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Poker e fisco: il voluntary disclosure può essere utile anche ai player con somme all’estero?

Su stimolo dell’Ocse e suggerito dalle banche potrebbe arrivare uno strumento di lotta all’evazione fiscale che si chiama ‘voluntary disclosure’ che potrebbe essere utile anche per i poker players che magari detengono grossi capitali all’estero e rischiano di essere perseguiti, prima o poi, dall’Agenzia delle Entrate e dal Governo Italiano.

In realtà questo strumento non è un condono fiscale o uno scudo mascherato, com si legge su Il Fatto Quotidiano che ha snocciolato benissimo il tema, e sembra rivolto più a grossi capitali esteri e non a vincite in tornei all’estero. Tuttavia l’atteggiamento delle autorità sembra essere più accomodante del solito e potrebbe ammorbidire molte posizioni anche se, notizia di ieri, un poker player ha ricevuto una cartella esattoriale pesantissima che pretende il doppio di alcune somme vinte all’estero. Ma che non si trovano all’estero.

 

Il problema sembra riguardare i correntisti esteri che non hanno dichiarato i propri capitali rischiano di trovarsi spiazzati dalle stesse banche o magari denunciati. Con il pericolo di non potere più utilizzare o rimpatriare le somme sui conti cifrati. E dunque, per evitare guai maggiori, è meglio auto-denunciarsi. La trattativa tra cittadino e Agenzia delle Entrate prevede comunque una serie di agevolazioni. Nonostante in caso di adesione alla contestazione dovrebbe comunque pagarsi non meno di un terzo della somma dei minimi edittali derivanti dall’omessa compilazione del modulo RW (quello relativo ai soldi all’estero) per tutti gli anni accertabili, esiste la possibilità che multe e arretrati vengano calcolati secondo l’importo minimo previsto. E già questo è un bel vantaggio e quello che può tornare utile a molti players che, però, spesso hanno portato i soldi in Italia.

Un’altra possibilità sembra essere un allineamento a quanto già previsto negli Stati Uniti per chi si auto denuncia spontaneamente per il possesso di capitali all’estero e non è responsabile di reati gravi (come, ad esempio,la frode fiscale): la non perseguibilità in sede penale (semplice negli Usa dove l’azione penale non è obbligatoria).

Chi si auto denuncia può ottenere tutti gli sconti di pena possibili che, tra riti alternativi e attenuanti, possono far scendere la condanna anche al di sotto degli otto mesi. Una pena che, vista l’eseguità, e
i benefici già previsti dal codice per gli incensurati non si rischia di scontare. Tra non molto però le cose potrebbero andare ancora meglio: nessun inchiesta penale, nessun processo, ma solo il pericolo di essere colpiti con estrema severità se un giorno si scoprisse che a propria auto-denuncia è incompleta. Come dire: quando ci sono in ballo somme veramente alte anche il contribuente infedele può contare su un trattamento speciale.

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