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Poker e media, facciamo chiarezza

Mettiamo i puntini sulle 'i'. Come del resto abbiamo fatto andando a spulciare i contenuti degli ultimi servizi andati in onda (o in stampa) riguardo alla vicenda del poker player Filippo Candio alias ‘Drive on’. La nostra critica, al cospetto delle ricostruzioni operate dai media generalisti, era sulla opportunità di realizzare servizi giornalistici riferiti ad eventi ormai datati, sia pure ancora in fase di accertamento, ma senza nulla aggiungere rispetto a quanto già scritto o detto da altre testate o televisioni.

Ciò riteniamo abbia fatto la redazione del Tg5 e, con essa, quella degli altri quotidiani e agenzie di stampa che hanno semplicemente rilanciato una questione già nota, proprio perché aperta da tempo. Ottenendo come unico risultato l'avvio (o, peggio ancora, il ritorno) della macchina del fango nei confronti di un mondo, come quello del poker, che sta cercando a fatica di raggiungere la tanto agognata regolamentazione da parte del Legislatore e che oggi torna ad essere riportato agli occhi dell'opinione pubblica come una sorta di strumento di riciclaggio o strumento di evasione.

Per questo, ci preme evidenziarlo, non è mai stata messa in dubbio la professionalità e competenza della redazione del Tg5 e, in particolar modo, del collega Claudio Della Seta, autore del servizio dedicato a Filippo Candio. Il fatto che viene affrontato esiste, e su queste pagine web ne è disponibile anche una approfondita documentazione, con tanto di retroscena, accuse, rettifiche e smentite. L'unica osservazione, lo ribadiamo, era in merito all'opportunità di un servizio in questo momento, rispetto alla quale lo stesso Della Seta sembra aver riflettuto, lasciandosi andare a un messaggio su Twitter al diretto interessato, sul quale un po' tutti hanno ricamato sopra aggiungendo la propria visione dei fatti (potere e pericolo dei social network!)

E forse, in questa fase, abbiamo commesso un ‘eccesso di foga’ lanciandoci in una critica ai media generalisti. Ma non contro un servizio, quello del Tg5, che non sembrava neanche mettere troppo in cattiva luce né Candio né il settore (e lo scriviamo chiaramente), ma è stato soltanto un pretesto per evidenziare una situazione di caccia alle streghe di cui è vittima il mondo del poker e quello del gioco pubblico più in generale. Per questo al collega Della Seta vanno le nostre scuse, qualora le nostre parole di ‘contestazione’ fossero apparse offensive nei suoi riguardi e per la sua professionalità che non è mai stata messa in discussione da parte nostra. Come pure la nostra più totale solidarietà per una vicenda che, attraverso i social, ha assunto un profilo e un'attenzione assai difformi e senza dubbio sproporzionati rispetto a quanto davvero meritassero.

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