Il gioco è vietato ai minori di anni 18.
Giocare troppo può causare dipendenza patologica.

Poker live caos: proposte, idee ma il gioco è ancora in mano allo Stato

Ore decisive per il poker live anche se tutto potrebbe risolversi in un nulla di fatto o meglio, è preferibile essere realisti sul futuro di un settore che il Governo e l’Amministrazione delle Dogane dei Monopoli di Stato devono regolamentare e di cui detengono la riserva, ma che hanno congelato per l’ennesima volta e con ancor più chiarezza durante l’inaugurazione dell’Enada Roma di ieri.

 

IL POKER LIVE E’ IN MANO ALLO STATO – Visto che la regolamentazione unica e possibile al momento, quella del Governo e di Amd, al momento questa strada sembra senza uscita.

Ci sono però da annotare almeno altre due vie, quella del movimento attuale che lo stesso Alberto Giorgetti, sottosegretario al Ministero dell’Economia con delega ai giochi, ha riconosciuto come “forte e presente ma in mano a persone meno sicure dello Stato” e quella della ritrovata via della legalizzazione attraverso il riconoscimento come sport attraverso il Coni.

 

DUE VIE PER GIOCARE – Due vie, dicevamo. Sì perché mentre tutti aspettavano il regolamento il poker live, con la compiacenza di alcune Questure o grazie ad alcune sentenze con effetto locale, il settore è andato avanti, ha continuato. Esiste ed è vivo e vegeto, inutile nascondersi. Anche perché si opera ormai alla luce del sole con comunicazione ed eventi persino televisivi promossi anche da siti d’informazione. Lo Stato lo sa ma si va avanti, ognuno con il proprio modus operandi e senza nessuna forma di regolamentazione. Senza forme di controllo e senza prelievo fiscale. Ma, come diceva qualcuno, un settore non può fermarsi per i ritardi della legge. Il problema è che chi opera in questa giungla di sale e mini casinò, rischia anche la propria fedina penale. Nonostante sentenze favorevoli basta poco per beccarsi una denuncia penale o amministrativa che può mettere in ginocchio chiunque.

 

SVOLTA COTTON CLUB? – In questa fase è delicatissima la faccenda che si sta sviluppando al Consiglio di Stato. I giudici nelle prossime 48 ore decideranno sulla riapertura del Cotton Club, circolo privato romano fortissimo, che era stato chiuso proprio per “l’attività illegittimamente intrapresa di organizzazione e svolgimento di tornei di poker texano”, si legge nell’ordinanza del Tar Lazio, che a giugno aveva negato la riapertura.
Nell’udienza in Consiglio di Stato i legali dell’associazione chiedono di ribaltare l’ordinanza.
Qualora il Cotton dovrebbe avere successo si creerebbe l’ennesimo precedente, dopo la Corte di Cassazione e altre sentenze di tribunali regionali o locali. Anche Roma avrebbe la sua ‘free card’ per giocare tranquillamente e alla luce del sole. Il settore del poker live, quindi, sembra dotato di una certa autonomia e con strumenti del genere sarebbe inutile qualsiasi altra attesa per un regolamento che non arriverà mai (o quasi).

 

LA VIA DELL’ASSOCIAZIONISMO VERSO IL CONI – Qual’è l’altra via? La Figp è uscita allo scoperto dichiarando di aver avviato un percorso in collaborazione con l’Asi, un ente di promozione sportiva affiliato al Coni. Ma, badate bene, nessuno ha mai detto che il POKER SPORTIVO E’ RICONOSCIUTO DAL CONI. Dalla Figp arrivano notizie che precisano come si sia avviato un periodo di studio. Ma ci vorranno forse due anni o più prima che il poker abbia raggiunto una base associativa importante. In questo la Figp potrebbe essere aiutata anche da Fipol, la federazione di poker online già affiliata all’Aics, altro ente di promozione sportiva, e da anni sta proseguendo su questo percorso. In più dalla prossima settimana potrebbe esserci una ulteriore novità che potrebbe allargare ancora di più la base.

Mercoledì a Roma la Figp presenterà il suo sistema di gioco. La sua via alla regolamentazione e al riconoscimento. Ma non la regolamentazione.

 

IL POKER E’ ANCORA RISERVATO ALLO STATO – In molti dimenticano, infatti, che la riserva di legge in materia di gioco è in mano allo Stato. Il poker andrebbe ‘attaccato’ a Sogei per essere controllato. La provocazione di Roberto Fanelli di Aams è chiarificatrice: “Per regolamentare il poker ci vorrebbe un carabiniere per tavolo”. Significa che mentalmente e tecnicamente non si riesce a concepire un sistema di gioco. Ma significa anche che, se da una parte si creerà da qui ai prossimi anni un movimento di gioco ‘sportivo’, ci vorrà comunque un confronto ad alti livelli tra Coni e Amd e Governo per capire chi regolamenta cosa e chi gestisce chi.

 

OBIETTIVI E RISCHI . L’obiettivo, in questa fase, può anche essere il ritorno all’associazionismo. Ma più che altro servirebbe, accanto ad un percorso lungo e tortuoso per lo sdoganamento definitivo del poker, una depenalizzazione dei reati legati al poker come gioco d’azzardo e un chiarimento deciso sugli aspetti amministrativi che rappresentano l’altro anello debole del settore. Servirebbe una nuova norma che regolamenti e ristrutturi il settore slegandolo da Amd e Sogei. Ma è pensabile che il Governo azzeri tutto e lasci il poker allo sbando?

Dopo quasi 10 anni di poker dal vivo siamo ancora al punto di partenza. Anzi, peggio. C’è una legge che assegna una regolamentazione mai fatta, c’è un movimento che va avanti da sé e un movimento a caccia di riconoscimento. Ma non dimentichiamoci anche che riconoscimento potrebbe voler dire uscire allo scoperto. E se non cambia la norma il rischio che si corre è di danneggiare definitivamente il settore.

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