Il gioco è vietato ai minori di anni 18.
Giocare troppo può causare dipendenza patologica.

Poker e Tasse – Parte I

E' passato circa un anno da quando l'ADE ha deciso di passare in rassegna la situazione delle vincite estere, per le annualità passate, dei giocatori residenti in Italia nei tornei di poker.

Da allora è stata fatta poca chiarezza, non entro nel merito specifico per quanto riguarda l'interpretazione delle norme vigenti, non sono un fiscalista o professionista qualificato in materia, ma negli ultimi anni mi sono documentato molto sull'argomento, osservando situazioni interessanti e traendo degli spunti che voglio proporre ai lettori del mio blog.

Sono andato a guardare quello che è successo nel trattamento della stessa tipologia di proventi nei paesi più rappresentativi, che hanno già affrontato il medesimo problema a suo tempo, la situazione è la seguente.

Nel Regno Unito, a causa dell'impossibilità nell'accertamento dell'imponibile effettivo, a fronte di proventi ottenuti, è stato deciso che nulla è dovuto al fisco britannico per le vincite al gioco, sia nei punti terrestri, che in quelli online, a prescindere dalla loro localizzazione.

Questa impostazione si basa sul principio preciso, non essendo possibile accertare l'esatto ammontare delle vincite di una persona fisica nell'annualità fiscale, non è coerente affibbiargli arbitrariamente un onere fiscale di qualunque tipo.

Nessun casinò al mondo ha mai emesso una "ricevuta di perdita", per questo è tecnicamente impossibile poter quantificare con precisione l'ammontare netto delle vincite di un individuo, in qualunque parte del mondo esso giochi.

A conferma della impostazione ampiamente liberale del diritto britannico, un loro residente può star tranquillo di poter giocare liberamente i suoi soldi senza rischiare di perdere a giochi chiusi!

Adesso prendiamo in esame gli USA, nettamente più rigorosi in materia rispetto ai cugini britannici, che conservano comunque una certa coerenza nella loro impostazione.

Un cittadino statunitense ha il dovere di dichiarare tutti i redditi prodotti nel territorio nazionale, ma anche all'estero, comprese le vincite al gioco.

In fase dichiarativa, un giocatore deve dichiarare l'utile conseguito nell'annualità fiscale.
Se si tratta di un professionista viene trattato come un lavoratore autonomo, potendo scaricare tutti i costi ordinari e necessari allo svolgimento della propria professione.

Un giocatore che frequenta i circuiti internazionali dei tornei di poker può scaricare tutte le spese di viaggio, vitto e alloggio, ma anche le spese di rappresentanza.
Sono tutte voci che hanno un consistente impatto economico sulle finanze di un Poker Pro e il fisco statunitense riconosce la necessità di permetterne tali detrazioni garantendo equità nel trattamento della capacità contributiva del giocatore professionista.

Finora abbiamo preso in esame due impostazioni ben diverse tra loro, che riguardano nazioni la cui giurisprudenza è certo degna di essere tenuta in alta considerazione, se non da esempio, ma si tratta pur sempre di paesi che non si trovano in una situazione geo-politica totalmente assimilabile a quella italiana.

Vogliamo prendere proprio un esempio radicale?

Prenderò un paese che non solo fa parte della Comunità Europea come il Regno Unito, ma anche dell'Eurozona.

Fonte: SisalPokerLab

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