Il gioco è vietato ai minori di anni 18.
Giocare troppo può causare dipendenza patologica.

Poker live: altro giro altro cambio di scenario

Una settimana un giorno, cantava Edoardo Bennato. Una novità al giorno e un cambio di scenario alla settimana. Ci sta abituando così il poker live che ora, dopo la bocciatura sonora del Tar Lazio al tentativo ‘amministrativo’ di poter continuare a giocare, vince altrettanto sonoramente al Tribunale di Treviso dove un circolo viene dissequestrato.

Cade un baluardo fortissimo al ‘no’ al poker live. O meglio, cade un principio di quelli fondamentali su cui, finora, nessuno avrebbe messo la mano sul fuoco: la tabella dei giochi proibiti. 

Dobbiamo innanzitutto premettere che la vittoria di Treviso è a metà, come abbiamo scritto la settimana scorsa, visto che non si può rigiocare e forse lo si potrà fare solo al termine di un percorso abbastanza lungo.

E premettiamo anche che parlare di ‘vittoria’ non significa patteggiare per l’illegalità. Più che altro noi abbiamo sempre patteggiato per le cose giuste. E sarebbe giusto consentire di giocare ai players italiani in un ambiente legale. Per cui ogni ‘ingiustizia’ sconfitta vale l’esultanza di chi vorrebbe scendere sotto casa e non rischiare denunce penali, retate o anche in altri casi, rapine.

Chiariti questi concetti cos’è successo a Treviso? In Veneto era stato inserito il texas hold’em nella categoria dei giochi proibiti nei locali pubblici. L’avvocato difensore di un club chiuso ormai 3 anni e mezzo fa, ha centrato il punto giusto del problema: se il Texas Hold’em non è inserito da una legge nazionale nella tabella dei giochi proibiti, a livello locale il giudice penale può valutare la legittimità dell’atto amministrativo.  E quindi rimuovere la chiusura o il sequestro volta per volta.

Ennesima dimostrazione che una decisione a livello centrale bisognerà pur prenderla. Non si può andare avanti per ogni parrocchia e ogni campanile aspettando di vincere in Tribunale e spendendo soldi dall’avvocato oltre che a rischiare di rovinarsi la fedina penale.

A Lecce si gioca, a Roma si lascia giocare poi si vieta, a Treviso si vieta anche giustamente seguendo la legge nazionale ma poi un buon avvocato smonta tutto non senza disagi per chi si era arrischiato nell’organizzare tornei di poker. Un sistema che non può reggere e che fa acqua da tutte le parti.

Vedendo che, come al solito, ci vanno di mezzo cittadini e territori siamo afflitti da una botta di populismo e qualunquismo: ma se ci sono talmente tanti problemi che qualsiasi cittadino risolverebbe in 10 giorni al Governo, quando mai penseranno di mettere mano ad un settore così particolare ma anche potenzialmente remunerativo per le casse dell’erario?  

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