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Giocare troppo può causare dipendenza patologica.

Poker live come un boomerang: dopo 9 anni tornano le federazioni?

Quattro anni e mezzo fa la chiusura del poker live a luglio 2009, ma l’iperbole percorsa dal settore sembra essere quella di un boomerang: dopo 9/10 anni di gioco nei circoli e nei club di tutta Italia, riecco sbucare fuori le mitiche federazioni.Quelle che con lo stop del ministero degli Interni dovettero smettere con i loro campionati e network e che ora rispuntano fuori tutte con progetti diversi ma che puntano alla ricostituzione di reti di club in tutta la penisola.

Prima la Fipol, la federazione dei pokeristi online che è   affiliata all’Aics-COni da anni, poi la Figp che pare abbia avuto un riconoscimento dall‘Asi-Coni e presto anche Italian Rounders che annuncerà novità in queste ore. Oggi è stata la volta di Pagano Events che ha lanciato un progetto per la creazione del suo ‘Live Network’. Un progetto che, anche se ancora va approfondito e conosciuto, sembra lontano dai percorsi avviati dalle altre realtà.

Insomma, il settore si muove. Alberto Giorgetti, sottosegretario al ministo dell’Economia con delega ai giochi, ha riconosciuto l’esistenza di un movimento e di un’Italia che gioca. Ma per il momento non è il caso di affrontare il poker dal vivo.

Ovviamente c’è la legge che ne riserva la regolamentazione allo Stato. E, sentenze a parte, il gioco è tuttora da considerare illegale. Ma le parole di Aams e Giorgetti sono suonate come se lo Stato sa ma chiude un occhio. Il problema è che un occhio non lo chiuderebbero controlli ‘random’ che, anche in queste settimane hanno confermato come i players e gli organizzatori possano essere colpiti da sequestro e denuncia per azzardo. Anche se ci sono precedenti importanti a livello giuridico, prima di vincere passano i secoli. Nel frattempo c’è chi si è rovinato la vita e la fedina penale.

Ma il settore va avanti e riparte da dove l’avevamo visto nascere. Risbucano fuori tessere e affiliazioni. Tuttavia ci sono alcuni organizzatori e circoli che non sembrano avere troppo bisogno di strutture che li seguano. Alcuni si sentono già ‘Dio sceso in terra’ e i numeri gli ritagliano autorità e spazi notevoli sul territorio.

Sospendiamo il giudizio sui progetti sopraesposti di network perché vogliamo capire bene come sono strutturati. Cosa offrono realmente? Quali garanzie di sicurezza di gioco danno ai players? C’è il rischio che riportare il fenomeno in un alveo associativo possa farlo riemergere, urtare ancora una volta le autorità e danneggiare invece chi gioca, rispetta le regole imposte quantomeno dai giudici che si sono espressi favorevolmente al gioco live e però va avanti zitto zitto?

La regolamentazione rimane l’unica via. Ma se lo Stato non riesce a controllare un gioco che, in realtà, avrebbe meno bisogno di altri di essere controllato. Allora passi la mano e pensi ad una regolamentazione diversa e gestita da altri soggetti. Al momento, però, così non è e bisognerà muoversi con i piedi di piombo in un settore e in un territorio in cui regna sempre di più l’incertezza di regole, leggi e responsabilità.  

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