovviamente a conoscenza e spediscono frettolosamente lettere e raccomandate; se, invece, un tribunale o la Corte di Cassazione dice che quel provvedimento è da annullare a favore dei cittadini, allora bisogna presentare ricorso al Tar o andare negli uffici cercando di far valere le proprie ragioni.
Non è giusto ma siamo in ballo e dobbiamo ballare. Così si apre una nuova fase in cui la speranza è che la Commissione Tributaria di Roma si sbrighi anche su sollecitazioni esterne, e recepisca la sentenza Cge. Poi la stessa deve fare il giro degli uffici delle Entrate così da bloccare le cartelle esattoriali che, comunque, dovrebbero essere già ferme. Noi cercheremo di non far calare l’attenzione su un tema che abbiamo sempre seguito e spinto non perché siamo rivoluzionari e anarchici ma perché era giusto così. E l’Europa ha confermato tutto. Possibile che si debba sempre lottare in questo Paese non per avere ragione ma quanto meno per veder applicato un po’ di buon senso?

 

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